Ecco in che lagrimevole stato giacque l'Italia per più di sessanta anni, da che mancato l'imperio nella stirpe maschile di Carlo M., da' Franzesi fu trasportato negl'Italiani: i quali nell'istesso tempo che abborrivano la dominazione degli stranieri, non sapevano però essi meglio governarsi. Nè vi era chi potesse darvi qualche ristoro, se dagl'Italiani non si fosse trasportata negli Alemanni in persona del Grand'Ottone.

I. Stato di queste nostre province; e rialzamento d'Amalfi.

Intanto i nostri Principi longobardi ed i Greci che avevano in mano il governo di queste nostre Province, vedendo tutto andar in ruina, nè esservi chi potesse porre freno a' loro ambiziosi pensieri; non mancarono l'uno intraprender sopra l'altro. Il nome d'Imperadore d'Occidente o di Re d'Italia era per essi poco men che estinto, nè nulla di lor prendevan cura o ricevevan timore; quindi il potere degl'Imperadori d'Oriente, cessando quello degl'Imperadori d'Occidente, cominciò in quelle ad acquistar più accrescimento e le forze de' Greci a farsi più considerabili; quindi nacque, che i Greci avendo racquistata buona parte della Puglia e della Calabria, essendosi pure resi padroni di Benevento, tentassero anche di sorprender Salerno: quindi tutto il presidio per opporsi a' Saraceni, siccome prima lo riponevano in quelli d'Occidente, era riposto negl'Imperadori d'Oriente; e che i Principi stessi Longobardi si proccuravan il lor favore, e spesso gli richiedevano dell'onore del Patriziato, dignità in quei tempi maggiore che potesse mai darsi da' Greci: quindi, come s'è detto, Guaimaro Principe di Salerno per meglio assicurar i suoi Stati si fece dagl'Imperadori Lione ed Alessandro confermare il Principato in quella guisa, che a Siconolfo per la divisione fatta con Radalchisio era stato aggiudicato.

Lo stato delle nostre Province nel declinare del nono secolo era tale: il Principato di Benevento pur troppo ristretto ed impicciolito per li Principati di Salerno e di Capua, era in mano de' Greci, e governato da Giorgio Patrizio mandato dagl'Imperadori di Oriente, i quali ora solevano mandare in Benevento gli ufficiali a reggerlo. Ma i Greci per la loro alterigia e fasto, malmenando i Beneventani ridussero costoro a risolversi di scuotere il giogo, ed a discacciargli da quella città.

Il Principato di Salerno era governato da Guaimaro, del qual era stato assicurato dagl'Imperadori Lione ed Alessandro figliuoli di Basilio. Capua ubbidiva ad Atenulfo, il quale avendone scacciato Landulfo e Landone suoi fratelli, se ne fece Conte. Abbracciava il Contado di Capua in questi tempi (secondo che l'ignoto Monaco Cassinense[562], ed Erchemperto n'accertano) tutto ciò che da Caserta e Suessula in lungo si distende insino ad Aquino, e s'estese alle volte sino a Sora; la sua larghezza era da Cajazza insino a' lidi del Mar Tirreno, di qua e di là delle bocche di Linterno, Vulturno e Liri[563].

Buona parte della Puglia e di Calabria era passata sotto la dominazione de' Greci: alle cui città mandavansi i Patrizi, ovvero i Straticò per governarle. Gaeta col suo picciol Ducato a' Greci parimente s'apparteneva, i quali vi destinavano un Duca per reggerlo: lo resse nel 812 il Duca Gregorio, ed in questi tempi n'era Duca Docibile. Napoli col suo Ducato era con independente arbitrio governato da Attanasio, che n'era insieme Duca e Vescovo; ma i confini di questo Ducato si videro a questi tempi molto ristretti, per essersi Amalfi staccata da quello, governandosi da un Duca a parte, che riconosceva l'Imperadore greco per suo sovrano.

Amalfi, di cui alcuni non portano più antica origine, se non che fosse edificata intorno l'anno 600, prima era governata da' Prefetti annali; poi ebbe i suoi Duchi perpetui non altramente che Napoli; e divisa dal Ducato napoletano cominciò pian piano a stendere i suoi confini, ed a governarsi sotto un Duca in forma di Repubblica. Stese i suoi limiti da Oriente sino a Vico vecchio: da Occidente vicino al promontorio di Minerva, e da questo lato s'aggiunsero da poi l'isola di Capri e le due altre de' Galli. Lodovico Imperadore, prendendo la protezione degli Amalfitani contro i Napoletani, di che, come si disse, se n'offese Basilio, assegnò stabilmente ad Amalfi queste isole; quindi leggiamo, che Lodovico mandasse gli Amalfitani a liberar Attanasio Vescovo, ch'era stato fatto prigione da Sergio Duca di Napoli; e per questa ragione, anche per ciò che riguarda la politia ecclesiastica, l'Arcivescovo d'Amalfi, non già quello di Napoli, ebbe per suffraganeo il Vescovo di Capri. Verso settentrione abbracciava questo Ducato la città di Lettere, detta anticamente il castello di Stabia, con Gravanio Pirio, detto ora Gragnano, Pimontio ed il Casale de' Franchi, e da mezzogiorno Amalfi stessa, Scala, Ravello, Minori e Majuri, Atrani, Tramonti, Agerula, Citara, Prajano e Positano.

In decorso di tempo questo Ducato estolse tanto il suo capo, che resisi per la navigazione gli Amalfitani celebri per tutto Oriente, crebbero di forze e di grandi ricchezze: molte guerre perciò mossero e sostennero: s'assunsero il potere di stabilir leggi, che riguardavano i traffichi e' l commercio del mare: onde presso di noi ebbero quel medesimo vigore e forza, che presso i Romani la legge Rodia; e Marino Freccia[564] ci rende testimonianza, che tutte le controversie di navigazioni e di traffichi marittimi dalle leggi amalfitane erano decise. Ed a chi è ignoto la maravigliosa invenzione della bussola doversi a Flavio Gisia, nato in Positano picciol castello di questo Ducato? S'appropriarono ancora la regalia di coniar monete, le quali presso tutte le Nazioni d'Oriente si spendevano: onde renderonsi tanto celebri i tarini Amalfitani, dei quali fassi ancora memoria nelle nostre Consuetudini, ed in molte antiche carte. Dal Corpo loro eleggevano i Duchi, ancorchè dagl'Imperadori d'Oriente eran da poi confermati e fatti Patrizi. Assai più celebri e rinomati si renderono a' tempi de' Normanni, come nel corso di quest'Istoria si vedrà; e si goderono di questa libertà, insino che da Roberto Guiscardo intorno all'anno 1075, debellato Salerno, non fosse stato questo Ducato al suo Imperio aggiunto; ancorchè ritenessero ancora per molto tempo in appresso alcuni vestigi di questa cadente libertà.

Ecco fra quanti Principati e Governi era in questi tempi diviso ciò che ora è un sol Regno. Scorrendo poi da per tutto i Saraceni, che miseramente in ogni parte portavano desolazioni e ruine, non fu meraviglia, se col correr degli anni finalmente cedessero ad una potenza maggiore, per la quale debellati i Greci, i Saraceni ed i Longobardi, si sottoponessero a' forti e valorosi Normanni.

CAPITOLO IV. Del Principato di Benevento ritolto a' Greci; e come a quello si riunì il Contado di Capua.