Intanto i Saraceni, che nel Garigliano s'eran bene fortificati, e che scorrendo da per tutto infestavano il Principato di Benevento ed il Contado di Capua, non potevano da forze minori o uguali essere impediti. Tentò una volta Atenulfo, unitosi con Gregorio Duca di Napoli, che ad Attanasio era succeduto, e con gli Amalfitani, presso Trajetto di sterminargli, ma non riuscitogli il colpo secondo i suoi voti, s'avvide che ogni sforzo sarebbe stato vano, se non s'univano alle proprie le forze straniere. Era vano il ricorrere come prima agli aiuti degl'Imperadori d'Occidente; non minori erano i bisogni di costoro per le tante revoluzioni, nelle quali erano involti: fu adunque con provido consiglio tutto rivolto agli aiuti dell'Imperador Lione, a Basilio suo padre succeduto, il quale allora imperava in Oriente, e spedì in Costantinopoli per questo il proprio suo figliuolo e compagno nel Regno Landulfo, al quale, essendo stato cortesemente ricevuto da Lione, furon promessi tutti gli aiuti, che richiedeva. Non altrimenti che fecero gl'Imperadori d'Occidente, ambivano ora que' d'Oriente soccorrere i nostri Principi, perchè con ciò potessero restituire in queste nostre Province la loro sovranità già abbassata per la potenza di quelli d'Occidente; perciò oltre di far unire un potente esercito per mandarlo in queste Province contro i Saraceni: proccurò ancora Lione rendersi benevoli li nostri Principi con decorargli colla molto stimata in questi tempi dignità del Patriziato: ne ornò perciò Landulfo, siccome fece da poi a Gregorio Duca di Napoli ed a Giovanni Duca di Gaeta.

Atenulfo intanto, essendo Landulfo lontano, associò anche in quest'anno 910 al suo Principato l'altro suo figliuolo, che come lui Atenulfo era nomato; e con molta ansietà attendeva i promessi soccorsi, tutto ardendo di desiderio di sterminare i Saraceni da queste Province; ma furono rotti tutti i suoi disegni da pur troppo importuna ed inaspettata morte. Morì egli in Capua nel mese d'aprile di quest'anno 910, ed alcuni rapportano la sua morte nell'anno seguente nel mese di luglio. Fu in Capua sepolto, e quindi non più in Benevento, ma in Capua si leggono i tumuli de' Principi suoi successori, ove fermarono la loro sede. Finì con danno universale i suoi giorni, dopo aver tenuto Benevento dieci anni, e sei mesi. Principe veramente glorioso, e che seppe colle sue proprie mani fabbricarsi la sua fortuna, e colla sua incomparabile accortezza da semplice Castaldo esser portato al soglio de' Principi di Benevento: ma molto più commendabile per aver proccurato d'unire questi due Stati, Benevento e Capua, acciocchè potessero più lungamente aver durata, e non così prestamente ruinare, come già sarebbe accaduto, e siccome da poi avvenne; e per aver educati i suoi figliuoli con animi cotanto concordi e docili, che con raro esempio dopo la sua morte si videro ambedue con grandissima concordia reggere il Principato senza il minimo disturbo.

Landulfo, che ritrovavasi in Costantinopoli, intesa la morte del padre, tosto in Capua fece ritorno, ove accolto dal fratello Atenulfo, ambedue con mirabile concordia ressero uniti lo Stato, nè vollero, seguitando i consigli del padre, infra di loro partirlo, o che uno presedesse in Benevento e l'altro in Capua, ma ambedue, fermata come prima la loro residenza in Capua, dalla medesima attesero a reggerlo.

Giunse in questo mentre l'esercito mandato dall'Imperador Lione sotto il comando di Nicolò Picigli Patrizio, il quale per assicurarsi vie più dell'animo dei vicini, portò seco da parte dell'Imperadore la dignità del Patriziato a Gregorio Duca di Napoli, ed a Giovanni Duca di Gaeta. Ed avendo congiunto il suo esercito con quello di questi due, e colle forze di Guaimaro Principe di Salerno, accresciuto anche con gran numero di Pugliesi e Calabresi, che erano allora ritornati in gran parte sotto la dominazione de' Greci, pose il campo lungo il Garigliano contro i Saraceni. Giovanni X, o sia XI, come altri scrissero R. P. a cui egualmente premeva l'espulsione di questi Barbari, e che perciò ne avea anche scritte molte lettere all'Imperador Lione, volle anche aver parte in sì gloriosa impresa, e spintovi parimente Alberigo Marchese di Toscana suo fratello, vi corse con molta gente, che fece attendare dall'altra parte del fiume. Il Sigonio[572] credette che Giovanni X, fosse il primo Papa, che fosse veduto alla testa d'eserciti armati; ma non fu questi certamente il primo, poichè, come si è veduto, questo pregio non dee togliersi a Giovanni VIII che fu il primo, lasciando le chiavi, ad imbrandir la spada.

I Saraceni per tre mesi sostennero con estremi disagi quest'assedio, ma finalmente, essendo loro mancata ogni sorte di vettovaglie, portati dalla disperazione, misero fuoco alla loro Fortezza, ed incendiarono tuttociò ch'essi avevano, non perdonando nè meno ai loro tesori, che da vari luoghi, che aveano depredato, ivi avean congregati; poi si diedero tutti stretti insieme a fuggire con maraviglioso impeto per le selve ed a salvarsi su le cime de' monti; ma inseguiti sempre da' nostri ne fu d'essi fatta strage infinita: così in quest'anno 916, secondo ciò che ne scrisse Lupo Protospata[573], furono i Saraceni scacciati dal Garigliano. Ma se bene di questa peste se ne fosse veduta libera questa provincia, non è però che l'avanzo dei medesimi, accresciuto da poi da coloro che sin dall'Affrica vennero, tornati delusi per l'assedio di Roma, che vergognosamente lasciarono, e ricovrati finalmente in Puglia nel Mante Gargano, costruttasi ivi una forte Rocca, non avessero inquietati i luoghi di quest'altra provincia, e che finalmente scorsi insino a Benevento, non dassero a questa città un sacco memorabile, con metter tutto a fuoco: essi fortificati nel Gargano tenevan tutta la Puglia in iscompiglio e le parti ancora vicine.

Non bastarono in questa provincia i soli danni, che i Saraceni inferivano, che vollero i Popoli stessi cagionarsene de' maggiori: poichè i Pugliesi e' Calabresi, mal potendo soffrire il gravoso giogo de' Greci, si ribellarono da essi, e datisi in potere di Landulfo Principe di Benevento, venne questi in isperanza di restituire Bari, e molte città della Puglia al Principato di Benevento, onde contro i Greci rivoltò le sue armi; ma ritornarono ben tosto i Pugliesi ed i Calabresi sotto il dominio de' Greci, poichè questi fortemente cruciati contro Landulfo, si voltarono da poi agli aiuti de' Saraceni stessi, che fecero venire sin dall'Affrica, e nell'anno 919 gli ridussero alla lor ubbidienza, rendendo vani gli sforzi di Landulfo: e perchè la città di Bari sede degli Stratigò, insieme colla Puglia fosse ben retta, vi mandò l'Imperadore un nuovo Stratigò Ursileo nomato, prode e valoroso Capitano, il quale con somma vigilanza alla custodia di questa provincia contro i disegni di Landulfo tutto era inteso: ed essendo finalmente nell'anno 921 stato provocato a combattere da Landulfo, andò egli ad incontrarlo in Ascoli, ove ferocemente combattendosi, fu ne' primi impeti da' Greci preso Landulfo, ma sul meglio del furor della battaglia restò Ursileo ucciso; perciò i Greci avviliti e sconfitti, il Principe non solo ricuperò la libertà, ma riportandone piena vittoria invase la Puglia, la quale poi, secondo che narra Lupo Protospata[574] nell'anno 929, essendosi confederato con Guaimaro Principe di Salerno, proccurò, colle armi già invasa, ritenersela per se, siccome per sette anni la ritenne.

Fu perciò in questi tempi varia la fortuna de' nostri Principi longobardi sopra i Greci: si guerreggiò sovente infra di loro, e presso Matera una volta ferocemente, ove Imogalapto Stratigò restò morto; ed i Greci ora perdenti ed ora vincenti, finalmente se bene ricuperassero dalle mani de' Longobardi la Puglia e la Calabria, non è però, come credette il Baronio[575], che ritogliessero a' Longobardi quella parte della Campagna, che bagna il Vulturno; poichè da' Principi di Benevento, insieme Conti di Capua, fu in questi tempi e da poi sempre ritenuta, come ben lo dimostra Camillo Pellegrino[576]. Così avvenne ancora, che i nostri Principi longobardi con gl'Imperadori greci Romano e Costantino, che a Lione VI succederono, ora furono inimici, ora amici e confederati e dependenti, rendendosi tali con ricevere da essi l'onore del Patriziato. Ben egli è vero ch'essendo ritornata sotto la dominazione de' Greci la Puglia e la Calabria, si restrinsero molto più i confini del Principato di Benevento e di Salerno, di quello che i nostri Principi longobardi tenevan prima, quando il Ducato di Benevento si estese tanto, che come s'è detto abbracciava quasi tutto ciò che ora è Regno di Napoli.

Il Principe Landulfo regnò insieme col suo fratello Atenulfo II, ventidue anni insino all'anno 932, fu da poi questo Principe discacciato, ed essendosi ricovrato in Salerno, fu da Guaimaro II, suo genero, accolto. Volle però Landulfo, che ne' diplomi si ritenesse e scrivesse ancora il nome di suo fratello scacciato; e perciò in questi tempi, essendo a Gregorio nel Ducato di Napoli succeduto Giovanni suo nipote, fu da costui rinovato il Concordato fatto nell'anno 911 tra il suddetto Gregorio con Atenulfo I, nel quale Concordato Giovanni Console e Duca, promette a Landulfo I e ad Atenulfo II, suo fratello, ancorchè questi si trovasse profugo in Salerno, e ad Atenulfo III, figliuolo di Landulfo I, di non inquietare il Principato di Benevento colle sue pertinenze, nè il Contado di Capua, nè Teano colle sue pertinenze, nè gli uomini di questi Stati, ma continuare fra essi una concorde amicizia: e così all'incontro promettevasi a questi Popoli una stabile e ferma pace, e di giudicare nelle loro cause secundum legem Romanorum, aut Longobardorum; e molti altri patti s'accordarono fra loro secondo le disposizioni delle leggi longobarde; donde, come altrove fu avvertito, si scorge chiaro, che sino da questi tempi presso questi Popoli la legge de' Longobardi era la dominante ed indifferentemente osservata. Notasi ancora in esso la subordinazione e dependenza, ch'ebbero sempre i Duchi di Napoli dagli Imperadori d'Oriente, poichè imperando in questi tempi Costantino e Romano in Costantinopoli, perchè per queste promesse e Concordati non si pregiudicasse dal Duca di Napoli in niente alla sovranità, che in questo Ducato vi ritenevano gl'Imperadori d'Oriente, si soggiunse dal Duca Giovanni: Haec omnia vobis observabimus, salva fidelitate sanctorum Imperatorum.

Morto in Salerno nell'anno 933 Atenulfo II, Landulfo associò al Principato Atenulfo III, suo figliuolo ed un altro Landulfo pur suo figliuolo, che Landulfo II, diremo.

Morì Landulfo Seniore verso l'anno 943 lasciando per successori questi due suoi figliuoli. Ma nell'anno seguente 944 restò solo Landulfo II a regnare. Nè mai Benevento da Capua fu intorno all'amministrazione e governo separato, formando sempre appo costoro una sola Dinastia, ancorchè, per la lor sede che era in Capua, fossero stati appellati Principes Beneventanorum, et Capuanorum[577].