Ma in queste nostre province i disordini furono maggiori, ed in Capua più d'ogni altra parte. Reggeva, come si è detto, in questi tempi il Principato di Capua Landenulfo con Aloara sua madre, ma essendo questa Principessa morta dopo undici anni che resse col suo figliuolo, non passarono quattro mesi, che alcuni malvagi suoi sudditi in quest'anno 993 congiurati empiamente lo ammazzarono fuori della chiesa di S. Marcello, donde allora era uscito; e fu eletto in suo luogo per Principe di Capua Laidolfo suo fratello; ma non restò invendicata la morte di quest'infelice Principe, poichè Trasmondo Conte di Chieti suo congionto, avendo chiamato in suo aiuto Rinaldo ed Oderisio Conti di Marsi, indi a due mesi sopra Capua n'andò, e tennela assediata quindici giorni, dando il guasto a' luoghi d'intorno[80]; ed indi a poco pervenuto alla notizia d'Ottone III l'infame assassinamento di Landenulfo, vi mandò di nuovo i medesimi col Marchese Ugo, i quali non mai dall'assedio si levarono, finchè non furono dati loro i malfattori, sei de' quali furono fatti impiccare, e gli altri con diversi tormenti furono fatti penosamente morire. Ed essendo da poi venuto a notizia d'Ottone, che Laidolfo, il quale al Principato era succeduto, aveva tenuta mano nella morte del fratello, parendogli cosa molto scellerata che un empio avesse in quel luogo a regnare, privollo del Principato nell'anno 999 mandandolo in esilio di là de' monti, e vi costituì Principe Ademario Capuano, figliuolo di Balsamo suo famigliare, che da fanciullo aveasi egli educato, ed a cui poco prima avea dato il titolo di Marchese[81]. Onde Laidolfo, secondo il vaticinio del B. Nilo, fu l'ultimo, che imperò in Capua ex semine Aloarae. Ma Ademario godè poco di tal fortuna, perchè fattosene indegno, fu tosto da' Capuani scacciato, e fu sublimato al Principato Landulfo di S. Agata, figliuolo di Landulfo Principe di Benevento, e fratello di Pandulfo II che reggeva Benevento dopo averne scacciato Landulfo IV. Non mancarono ancora le calamità in quest'istessi tempi, che apportarono i Saraceni in questo Principato; poichè scorsa, e devastata la campagna da questi fieri nemici, nel millesimo anno invasero Capua e la presero. Di che avvisato Ottone, tosto calò in Italia, disfece i Saraceni, e gli cacciò da Capua e da' suoi confini.
Nel Principato di Salerno accaddero non minori disordini: poichè morto Capo di ferro, rimase Principe, come si disse, Pandulfo suo figliuolo, per essere stato questi adottato dal Principe Gisulfo I, ma non potè Pandulfo se non per pochi mesi dopo la morte di suo padre ritenerlo, perchè privo di tal aiuto in quel medesimo anno 981 che morì il padre, perdè tosto il Principato, e s'intruse nel medesimo Mansone Duca d'Amalfi, il quale insieme con Giovanni I suo figliuolo lo tenne due anni[82]: Ottone II subito in quest'istesso anno 981 nel mese di decembre non potendo soffrire l'intrusione di Mansone, assediò Salerno per discacciarnelo come illegittimo Principe: ma da poi avendo proccurato Mansone placare l'Imperadore, tanto operò finchè ottenne dal medesimo, che potesse ritenere il Principato.
Nè Ottone ebbe pensiero che fosse restituito a Pandulfo, forse perchè da lui era parimente riputato Principe illegittimo, essendo succeduto in quel Principato per l'adozione fatta da Gisulfo, e le consuetudini feudali[83], che tratto tratto eransi introdotte in questi luoghi, vietavano a' figliuoli adottati poter succedere ne' Feudi del padre adottivo. Comunque siasi, Mansone ritenne il Principato di Salerno per due anni, come rapporta la Cronaca salernitana, associando ancora a quello Giovanni I suo figliuolo, come fu detto. Ma morto da poi Ottone II nell'anno 983 i Salernitani mal sofferendo il dominio di Mansone Duca di Amalfi, per le continue inimicizie e gare, che tra Amalfitani e Salernitani furono sempre, tosto ne discacciarono Mansone, il quale già era stato anche discacciato dal Ducato d'Amalfi (se bene da poi lo ricuperasse, e lo reggesse per altri sedici anni) ed in suo luogo rifecero Giovanni di Lamberto, che fu detto II per distinguerlo da Giovanni I figliuolo di Mansone, chiamato di Lamberto dal nome di suo padre, forse consanguineo de' Duchi di Spoleto, i quali sovente valevansi de' nomi di Lamberto e di Guido; siccome questo Giovanni, Guido nomò un suo figliuolo che associò al Principato. Regnò Giovanni II con Guido dall'anno 983 infino al 988[84], ma essendo morto Guido in quest'anno, associò al soglio l'altro suo figliuolo, Guaimaro appellato, col quale regnò fino all'anno 994. In quest'anno nell'istesso tempo che il Vesuvio cominciò a vomitar fiamme, mentre giaceva con una meretrice, si trovò una notte morto Giovanni[85], tanto che si confermò vie più ciò che il volgo credea, che quando il Vesuvio vomitava fiamme, l'anima di qualche ricco scellerato era portata nell'inferno. Rimanendo nel Principato Guaimaro, che III fu detto, per esservene stati altri due prima in Salerno, e maggiore ancora appellato da Ostiense[86], per distinguerlo dal minore, che fu Guaimaro suo figliuolo, il quale al Principato gli succedette, resse solo Salerno dopo la morte di suo padre insino all'anno 1018. Da poi avendo associato al soglio il suddetto suo figliuolo Guaimaro IV, lo tenne in compagnia del medesimo insino al 1031, nel qual anno morì. Sua moglie fu Gaidelgrima figliuola di Pandulfo II Principe di Benevento, e sorella di Pandulfo IV Principe di Capua, che perciò Ostiense[87] lo chiama suo cognato.
In Benevento non si ravvisava più quella maestà e floridezza di prima, e per gli sconcerti e tumulti poco prima accaduti per lo discacciamento di Landulfo IV reggeva il Principato Pandulfo II con continui sospetti e gare co' Principi di Capua. Egli però per mantenere il Principato nella sua posterità avea nell'anno 987 associato al soglio Landulfo suo figliuolo che V fu detto. E da poi avendo Landulfo procreato un figliuolo chiamato Pandulfo, associò ancora al Principato questo suo nipote nell'anno 1014 che Pandulfo III fu detto, e regnò insieme col figliuolo e col nipote insino all'anno 1024, nel qual tempo morì[88]. Rimase nel Principato Landulfo V insieme con Pandulfo III insino che morì nell'anno 1033; questi associò ancora un suo figliuolo nell'anno 1038, che tenendo anche il nome di Landulfo, VI perciò fu detto. Alle calamità di Benevento s'aggiunse, che Ottone III, mal soddisfatto de' Beneventani, perciò che veniva loro imputato di aver abbandonato insieme co' Romani Ottone suo padre nella battaglia co' Greci, non poteva sofferirgli: quindi si narra che ritornato dal santuario di Gargano in Benevento tutto cruccioso per l'odio che portava a' Beneventani, avesse loro tolto il corpo di S. Paolino, e portatolo in Roma[89].
Ottone intanto per quietare in Roma i molti disordini che per la fellonia di Crescenzio eran rimasi, non essendogli bastato di aver fatto uccidere questo Tiranno, per dubbio che i Romani non tentassero nuove cose, portossi a questa città in quest'anno 1001, ma non potendo reprimere una nuova congiura tramatagli, non tenendo allora forze bastanti, riputò meglio uscir di Roma, e verso Lombardia incamminossi. Narrasi, che nel partire la moglie di Crescenzio, la quale l'Imperadore colla speranza del Regno aveala allettata al suo amore, vedutasi ora fuor di speranza avessegli tutta dolente, ma simulando il dolore, dato in dono un paio di guanti avvelenati[90], dal qual veleno Ottone insensibilmente essendone contaminato, se ne morì. Lione Ostiense[91], e l'Arcivescovo di Firenze Antonino[92] narrano, che morisse di veleno apprestatogli in una bevanda, non già ne' guanti: ciò che sembra più credibile, ripugnando in fisica, secondo le osservazioni del Redi, che il veleno in cotal guisa dato, possa aver tanta forza e vigore di coagulare, o sciogliere il sangue sì che l'uom ne muoia. In fatti Ottone appena giunto presso Paterno non molto distante dalla città di Castellina ammalossi, e quivi prima di render lo spirito confessò morire di veleno: alcuni vogliono che morisse in Sutri in quest'istesso anno 1001 come l'Anonimo Cassinense; altri, come il Sigonio seguitato dal Baronio, nell'anno seguente 1002. Ci sono ancor rimase di questo Imperadore molte leggi, raccolte pure dal Goldasto[93]; ma non avendo di se lasciata prole maschile, e restando estinta in lui la progenie degli Ottoni, si videro i Germani in confusione grandissima per la nuova elezione, la quale doveva per necessità cadere in altro Principe fuori di quella Casa. Si diede perciò occasione a' nostri Italiani di nuovamente aspirare all'Imperio ed al Regno d'Italia, come lo pretesero, ponendo in su Ardoino figliuolo di Dodone Marchese Eporediense; onde tornossi agli antichi disordini.
CAPITOLO V. Instituzione degli Elettori dell'Imperio; ed elezione d'Errico Duca di Baviera.
Comunemente a questi tempi si crede, che avesse avuto principio l'istituzione degli Elettori dell'Imperio; poichè si narra, che Ottone III, disperato di prole, prevedendo i gravi disordini, che dovean sorgere in Germania per l'elezione del suo successore, pensasse in vita, col consiglio ed autorità di Gregorio V, stabilire il modo di questa elezione, e che per levare i torbidi, restringesse ciò ch'era di tutti i Principi della Germania, a' soli sette Elettori, e quindi aver origine gli Elettori, che oggi diciamo dell'Imperio.
Ma siccome il modo e l'autore, da chi fosse stato questo Collegio istituto, è incerto, così ancora è più incerto il tempo, nel quale fu tal costume introdotto, variando i Scrittori, e portando fra di loro sentimenti pur troppo diversi. Alcuni[94] la riportano a' tempi più remoti, volendo che da Carlo M. cominciasse; ma questa opinione vien condannata da tutti gli Scrittori, per falsa e ripugnante a tutta l'istoria, essendo manifesto che molto tempo da poi fu tal Collegio istituito, e da ciò che s'è narrato ne' libri precedenti di quest'Istoria, è molto chiaro, che i successori di Carlo M. non da certi Principi della Germania, ma da tutti i Principi della Francia, e molto più dall'elezione del predecessore, in vita o ne' testamenti, eran eletti Imperadori, o come se fosse ereditario non uscì l'Imperio dalla stirpe di Carlo M., e Lodovico III figliuolo d'Atenulfo, ultimo che fu del sangue di Carlo, non lasciando di se prole, vinto da Berengario di Verona perdè insieme la vita e l'Imperio. Quindi, come si è veduto ne' precedenti libri, cominciò l'Imperio a scadere, poichè i nostri Italiani ed i Romani non riconoscevano altri per Re d Italia ed Imperadori, se non quelli, che per via delle armi restavano superiori a' lor nemici; così Berengario, Lodovico Boson, Ugone Arelatense, Lotario suo figliuolo, Rodolfo di Borgogna, ed altri occupando l'Italia, affrettarono ancora esser riputati Imperadori. Dall'altra parte i Principi della Francia e della Germania riconoscevano per Imperadore Corrado Re di Germania della stirpe di Carlo, il quale essendo prossimo alla morte, come narra Nauclero[95], persuase que' Principi, che per suo successore eleggessero Errico Duca di Sassonia. Ma così Corrado, come Errico non ebbero mai il titolo d'Imperadore, insino che dopo questi avvenimenti non fu eletto ab omni populo Francorum, et Saxonum (come dice Nauclero) Ottone il Grande, il quale avendo conquistata l'Italia, acquistò ancora col consenso del Popolo romano il nome, e la dignità d'Imperadore, e dal Papa in Roma fu unto e incoronato. E coloro, che ad Ottone successero, come il III Ottone, quasi come se ad essi per ragion ereditaria appartenesse, furono parimente da tutti i Principi della Germania eletti Imperadori, come si è veduto: tanto che il voler riportare questo costume fin a' tempi di Carlo M. è un solenne errore a crederlo.
Per la falsità di questa credenza, surse l'altra che teneva, che il principio di questo Collegio dovesse porsi ne' tempi d'Ottone III, il quale disperato di prole, prevenendo gli sconvolgimenti che doveano accadere nell'elezione del suo successore, col consiglio ed autorità di Gregorio V, avesse ristretta questa facoltà, ch'era di tutti i Principi della Germania, per toglier le divisioni, a soli sette.
Ma Onofrio Panvinio[96] riprova ancora quest'opinione, e vuole che non prima della morte di Federico fosse stato questo Collegio di sette Elettori istituito da Gregorio X, romano Pontefice; poichè e' dice per molto tempo dopo la morte d'Ottone III tutti i Principi della Germania, come prima, così Vescovi, che laici eleggevano gl'Imperadori, ed in questo modo essere stato eletto Errico II, Corrado I e II, Errico IV e V, Lotario II, Federico I e Filippo I. Ma quest'opinione non contiene minor errore della prima, poichè molto tempo innanzi di Gregorio X hassi presso agli Scrittori antichi memoria di questi sette Elettori: di essi parlano Martino Polono, che scrisse sotto Innocenzio IV, Lione Ostiense, che fiorì sotto Urbano II ed il Concilio di Lione celebrato sotto l'istesso Innocenzio IV. Quindi il Baronio per isfuggire l'errore di Onofrio ne cade in un altro, credendo perciò che non da Gregorio X, ma da Innocenzio IV, nel Concilio di Lione fosse la prima volta stabilito il Collegio de' sette Elettori: ma si vede anche esser erronea tal opinione per quell'istesso, che si dice di Gregorio X, poichè gli Scrittori, che fiorirono avanti il Concilio di Lione, o in quel torno, parlano di questo Collegio come di cosa molto antica. L'Autore del libro de Regimine Principum (malamente attribuito a S. Tomaso, onde a gran torto il nostro Cuiacio[97] caricò d'ingiurie questo Santo su la credenza, ch'egli ne fosse Autore, dicendogli, che delirasse per tutto il libro) fiorì prima del Concilio di Lione. Ostiense, che avanti questo Concilio scrisse la sua Cronaca ed Agostino Triunfo, che poco da poi scrisse dell'istituzione de' sette Elettori, a' tempi di Gregorio V la riportano, e ne parlano come di cosa molto antica: ond'è molto verisimile, che avesse avuto il suo principio ne' tempi del Concilio di Lione. Di vantaggio i sette Elettori, che si noverano in questo Concilio, sono diversi da coloro che sono ora, e che furono anticamente. Martino Polono fin ne' suoi tempi narra essere stati i tre Cancellieri, cioè l'Arcivescovo di Magonza Cancelliere della Germania, quello di Treveri Cancelliere della Francia, e l'altro di Colonia Cancelliere d'Italia; e quattro altri Principi pure Ufficiali dell'Imperio, il Marchese di Brandeburgo gran Camerario, l'Elettor Palatino Dapifero, il Duca di Sassonia Portaspada, ed il Re di Boemia Pincerna. Quelli però, che si contano nel Concilio di Lione sono altri, i Duchi d'Austria, di Baviera, di Sassonia e di Brabanzia, ed i Vescovi sono quelli di Colonia, di Magonza e di Salsburgo.