I Principi d'Occidente, ancorchè non osassero tanto, nondimeno collo spezioso pretesto di riparare alla difformità del Clero, ed alla perduta disciplina, s'intrigavano assai più di ciò che importava la protezione, e la tutela delle lor Chiese; anzi ne' primi anni di questo secolo, non meno che gli Ecclesiastici, deformarono lo stato di quelle. Carlo Martello, dopo aver preso il governo del Regno di Francia, in vece d'apportar rimedio a' disordini che regnavano, si pose in possesso de' beni delle Chiese; donò le Badie, ed i Vescovadi a' laici; distribuì le decime a' soldati; e lasciò vivere gli Ecclesiastici ed i Monaci in maggiore dissolutezza.
In Italia ed in queste nostre province, che ubbidivano a' Duchi di Benevento, i Re ed i Duchi longobardi per le continue inimicizie, che tenevano coi romani Pontefici, fautori prima de' Greci e poi dei Franzesi, cagionarono non minore deformità. Il Re Desiderio per le contese avute col Pontefice Stefano IV intorno all'elezione fatta da lui di Michele in Arcivescovo di Ravenna, fatto scacciare dal Papa, per vendicarsene fece cavar gli occhi a Cristofano ed a Sergio, uomini del Papa, e poi fece anche morir Cristofano, ed intimorì di maniera il Papa, che gli accelerò la morte.
Furono i Longobardi non meno che i Goti, e gli Imperadori d'Occidente suoi predecessori, molto accorti a ritenere tutti i diritti, che lor dava la ragion dell'Imperio. Il dichiarare le Chiese per Asili, e prescriver le leggi per quali delitti potessero i sudditi giovarsi dell'asilo, e per quali il confugio ad essi non giovasse, era della loro potestà. Il Re Luitprando, imitando gl'Imperadori d'Occidente, de' quali ci restano molte loro costituzioni nel Codice di Teodosio e di Giustiniano a ciò attinenti, stabilì ancor egli, che gli omicidi, ed altri rei di morte non potessero giovarsi dell'asilo[325]. Impone a' Vescovi, Abati, e ad altri Rettori delle chiese o monasterj, di non ricettargli, di non impedire il Magistrato secolare volendogli estrarre, e se daranno mano a fargli fuggire o occultargli, ovvero ad impedire, che non siano estratti, loro si prescrive ancora pena pecuniaria di 600 soldi[326]. Ritennero ancora i nostri Re longobardi la ragione di stabilire leggi sopra i matrimonj[327], di vietargli con chi l'onestà o parentela o affinità recava impedimento: diffinire l'età di contraergli: dichiarare l'illegittimità delle nozze, degli sponsali, e della prole, e di stabilire tutto ciò che riguarda il maggior decoro ed onestà di quelli; com'è chiaro dalle loro leggi[328].
Gl'Imperadori d'Oriente a' quali ubbidivano in questi tempi il Ducato napoletano, gran parte della Calabria e della Puglia, e molte città marittime di queste nostre province, parimente inimici de' romani Pontefici esercitavano sopra le chiese delle città a lor soggette assoluto arbitrio. Costantino e Lione suo figliuolo volevano far valere in quelle i loro editti per l'abolizione delle immagini, non vollero far ammettere Paolo eletto Vescovo di Napoli come aderente al Pontefice, e fecero che i Napoletani non lo ricevessero dentro la lor città. Nè fu veduta maggior diformità nella Chiesa di Napoli, che in questi tempi: si vide nel medesimo tempo Stefano, che n'era Duca, e che come Ufficiale dell'Imperadore teneva il governo del Ducato, morta sua moglie, essere stato eletto Vescovo, e non deponendo l'antica carica, amministrare insieme le umane e le divine cose. Morto che fu, e succeduto nel Ducato Teofilatto suo genero, dovendosi venire all'elezione del nuovo Pastore, Euprassia figliuola di Stefano e moglie di Teofilatto crucciata contra il Clero che avea mostrato della morte di suo padre gran contento ed allegrezza, giurò che non avrebbe fatto eleggere niun di loro per Vescovo; ed il Duca suo marito, sia per non contristarla o per avarizia, faceva perciò differire l'elezione; tanto che i Napoletani attediati della lunga vedovanza della lor Chiesa, andarono uniti insieme e Clero e Popolo a gridare avanti il ducal palagio, che loro dassero per Vescovo chi volevano. Allora Euprassia tutta d'ira e di furore accesa prese dal Popolo un uomo laico, chiamato Paolo e loro il diede per Vescovo: nè alcuno avendo ardire di contrastarle, presero Paolo, lo tosarono e l'elessero Vescovo, il quale gito a Roma, il Pontefice per la corruttela del secolo non ebbe alcuna difficoltà di consacrarlo e confermarlo[329].
In tanta corruttela, ed essendo giunte le cose in tale estremità, si scossero finalmente non meno i Prelati della Chiesa, che i Principi del secolo a darvi qualche riparo: in Francia morto Carlo Martello, avendosi diviso il Regno Carlomanno e Pipino suoi figliuoli, benchè non avessero la qualità di Re, formarono il disegno di operare in guisa, che fosse in qualche modo riformata la disciplina. Carlomanno Principe d'Austrasia fece nel 742 convocare un Concilio in Alemagna e vi pubblicò col consenso de' Vescovi molti regolamenti per riforma della disciplina e de' costumi: vietò agli Ecclesiastici d'andare alla guerra: ordinò a' Curati di essere sottomessi a' loro Vescovi: fece degradare e mettere in penitenza alcuni Ecclesiastici convinti di delitti d'impurità: e nell'altra adunanza, che l'anno seguente fece tenere in Lestines vicino a Cambray, oltre di aver confermato tutto ciò, vietò ancora gli adulterj, gl'incesti, i matrimonj illegittimi e le superstizioni pagane.
Pipino Principe di Neustria si affaticò parimente dal suo canto perchè la disciplina ecclesiastica fosse riformata: fece tener un'adunanza di 23 Vescovi e molti Grandi del Regno in Soissons nell'anno 744, nella quale furono confermati i canoni de' Concilj precedenti, ed ordinato che inviolabilmente fossero osservati: che in ogni anno dovessero convocarsi i Sinodi, che i Sacerdoti dovessero esser soggetti a' loro Vescovi, che i Cherici non potessero aver femmine nelle lor case, eccettuatene le loro madri, sorelle e nipoti; nè i laici vergini a Dio sacrate. Ne' seguenti anni 752, 755, 756, e 757, furono tenute altre consimili adunanze, nelle quali si stabilirono altri regolamenti sopra i costumi. E Carlomanno sopra ogn'altro quasi ogni anno fece tener queste adunanze, nelle quali parimente furono stabiliti molti capitulari per mantenere la disciplina, rinovando gli antichi canoni, e facendo de' nuovi regolamenti sopra i pressanti bisogni della Chiesa. Queste adunanze non erano propriamente Concilj: elle non erano composte solamente di Vescovi, ma eziandio di Signori e di Grandi del Regno convocati da' Principi. I Vescovi stendevano gli articoli per la politia ecclesiastica, ed i Signori per quello apparteneva allo Stato; e poi erano autorizzati e pubblicati da' Principi, affinchè avessero forza di legge. Questi articoli erano chiamati Capitoli ovvero Capitolari. E questa fu la maniera, colla quale era regolata la disciplina della Chiesa di Francia e di Alemagna sotto la seconda stirpe di que' Re in questo secolo.
In Italia furono parimente da alcuni Pontefici romani stabiliti molti canoni per riparo della caduta disciplina. Papa Zaccheria tenne perciò due Concilj in Roma, uno nell'anno 743, composto d'intorno a quaranta Vescovi d'Italia, ove fu rinovata la proibizione fatta tante volte a' Vescovi, a' Sacerdoti ed a' Diaconi di abitare insieme con femmine, e dati altri provvedimenti; l'altro nel 745, composto di sette Vescovi e d'alcuni Sacerdoti, dove furono discusse alcune accuse fatte a' Vescovi, e trattati alcuni dogmi intorno all'idolatria, e dichiarato che molti Angioli che venivano invocati, erano i loro nomi ignoti, e che non si sapevano se non i nomi di tre, cioè Michele, Raffaele e Gabriele. Anche in Aquileja Paolino suo Vescovo nell'anno 791, tenne un Concilio, ove, dopo una confessione di fede, stabilì quattordici canoni sopra la disciplina de' Cherici, sopra i matrimonj, e sopra le obbligazioni delle Monache, e sopra altri bisogni.
In Oriente, da poi che l'Imperadrice Irene prese il governo dell'Imperio, si pensò a ristabilir la disciplina: prese risoluzione di far ragunare un nuovo Concilio per esaminare ciò che l'altro, fatto tenere da Costantino Copronimo nell'anno 753, avea stabilito intorno al culto delle immagini. Ne diede ella avviso al Pontefice Adriano, che vi condescese, e vi mandò due Sacerdoti per tenervi il suo luogo. L'adunanza del Concilio cominciò in Costantinopoli nell'anno 786, ma essendo stata turbata dagli Ufficiali dell'esercito, e da' soldati eccitati da' Vescovi opposti al culto delle immagini, fu trasferita in Nicea l'anno 787.
I Legati del Papa vi tennero il primo luogo, Tarasio Patriarca di Costantinopoli il secondo, i Deputati de' Vescovi d'Oriente il terzo, dopo essi Agapeto Vescovo di Cesarea in Cappadocia, Giovanni Vescovo di Efeso, Costantino Metropolitano di Cipri, con 250 Arcivescovi e Vescovi, e più di cento Sacerdoti e Monaci. Vi assisterono ancora due Commessarj dell'Imperadore e dell'Imperadrice, ed in più azioni fu lungamente dibattuto il dogma del culto delle immagini, e stabiliti sopra ciò molti regolamenti. Non meno che a' dogmi, fu provveduto sopra la disciplina ecclesiastica per 22 canoni: fu data norma all'esame de' Vescovi, prescrivendosi di non poter esser ammessi se non fossero atti ad ammaestrare i Popoli, e se non sapevano il Salterio, il vangelo, l'epistole di S. Paolo ed i canoni. Si dichiarano nulle tutte l'elezioni de' Vescovi o Sacerdoti fatte da' Principi, e l'elezione d'un Vescovo si commette a' Vescovi convicini. Si procede severamente contra i Vescovi, che ricevessero denari per deporre ovvero fulminar le scomuniche. Si ordina che tutte le chiese, ed i monasterj debbiano avere i loro Economi: che i Vescovi e gli Abati non possano senza necessità vendere o donare le tenute delle loro chiese e monasterj. Che non debbano le loro case vescovili, e monasterj fargli servire per osterie. Che un Cherico non possa essere ascritto a due chiese, che i Vescovi e gli altri Ecclesiastici non possano portare abiti pomposi. Si proibisce la fabbrica degli oratorj, ovvero cappelle, se non vi si possiede un fondo sufficiente per somministrar le spese. Si vieta alle femmine d'abitare nelle case de' Vescovi, ovvero nei monasterj d'uomini. Si proibisce di prendere cosa alcuna per gli Ordini, nè per l'ingresso ne' monasterj, sotto pena di deposizione a' Vescovi ed a' Sacerdoti; ed in quanto alle Badesse ed agli Abati che non sono Sacerdoti, di essere cacciati da' monasterj; permette però a coloro che sono ricevuti ne' monasterj, ovvero a loro parenti, il donar volontariamente o denajo o altro, sotto la condizione però, che que' donativi debbano rimanere a' Monasterj o che colui che v'entra vi dimori o che n'esca, quando i Superiori non siano cagione della loro uscita. Si vieta il far monasterj doppj d'uomini e di femmine, e si comanda, che rispetto a quelli che sono già stabiliti, i Monaci e le Monache debbano abitare in due case diverse e che non possano vedersi, nè aver familiarità insieme. Si proibisce a' Monaci il lasciar i loro proprj monasterj per andarsene in altri: e per ultimo il mangiar insieme con femmine, quando ciò non fosse necessario per lo bene spirituale, ovvero per accogliere qualche parente, oppure in occasione di viaggio.
Tali e tanti provvedimenti, perchè la caduta disciplina in qualche modo si ristabilisse, fur dati in questi tempi; dove i vizj abbondavano, bisognavano molte leggi per reprimergli; ma questa non era bastante medicina a tanti mali: a questo fine alcuni Vescovi per riformar il lor Clero, fecero vivere i loro Preti in comune dentro un chiostro ed alla lor vigilanza è debitrice la Chiesa dell'Ordine de' Canonici Regolari, del quali Crodegando, Vescovo di Metz, sembra essere stato l'Institutore, ovvero il Restauratore. Le Chiese delle nostre province, le quali, parte ubbidivano agli Imperadori d'Oriente, parte a' Duchi longobardi, furono perciò alquanto rialzate, ma non tanto sì che per la barbarie ed ignoranza del secolo, non si vedessero per anche disordinate, e pochi vestigi in quelle rimanessero dell'antica disciplina.