Della Puglia e Calabria, e suoi Correttori.
Siccome non volle Teodorico mutare il governo della Campagna ne' Magistrati superiori, lasciando i Consolari in essa, come ebbe sotto i Romani: così nè meno piacque al medesimo mutarlo nella provincia della Puglia e Calabria. Non divise egli, intorno al governo, la Puglia dalla Calabria, nè mutarono queste province nomi, come ne' tempi che seguirono, furon variati: sotto un solo Moderatore furon amministrate, ancorchè al governo di ciascuna città, particolari Comiti, o sia Governadori mandasse, secondo la commendabile usanza de' Goti.
Il Primo Moderatore della Puglia e Calabria, che ne' primi cinque libri di Cassiodoro s'incontra, fu un tal Festo, ovvero Fausto, come altri leggono; a costui si vede da Teodorico indirizzata quell'epistola[744], per la quale si concede a' pubblici Negoziatori della Puglia e Calabria la franchigia de' dazi e gabelle, e sono da notarsi i speziosi e decorosi titoli co' quali Teodorico tratta questo Ministro.
Tenne Teodorico particolar cura di questa provincia, e de' suoi campi, e molte salutari providenze egli vi diede, come in più luoghi appresso Cassiodoro potrà osservarsi[745]. Fra le città della Puglia più cospicue fu un tempo Siponto, che ora delle sue alte ruine appena serba alcun vestigio: città quanto antica, altrettanto nobile e potente, tanto che i suoi Sipontini ne' seguenti tempi poteron sostenere lunghe guerre co' Napoletani e co' Greci, come nel suo luogo diremo. Dalle comuni calamità, che per l'irruzione dei Vandali, e per la tirannide d'Odoacre travagliarono l'Italia, non restò libera questa città: furono i suoi cittadini in que' tre, ultimi anni di guerra, che Odoacre sostenne con Teodorico, per essersi renduti i Sipontini a questo Principe, crudelmente da Odoacre trattati, ed i loro campi devastati, tanto che i Negozianti sipontini in grand'estremità ridotti, ricorsero alla clemenza di Teodorico, chiedendogli l'immunità de' tributi, e qualche dilazione per li loro creditori: fu loro per tanto pietosamente da questo Principe conceduto, che per due anni non potessero esser travagliati per li tributi, nè molestati da' loro creditori, come da un'altra epistola diretta al suddetto Fausto Moderatore di questa provincia, o pure, come altri leggono, ad Atemidoro, si scorge presso al Senatore[746].
Della Lucania e Bruzj, e suoi Correttori.
Siegue la provincia della Lucania e de' Bruzj, intorno al cui governo niente ancora fu da Teodorico variato. Si ritennero i Correttori, nè i Bruzj da' Lucani furon divisi, ma sotto un sol Moderatore, come prima, rimasero. Reggio fu la lor sede, ond'è, che appresso Cassiodoro[747] si raccomandano i cittadini di questa città ad Anastasio Cancelliero della Lucania e de' Bruzj, e l'origine del nome di Reggio è descritta: Rhegienses cives, ultimi Brutiorum, quos a Siciliae corpore violenti quondam maris impetus segregavit, unde Civitas eorum nomen accepit; divisio enim ῥῆγησις Graeca lingua vocitatur etc.
Non dee riputarsi picciol pregio di questa provincia l'avere avuto ne' tempi di Teodorico per suo Correttore Cassiodoro medesimo, che fu il primo personaggio di questa età, cui Teodorico profusamente cumulò di tutte le dignità, che dalla sua regal mano potevan dispensarsi. Nel principio del suo Regno, essendo le cose della Sicilia, per lo nuovo dominio, ancora fluttuanti, fu trascelto Cassiodoro al governo di quell'isola. Indi dato bastante saggio degli altissimi suoi talenti, nella Lucania e ne' Bruzj per Correttore di questa provincia fu mandato. Non molto da poi alla dignità di Prefetto Pretorio fu assunto, e finalmente al supremo onore del Patriziato fu da Teodorico promosso[748], come per la formola, che Cassiodoro stesso ne' suoi libri ci propone, è manifesto[749]; dalla quale par che possa senza dubbio ricavarsi, come il Barrio, Fornerio, Romeo, e moltissimi altri Autori scrissero[750], essere stata il Bruzio, e propriamente Squillace patria di sì nobile spirito, e che al suo terreno debba darsi tutto il vanto d'aver pianta sì nobile prodotta, come anche da quelle parole di Teodorico si raccoglie: Sed non eo praeconiorum fine contenti, Brutiorum, et Lucaniae tibi dedimus mores regendos: ne bonum, quod peregrina Provincia (intendendo della Sicilia) meruisset, genitalis soli fortuna nesciret.
Fu dopo Cassiodoro, sotto questo stesso Principe, Correttore della Lucania e de' Bruzj Venanzio, al quale Teodorico scrisse quell'epistola, in cui l'esazion de' tributi di questa provincia gl'incarica; così appresso Cassiodoro leggiamo[751]: Venantio Viro Senatori Correctori Lucaniae, et Brutiorum, Theod. Rex. Di questo stesso Venanzio fassi da Teodorico onorata menzione in quel suo editto[752] indirizzato ad Adeodato, dove si legge: Viri spectabilis Venantii Lucaniae, et Brutiorum Praesulis[753] e del Correttore di questa provincia pur nel capo seguente presso a Cassiodoro fassi menzione, come da quelle parole: Corrector Lucaniae, Brutiorumque. Tenne ancora la Lucania, e' l Bruzio il suo Cancelliero, come può vedersi appresso Cassiodoro[754].
A' Navicularj della Lucania, siccome a quelli della Campagna, ancora fu da Teodorico comandato il trasporto delle vettovaglie in Francia, come si legge appresso il Senatore[755]. Nè da Atalarico suo nipote fu questa provincia trascurata. Egli diede opportuni provvedimenti, perchè una gran fiera, che si faceva in questi tempi, e dove concorreva molta gente di tutte l'altre province, ed una gran festività, che si celebrava nel dì di S. Cipriano, non fosse disturbata: donde fu data occasione a Cassiodoro[756], come altrove[757] fece del fonte Aretusa posto nel territorio di Squillace, di descriverci il maraviglioso fonte Marciliano, ch'era nella Lucania, ed impiegare nella descrizione del medesimo, secondo il solito stile, tutte le sue arditezze ed iperboli: e quel ch'è più, ponendole in bocca d'un Principe, che non aveva altro scopo, che con severi editti proibire, che tanta celerità non fosse da' rei, e perversi uomini disturbata.
(Il fonte Marciliano in Lucania descritto da Cassiodoro Lib. 8 Ep. 33 era vicino alla città chiamata Cosilina, oggi distrutta, la quale avea un sottoborgo, chiamato Marciliano, dove poi andò ad abitare il Vescovo, onde promiscuamente fu da poi nominato, ora Episcopus Marcellianensis, ora Cosilinus. Ecco come ne parla Ostenio nelle note a Carlo S. Paolo in Lucania, et Brutia: Cosilianum antiquissima Lucaniae Civitas. Cassiodor. var. lib. 8 Ep. 33. Suburbicum habuit Marcilianum, sive Marcellianum, unde Marcellianensis Episcopus, et Cosilinus promiscue dicebatur. Contrastano i vicini abitatori per appropriarsene i ruderi; e chi vuole, che sian quelli, onde sorse la città di Marsico, altri pretendono, che da que' ruderi fosse sorta, non già Marsico, ma la città di Sala).