S'aprirono ancora nuovi altri fonti, donde ne scaturiva maggior ricchezza: sursero in questi tempi i santuari, e allargossi grandemente la venerazione delle reliquie de' Santi. I tanti miracoli, che si predicavano, l'apparizioni angeliche, le particolari devozioni a' Santi, e l'esortazioni de' Monaci, tiravano le genti per la loro devozione ad offerire a' loro monasteri ampie ricchezze. Fu riputato ancora in questi tempi il donare, o lasciare per testamento alle Chiese, essere un fortissimo remedio per ottener la remissione de peccati. Salviano[944] che fiorì nell'Imperio d'Anastasio, esortava a molti pietosi, che soccorressero le loro anime ultima rerum suarum oblatione. Quindi sovente leggiamo nelle donazioni fatte alle Chiese quella clausola; pro redemptione animarum, etc.
Si stabilì ancora un nuovo fondo assai più stabile di quel di prima, donde se ne ritraevano buoni emolumenti: le decime che ne' tre primi secoli erano libere e volontarie; e nel quarto e quinto secolo, per la tepidezza de' Fedeli in darle, erano avvalorate dai sermoni de' PP. e dalle loro esortazioni, perchè non le tralasciassero; in questo sesto secolo divennero debite e necessarie[945]. Vedendo, che niente allora giovavano le prediche e l'esortazioni, fu bisogno ricorrere ad aiuti più forti e vigorosi; onde si pensò a stabilirle per via di precetti e di canoni. Così molti Concilj d'Occidente, e più decretali de' romani Pontefici fecero passare in legge l'uso di pagarle. Per queste ed altre vie, le ricchezze delle Chiese cominciaron ad essere assai più ampie e considerabili, ed a posseder esse particolari patrimonj. La Chiesa di Roma sopra tutte l'altre si rende ricchissima, tanto che narra Paolo Varnefrido[946], ch'avendo Trasimondo Re de' Vandali in Affrica mandato in esilio 220 Vescovi, Simmaco, che allor sedeva nella Cattedra di Roma, fece a tutti somministrare ciò, che lor bisognava per sostentarsi. Nè si pensò solo a' modi di acquistar le ricchezze, ma anche a' modi di conservarle; poichè colle ricchezze essendo congiunto il rilasciamento della disciplina e de' costumi, quelle appropriandosi gli Ecclesiastici, come facoltà proprie, dove prima non eran considerate, se non come patrimonio de' poveri, venivan in conseguenza mal impiegate e peggio distribuite; onde più Concilj (quando che prima non erasi per anche fatto alcun regolamento sopra questa materia) si mossero a stabilire un gran numero di canoni, proibendo l'alienazioni, regolando il modo di distribuirle, e badando sopra tutto alla loro conservazione e sicurezza. Egli è però ancora vero, che non perciò i Principi lasciarono di stabilir leggi intorn'a' beni ecclesiastici, regolando gli acquisti, e tal ora anche le maniere di distribuirgli e vietar gli abusi: e Giustiniano ci accerta d'aver egli di suo diritto stabilite molte leggi intorno a' medesimi[947].
La divisione de' frutti di questi beni in quattro parti, una all'Amministratore o Beneficiato, l'altra alla Chiesa, la terza a' Poveri, e la quarta a' Cherici, che s'attribuisce a Papa Simplicio, il qual fu eletto nell'anno 468, non fu in questi tempi sempre costante, nè la medesima per tutte le province d'Occidente. In Francia nel Concilio I d'Orleans[948], ragunato l'anno 511, s'assegna la metà al Vescovo, e l'altra metà al Clero. In Ispagna, dal Concilio I di Braga[949] tenuta nell'anno 563, la divisione dell'oblazioni si riserva ai Cherici tutti in comune. Ma da poi nel Concilio IV di Toledo, convocato sotto il Re Sisenando nell'anno 633, fu stabilito, che i Vescovi avessero la terza parte delle rendite[950]. Così, come assai approposito notò Graziano[951], secondo la diversità de' luoghi, e consuetudine delle regioni, al Vescovo era riservata, in alcune la terza, in altre la quarta parte: nè tali divisioni furono sempre, e da per tutto invariabili e perpetue.
Grande che fosse stato in questo sesto secolo l'accrescimento de' beni temporali delle nostre Chiese e de' monasteri, a riguardo però degli altri immensi ed eccessivi acquisti, che poi si videro nel Regno dei Longobardi e de' Normanni, era comportabile, nè molta alterazione recossi perciò allo Stato civile: maggiore lo ravviseremo sotto i Longobardi, il Regno de' quali saremo ora per narrare.
[ TAVOLA DE' CAPITOLI] CONTENUTI
NEL TOMO PRIMO
| [Introduzione] | pag. 1 |
| [LIBRO PRIMO.] | 23 |
| [Cap. I.] Delle condizioni delle città d'Italia | 29 |
| [Cap. II.] Delle condizioni delle province dell'Imperio | 36 |
| [Cap. III.] Della disposizione dell'Imperio sotto Augusto | 41 |
| [Cap. IV.] Della disposizione e politia di queste regioni, che oggi compongono il Regno di Napoli, e della condizione delle loro città | 44 |
| [§. I.] Di Napoli oggi capo e metropoli del Regno | 48 |
| [§. II.] Napoli non fu Repubblica affatto libera ed independente da Romani | 57 |
| [§. III.] Delle altre città illustri poste in queste regioni | 66 |
| [§. IV.] Scrittori illustri | 68 |
| [Cap. V.] Della disposizione d'Italia, e di queste nostre province sotto Adriano, infin a' tempi di Costantino il Grande | 70 |
| [Cap. VI.] Delle leggi | 72 |
| [Cap. VII.] De' Giureconsulti, e loro libri | 75 |
| [Cap. VIII.] Delle costituzioni de' Principi | 88 |
| [Cap. IX.] De' Codici Papiriano, Gregoriano ed Ermogeniano | 95 |
| [Cap. X.] Delle Accademie | 99 |
| [§. I.] Dell'Accademia di Roma in Occidente | 99 |
| [§. II.] Dell'Accademia di Berito in Oriente | 105 |
| [Cap. XI.] Della politia ecclesiastica de' tre primi secoli | 113 |
| [§. I.] Politia ecclesiastica de' tre primi secoli in Oriente | 123 |
| [§. II.] Politia ecclesiastica in Occidente, ed in queste nostre regioni | 131 |
| [§. III.] Napoli, siccome tutte l'altre città di questo Regno, erano universalmente gentili | 139 |
| [§. IV.] Gerarchia ecclesiastica, e Sinodi | 144 |
| [§. V.] De' Regolamenti ecclesiastici | 146 |
| [§. VI.] Della conoscenza nelle cause | 148 |
| [§. VII.] Elezione de' Ministri | 150 |
| [§. VIII.] Beni temporali | 152 |
| [LIBRO SECONDO.] | 155 |
| [Cap. I.] Disposizione dell'Imperio sotto Costantino Magno | 159 |
| [Cap. II.] Degli Ufficiali dell'Imperio | 166 |
| [Cap. III.] Degli Ufficiali, a' quali era commesso il governo delle nostre province | 170 |
| [§. I.] Della Campagna, e suoi Consolari | 171 |
| [§. II.] Della Puglia e Calabria, e suoi Correttori | 186 |
| [§. III.] Della Lucania e Bruzj, e suoi Correttori | 190 |
| [§. IV.] Del Sannio, e suoi Presidi | 197 |
| [Cap. IV.] Prima invasione de' Vestrogoti a' tempi d'Onorio | 198 |
| [§. I.] Non furono queste Province ad altri cedute o donate | 205 |
| [Cap. V.] Delle nuove leggi, e nuova giurisprudenza sotto Costantino, e suoi successori | 219 |
| [Cap. VI.] De' Giureconsulti, e loro libri; e dell'Accademia di Roma | 227 |
| [§. I.] Dell'Accademia di Costantinopoli | 237 |
| [Cap. VII.] Delle costituzioni de' Principi, onde formossi il Codice Teodosiano | 239 |
| [§. I.] Dell'uso e autorità di questo Codice nell'Occidente, ed in queste nostre province | 244 |
| [Cap. VIII.] Dell'esterior politia ecclesiastica, dai tempi dell'Imperador Costantino M, infino a Valentiniano III | 250 |
| [§. I.] Dei Monaci | 273 |
| [§. II.] Prime collezioni di canoni | 281 |
| [§. III.] Della conoscenza nelle cause | 288 |
| [§. IV.] Beni temporali | 299 |
| [LIBRO TERZO.] | 309 |
| [Cap. I.] De' Goti occidentali, e delle loro leggi | 312 |
| [§. I.] Del Codice d'Alarico | 318 |
| [§. II.] Traslazione della sede regia de' Vestrogoti da Tolosa di Francia, in Toledo nelle Spagne | 321 |
| [§. III.] Del nuovo Codice delle leggi de' Vestrogoti | 324 |
| [Cap. II.] De' Goti orientali, e loro Editti | 331 |
| [§. I.] Di Teodorico ostrogoto, Re d'Italia | 337 |
| [§. II.] Leggi romane ritenute da Teodorico in Italia, e suoi editti conformi alle medesime | 349 |
| [§. III.] La medesima politia, e Magistrati ritenuti da Teodorico in Italia | 352 |
| [§. IV.] La medesima disposizione delle province ritenuta in Italia dal Re Teodorico | 357 |
| [Della Campagna, e suoi Consolari] | 358 |
| [Della Puglia e Calabria, e suoi Correttori] | 364 |
| [Della Lucania e Bruzj, e suoi Correttori] | 365 |
| [Del Sannio e suoi Presidi] | 368 |
| [§. V.] I medesimi Codici ritenuti, e le medesime condizioni delle persone e de' retaggi | 369 |
| [§. VI.] Insigni virtù di Teodorico, e sua morte | 372 |
| [§. VII.] Di Atalarico Re d'Italia | 380 |
| [Cap. III.] Di Giustiniano Imperadore, e sue leggi | 382 |
| [§. I.] Del primo Codice di Giustiniano | 383 |
| [§. II.] Delle Pandette ed Instituzioni | 385 |
| [§. III.] Del secondo Codice di Giustiniano di repetita prelezione | 391 |
| [§. IV.] Delle Novelle di Giustiniano | 398 |
| [§. V.] Dell'uso ed autorità di questi libri in Italia, ed in queste nostre province | 403 |
| [Cap. IV.] Espedizione di Giustiniano contra Teodato Re d'Italia, successor d'Atalarico | 406 |
| [§. I.] Di Vitige, Ildibaldo ed Erarico, Re d'Italia | 416 |
| [§. II.] Di Totila Re d'Italia | 417 |
| [§. III.] Di Teja ultimo Re de' Goti in Italia | 423 |
| [Cap. V.] Di Giustino II. Imperadore; e della nuova politia introdotta in Italia, ed in queste nostre province da Longino suo I. Esarca | 432 |
| [Cap. VI.] Dell'esterior politia ecclesiastica | 435 |
| [§. I.] Del Patriarca d'Occidente | 438 |
| [§. II.] Del Patriarca d'Oriente | 442 |
| [§. III.] Politia ecclesiastica di queste nostre province sotto i Goti e sotto i Greci, sin a' tempi di Giustiniano II | 449 |
| [§. IV.] De' Monaci | 458 |
| [§. V.] Regolamenti ecclesiastici, e nuove Collezioni | 465 |
| [§. VI.] Della conoscenza nelle cause | 472 |
| [§. VII.] Beni temporali | 478 |
NOTE:
[1]. Arthur. Duck, De Usu, et Auth. Jur. Civ. Rom. in Dominiis Principum Christianorum.
[2]. Ciron. Observat. Jur. Can. lib. 5.