Rodolfo—Si tratta di far la burletta; e da questa può nascerne il bene di lei e della sua Elvira. Mi dia retta: rideremo; ed Ella e la sua Elvira saranno contenti. Se mi riesce, non solo il caro Leone non si risentirà del torto che ella gli ha fatto; ma e della scuola e di lei scriverà al Ministro ogni bene; e ajuterà efficacemente il buon èsito della súpplica della signora Elvira, la quale farò in modo che venga a finir la serata da mia sorella; e potrà giovarci anche lei maravigliosamente. Ma perchè il topo resti in tráppola, bisogna che sia tranquillo d'animo. A tavola glielo metterò accanto: lo tratti onorevolmente, e gli mesca da bere...
Direttore—Mi fido di lei; e l'ubbidirò.
Rodolfo—Io scappo, per non dar sospetto. A rivederci a or ora.
Direttore—A rivederla. (Rodolfo parte) Vediamo come va a finire. Sicuro, i' mi sono un poco lasciato andare... Ma dall'altra parte un farfanícchio a quel modo... Andiamo a vestirci per il pranzo.
Scena Quinta.
Elvira e detto.
Elvira—Mi è stato detto che eri qui; e qui son venuta per saper un poco com'è andata la faccenda...
Direttore—Ora non posso distendermi troppo a raccontarti ogni cosa per filo e per segno; ma sta certa che l'ho servito di coppa e di coltello. L'ho solennemente scorbacchiato in presenza di tutti.
Elvira—Dio mio! ma questa cosa ti potrebbe far danno, e frastornare le nostre nozze.
Direttore—Veramente un po' troppo uscito dal mánico, sono; e me l'ha detto anche il Commendatore: però mi ha consigliato come mi debbo regolare; e spero che la cosa anderà a finir bene anche per noi. Il Commendatore ha immaginato non so che burletta; e mi ha accertato che, se noi lo secondiamo, ce ne troveremo contenti. Anzi ti avverto che la signora Giulia ti inviterà stasera al thè: sta preparata; e seconda anche tu il nostro disegno, che il Commendatore si dà molta cura anche per noi, e ama di veder concluso il nostro matrimonio.