I Beneventani, come si è detto, mal sofferendo l'aspro e duro governo, che d'essi faceva Giorgio Patrizio, si risolsero sottrarsi dal giogo de' Greci[565]: essi ch'erano avezzi a dominare, fremevano ora vedendosi in servitù; scrissero perciò a Guaimaro Principe di Salerno, che s'aveva sposata Jota sorella di Guido III Duca di Spoleto, che sollecitasse suo cognato a venire in Benevento con potenti forze, perch'essi si sarebbero dati a lui. Non fu questo Guido quegli, che aspirò all'Imperio, e che lungamente contese con Berengario, come gli altri si diedero a credere: fu questi figliuolo di Guido II, Duca di Spoleto, del quale fassi menzione in Erchemperto[566]: poichè siccome si è narrato, Guido Imperadore per un repentino vomito di sangue spirò l'anima nell'anno 894. E Giorgio fu scacciato da Benevento da quest'altro Guido nell'anno 896. Tosto dunque venne Guido in Salerno accompagnato da valorosi soldati, sotto il pretesto di veder sua sorella, e poi sotto Benevento portatosi con sufficienti forze, i Beneventani, che non ne volevano altro che questo, si diedero a lui, scacciandone Giorgio, al quale per cinquemila ducati donarono la vita: così i Greci perderono Benevento, dopo cinque anni che lo presero.

Tenne Guido il Principato di Benevento meno di due anni; poichè avendo fatto ritorno in Spoleto e distratto in altre imprese, deliberò cederlo a Guaimaro suo cognato: Guaimaro tentò d'occuparlo; ma non volendo i Beneventani per li suoi crudeli e pessimi andamenti, ammetterlo, ne avvisarono Adelferio Castaldo d'Avellino, affinchè in istrada gli tendesse aguato e frastornasse i suoi disegni: Adelferio lo sorprese di notte tempo, e cavatigli gli occhi, lo costrinse nell'anno 898 a ritirarsi in Salerno[567]. I Beneventani, ciò inteso, si risolsero restituire nel Principato Radelchi, dal quale gli anni a dietro l'aveano discacciato. Così dopo dodici anni fu Radelchi reintegrato in Benevento l'anno 898.

Ma perchè non era niente istrutto dell'arte del regnare, per la sua semplicità e dappocaggine, tornò, come altre volte, a perdere il Principato; poichè datosi in braccio di Virialdo, uomo crudele e che pessimamente trattava i Beneventani, tosto di nuovo ne fu scacciato. Egli stimolato da Virialdo diede l'esilio a molti Nobili beneventani, i quali ricovratisi in Capua ed ivi trattati splendidamente dal Conte Atenulfo, seppe tanto questo accorto Principe rendersegli benevoli, che questi cominciarono a pensare come potessero scacciare da Benevento Radelchi, ed innalzare a quel soglio Atenulfo: e se bene tra i conviti e tra i giuochi più volte i Beneventani gli avessero insinuato questo lor pensiero; Atenulfo fingendo ch'essi lo dicessero per burla, penetrando però a dentro la loro voglia, occultamente cominciò anch'egli a pensar i modi da poterne venire a capo.

Affinchè da quest'impresa non fosse distolto da Guaimaro Principe di Salerno, pensò unirsi con costui in istretto parentado, e per una ambasciata molto umile ed affettuosa con preghiere e scongiuri chiesegli per Landulfo suo figluolo la figliuola del Principe Guaimaro Seniore, protestando di voler essergli soggetto, siccome furono i suoi predecessori a' Principi di Salerno[568]; ma erano ributtate tutte queste preghiere per istigazione di Landulfo e Pandone, che scacciati da Capua da Atenulfo loro fratello, in Salerno eransi ricoverati: questi si opponevano milantando fra breve volerlo discacciare dalla sede, che ad essi aveva usurpato, e perciò non si dovesse con lui avere pace. S'univa ancora a costoro Jota moglie del Principe Guaimaro Seniore, la quale sdegnando di dare sua figliuola a Landulfo soleva dire, ch'ella nata di regal stirpe (poichè era figliuola di Guido II Duca di Spoleti) non poteva in conto alcuno imparentarsi con un suo suddito: diceva ella così, perchè i Conti di Capua prima erano soggetti a' Principi di Salerno, poichè nella divisione che si fece di questi due Principati, Capua andò compresa con quel di Salerno e non di Benevento.

Vedutosi perciò Atenulfo così deluso, ruppe ogni indugio, e non riuscitogli questo suo disegno, tentò unirsi con Attanasio Vescovo insieme e Duca di Napoli. Avea questo Duca una sua figliuola Gemma nomata: la chiese per Landulfo suo figliuolo, al che Attanasio tosto acconsentì, e per mezzo di questo legame si strinsero fra loro in una ben ferma e stabile pace[569].

Intanto crescevano i disordini in Benevento, e molti cittadini ancorchè non scacciati, volontariamente la propria lor patria, fuggendo, lasciarono, ed in Capua ricovraronsi; onde multiplicati i Beneventani in Capua cominciarono co' loro parenti ivi rimasi a maneggiare la congiura; ed avendo comunicato il tutto con Atenulfo, armati essi con pochi altri Capuani, che Atenulfo volle condur seco, celatamente si portarono in Benevento, ove coll'intelligenza di color di dentro, entrati di notte nella città la sorpresero, e cinto il Palagio ove era Radelchi, lo fecero immantenente prigione, ed intanto tutti i malcontenti e gli esiliati scorrendo per la città, unitisi in un tratto così i Nobili, come il Popolo, tutti unitamente salutarono Atenulfo loro Principe. Atenulfo vedutosi con tanta conformità di voleri innalzato a grado sì eccelso, non mancò dal suo canto portarsi con tutti con estrema mansuetudine ed umiltà, profondendo molti doni, perchè maggiormente stringesse a lui gli animi de' Beneventani: così Atenulfo da Castaldo ch'era, dopo avere tredici anni come Conte governata Capua, fu in quest'anno 900 fatto Principe di Benevento, unendosi con ciò nella sua persona il Contado di Capua al Principato di Benevento, e di due fattosi uno Stato in una medesima persona; con indignazione d'alcuni del partito di Radelchi, che mal soffrivano esser dominati da uno straniero, com'essi chiamavano Atenulfo, per non essere discendente, nè della stirpe degli antichi Duchi e Principi di Benevento.

Non divise Atenulfo questi Stati, ma si ritenne la stessa politia, nè da qui cominciarono i Principi di Capua, come alcuni credettero, o che perciò il Contado di Capua passasse in Principato: poichè Atenulfo, siccome i suoi figliuoli, furon Principi chiamati, perchè tennero il Principato di Benevento; e se alle volte in alcuni monumenti delle nostre antichità son detti Principi capuani, fu perchè così Atenulfo, come i suoi figliuoli Landulfo ed Atenulfo, che gli succederono, non lasciarono di tenere la lor sede in Capua, dove continuarono la loro residenza; per questo si fece, che tratto tratto secondo l'uso del volgo si cominciassero a chiamar Principi capuani, perchè dimoravano in Capua, ma non già perchè Atenulfo avesse istituito di Capua un nuovo Principato separato da quello di Benevento, siccome si vede chiaro dal concordato fatto tra Gregorio Duca di Napoli e Landulfo ed Atenulfo Principi, rinovato dopo nel 933 da Giovanni nipote di Gregorio, che al zio succedette, ove tra le altre cose si legge: In toto Principatu vestro Beneventano cum omnibus suis pertinentiis: nec in toto Comitatu Capuano: nec in Teano cum pertinentiis suis; ciò che ben pruova Camillo Pellegrino sopra l'Anonimo salernitano.

Atenulfo per istabilir con maggior fermezza il Principato nella sua maschile discendenza, associò tosto a quello nell'anno 901 Landulfo suo figliuolo, il quale da quest'anno insieme col padre lo governò; e dopo esser dimorato per qualche tempo in Benevento, fece ritorno a Capua, ove volle continuar la sua residenza, lasciando il governo di quella città a Pietro Vescovo della medesima, del quale però non potè molto lodarsi, perchè scovrì che costui per macchinazione d'alcuni Beneventani tentava con orribile infedeltà rendersi di quella Signore[570]; onde immantinente Atenulfo ritornato in Benevento, imprigionò i ribelli, e ne discacciò tosto il Vescovo, il quale pien di vergogna si ricovrò a Salerno sotto la protezione del Principe Guaimaro, che per far dispetto ad Atenulfo suo inimical l'accolse e lo provide di ciò che gli era necessario. Per questa cagione la città di Benevento cominciò pian piano a scadere dal suo splendore; perchè la sede de' suoi Principi trasferita in Capua, fecegli molto perdere della sua maestà, e che poi devastata da' Saraceni perdesse ogni pregio ed eminenza; ed all'incontro avvenne che Capua cominciasse a risorgere e si rendesse più sublime.

In questi medesimi tempi ancora accaddero in Salerno disordini grandissimi; poichè i Salernitani male sofferendo l'aspro e crudel governo che d'essi faceva Guaimaro, da poi che da Adelferio Castaldo d'Avellino gli furon cavati gli occhi, tumultuarono apertamente, e ricorsi tutti a Guaimaro suo figliuolo, strepitando ch'essi non potevan più soffrire la crudeltà del suo padre cieco, volevano lui per loro Signore, e così detto, lo presero, e portatolo dentro la chiesa del Beato Massimo, proclamarono Guaimaro per loro Principe[571]; così avendo nell'anno 901 deposto il padre crudele, lungamente sotto il placido governo di suo figliuolo vissero tutto giolivi e festanti: onde è che nelle Cronache de' Principi di Salerno, il primo Guaimaro vien chiamato malae memoriae, ed il secondo suo figliuolo bonae memoriae, non altrimente che presso i Normanni fu detto Guglielmo il Malo e Guglielmo il Buono.

I. Nuove scorrerie de' Saraceni, e ricorsi per ciò fatti agl'Imperadori d'Oriente.