I Romani soddisfatti d'Errico per queste cose sì prosperamente adoperate, lo elessero per loro Patrizio, ed oltre della imperiale, lo fregiarono dell'aurea Corona patriziale. Disbrigato Errico dagli affari di Roma, a fin di comporre le cose di queste province, incaminossi verso le medesime con Papa Clemente, e visitato ch'ebbe Monte Cassino, in Capua fermossi[218]. Il Principe Guaimaro per nove anni avea tenuto il Principato di Capua, di cui da Corrado, tolto che l'ebbe a Pandulfo, n'era stato investito; ma questo Principe portava molta gelosia agli altri per tanti acquisti; egli dopo avere al Principato di Salerno aggiunto l'altro di Capua, aveasi ancora sottoposto il Ducato di Sorrento, e l'altro più ragguardevole di Amalfi: teneva per suoi dipendenti i Duchi di Gaeta: ed oltre a ciò coll'aiuto degli stessi Normanni che Argiro, tenendo assediata Bari, aveagli mandati, aspirava alla conquista della Puglia e della Calabria; nè s'era ritenuto, come si disse, per mostrar il suo fasto, tra i suoi titoli usurparsi anche quello di Duca di Puglia e di Calabria.
Dall'altro canto Pandolfo, che da Corrado era stato scacciato, e che dopo la morte di Calefato, liberato dal successore dall'esilio, era ritornato in Italia, coll'aiuto de' Conti d'Aquino, e del Sesto cominciò a pensare come potesse riporsi nel suo Principato; laonde morto Corrado, il quale non potè mai per la sua crudeltà sopportarlo, e succeduto Errico, entrò in migliori speranze. In fatti venuto Errico a Capua per l'incessanti sue preghiere e ricchi doni, aggiungendosi ancora la gelosia della soverchia potenza di Guaimaro, l'Imperadore senza usargli violenza, si adoperò destramente con Guaimaro per farsi renunciare in sue mani il Principato di Capua, siccome seguì; e con ciò fu da lui restituito a Pandolfo ed a Landolfo suo figliuolo[219].
§. III. Prime investiture date dall'Imperadore Errico a' Normanni.
Composte in cotal guisa le cose di Capua, volle Errico assicurarsi de' Normanni, de' quali prendeva gran cura avergli per suoi dipendenti. Non aveano trascurato intanto Drogone Conte di Puglia, e Rainulfo Conte d'Aversa subito ch'Errico giunse a Capua, di mostrarsegli riverenti e rispettosi: essi lo visitarono e regalarono di molti cavalli e di grossa quantità di denaro. Allora fu ch'Errico diede l'investitura a questi Principi normanni del Contado d'Aversa (siccome già Corrado avea fatto all'altro Rainulfo), ed a Drogone di tutto ciò ch'egli possedeva nella Puglia[220]. Così proccuravano questi novelli Principi stabilirsi con maggior fermezza in quelli Stati, ch'essi finora possedevano non con altro titolo, se non per quello, che veniva lor fornito dalla ragion della guerra. La Puglia e la Calabria ancorchè i Normanni l'avessero tolte a' Greci, non è però che gl'Imperadori d'Occidente non pretendessero appartenersi a loro come Re d'Italia, a cui queste province, durante il Regno de' Longobardi, erano sottoposte; perciò essi molte guerre ebbero co' Greci per riacquistarle, e per questa cagione non deve parere strano, se essi ancora di queste province in qualunque maniera che loro si offerisse la occasione, ne investissero coloro i quali a' Greci l'avean tolte, come fecero a' Normanni.
Ma non pure Errico investigli di questi Stati, ma concedè loro ancora tutto'l territorio beneventano, per l'occasione, che diremo. Reggeva in questi tempi il Principato di Benevento Pandolfo III, col suo figliuolo Landolfo[221]: Errico, da poi che in Capua ebbe investiti i Normanni, partissi da questa città per portarsi in Benevento; i Beneventani per ciò che potrà osservarsi dalle cose precedenti, riputando aver ricevuto sempre de' maltrattamenti dagl'Imperadori d'Occidente, come avevano sperimentato sotto i due ultimi Ottoni, di mal animo ricevevano nella lor città gli Imperadori quando essi calavano in Italia: ora che intesero la venuta d'Errico, e che ivi si portava insieme con Papa Clemente II, gli resisterono, e chiuse le porte della città, e dentro di quella fortificatisi non vollero riceverlo. Errico fortemente sdegnato per quest'oltraggio, nè potendo allora colle armi vendicarsene, fece scomunicar dal Papa tutta la città, dal qual fatto, siccome altrove fu avvertito, maggiormente si conferma, che molto prima di Gregorio VII, l'uso degli interdetti generali d'una intera città fosse stato introdotto nella Chiesa; e non bastandogli questo, tolse ai Beneventani tutto il lor territorio, e que' luoghi aperti del Principato, che potevano di facile conquistarsi, ed a' Normanni per la sua autorità furono conceduti[222]. Così avendo Errico maggiormente stabiliti i Normanni ne' Contadi d'Aversa e di Puglia, e parte del Principato di Benevento, in Germania fece ritorno, seco menando Clemente R. P. e Gregorio già Pontefice, che avea in Germania relegato. In quest'anno adunque 1047 la regia Casa normanna cominciò a sottoporsi ad investitura, ed infeudazione non già da' romani Pontefici, i quali a questi tempi non si sognarono di pretenderlo; ma dagli Imperadori d'Occidente, che come Re d'Italia, per le ragioni altre volte ricordate, credeano queste province appartenere al loro Imperio.
Ma mentre l'Imperadore d'Occidente così disponeva di queste nostre province, l'Imperador d'Oriente, a cui era stato rapportato, che Errico avea conceduta l'investitura a' Normanni della Puglia, e che disponeva di questa provincia come se appartenesse al suo Imperio, e non già a quello d'Oriente, com'era; e che perciò venivano i Normanni a stabilirsi in maniera, che non vi sarebbe poi stata speranza di scacciargli, pieno di rabbia e di cordoglio, si risolse di mandare tosto in Puglia un nuovo Ufficiale, Argiro appellato, carico d'oro e d'argento, e di preziosi drappi, affinchè non potendo colle forze discacciargli, s'ingegnasse di farlo per questo mezzo, e con invitargli in nome dell'Imperadore a passare colle loro truppe nella Grecia, avendogli destinati per Capitani d'una guerra che esso intendeva di fare a' Persiani, nella quale n'avrebbono ritratto un gran vantaggio[223]. I Normanni, che tosto s'accorsero dell'inganno, gli risposero con libertà, ch'essi non mettevano mai il piede fuori d'Italia, se non quando ne fossero colla forza scacciati. Il dispetto che n'ebbe Argiro di vedersi scoverto ogni suo artifizio, lo fece rivoltare ad altri più scellerati mezzi. Egli co' tesori, che avea recati da Costantinopoli, proccurò corrompere molti Pugliesi, e' più famigliari del Conte Drogone, e fra gli altri si guadagnò un uomo appellato Riso, ch'era anche suo compare[224]. Questo traditore, mentre Drogone era in una delle sue Piazze, appellata Montoglio, ed andava su'l mattino alla chiesa, si nascose dietro la porta, ed avventandosegli sopra con un pugnale l'uccise; gli altri congiurati, i quali si erano parimente nascosti con Riso, uccisero un gran numero di gente della guardia del Conte, e presero il Forte. Lo stesso fu eseguito in diversi luoghi della Puglia, ch'erano intesi della congiura; tanto che fu de Normanni fatta maggior uccisione per questo tradimento, che non in tante guerre di molti anni.
Ma Umfredo, che vivente ancora Drogone era stato fatto Conte, subito che con estremo cordoglio ebbe intesa la morte di suo fratello, ed il barbaro assassinamento, che i Pugliesi aveano fatto alla sua Nazione, unì tutte le sue truppe, e rigorosamente avendo assediato il Forte Montoglio, se ne rese dopo questo assedio padrone; ed avuto in mano l'assassino co' suoi complici, fecegli morire con differenti sorti di rigorosissimi supplicj. Volle opporsi Argiro, mettendosi alla testa d'alquante truppe che unì; ma Umfredo gli fu sopra, lo disfece, ed obbligollo a ritirarsi confuso e vinto, il che gli tirò sopra la disgrazia dell'Imperadore, onde poco tempo dapoi ne morì di dolore. Da questo avvenimento, i Normanni per vendicarsi dei Greci rivoltarono tutti i loro pensieri per discacciargli dalla Calabria, e cominciarono a star più cauti coi Pugliesi, ed a trattargli con più rigore; i quali male sofferendo perciò il lor dominio, cominciarono ad empire di querele il Mondo, ed inventare contro i Normanni le più atroci calunnie, con accagionargli di mille delitti; e qualificando il loro dominio per tiranno e per crudele, portarono le loro querele ad Errico, e poco da poi al Papa Lione, onde nacquero tante novità e disordini, come saremo ora a narrare.
CAPITOLO III. Origine delle nostre papali investiture: spedizione infelice di Lione IX contro i Normanni: sua prigionia e morte.
Il soggetto che abbiamo ora per le mani, per la sua novità e stranezza non ha bisogno di commendazione: contiene l'intraprese de' Pontefici romani sopra questo Reame, ed in qual maniera, e per quali deboli principj abbiano finalmente conseguito, che sia ora riputato Feudo della Chiesa romana. Nè della stranezza sarà minore la maraviglia, come senz'eserciti e senz'armate, unicamente per la loro somma accortezza e continua vigilanza abbiano potuto stabilirsi questo diritto, da essi acquistato non già come Capi della Chiesa universale, o Patriarchi d'Occidente, ma come Principi del secolo, e siano giunti a conseguire ciò che gl'istessi Imperadori d'Occidente e d'Oriente non poterono con lunghe guerre, e con eserciti armati stabilmente ottenere. Ma le gare degli altri Principi competitori, la stupidezza e superstizione de' Popoli, il secolo ignorante e barbaro, ed all'incontro la loro somma accortezza e diligenza, tutte queste cose unite insieme, poteron togliere tutti gli ostacoli ed impedimenti.
Dovendosi da ora innanzi spesso parlare de' Pontefici romani, perchè non mi s'imputi a temerità, il mio proponimento è di favellarne non come Sommi Sacerdoti e Vicarj di Cristo, ma come Principi del secolo, i quali per possedere molti Stati e Principati in Italia, si erano attaccati agl'interessi di quella, come tutti gli altri Principi, che nella medesima aveano dominio. Distinguerò bene in loro questi due personaggi: di essi come Capi della Chiesa e Patriarchi d'Occidente, che hanno il governo delle nostre Chiese, si tratta quando della politia ecclesiastica si ragiona. Ora intrigati negli affari del secolo, solamente come gli altri Principi rappresenteranno la lor figura. Per tal cagione non si avrà difficoltà di vedergli a questi tempi mettersi alla testa d'eserciti armati, trattar leghe, ed arrolar soldati. Quindi resosi vie più irreconciliabile lo scisma tra' Greci e Latini, diedesi occasione a' Greci di chiamare i romani Pontefici, non già più Vescovi, ma Imperadori; e Pietro Diacono[225] negli atti della disputa che ebbe avanti l'Imperador Lotario, difesi per veri dall'Abate della Noce[226] contro il sentimento del Baronio, narra, che venuto in Italia da Grecia un Filosofo, orò avanti l'Imperador Lotario, e fra l'altre cose gli disse: Romanum Pontificem, Imperatorem, non Episcopum esse; e rapporta questo medesimo Scrittore[227], che avendo egli avuta disputa col medesimo intorno alla processione dello Spirito Santo dal Padre, e dal Figliuolo, fra l'altre cose gli rinfacciò il Greco, parlando d'Innocenzio II, dicendogli: In Occidentali climate nunc impletum videmus, quod Dominus per Prophetam dicit, erit, ut Populus, sic Sacerdos, cum Pontifices ad bella ruunt, sicut Papa vester Innocentius facit, pecunias distribuunt, milites congregant, purpurea vestimenta amiciuntur.