Solo il famoso duca Roberto quivi non convenne. Ritrovavasi egli insieme col Conte Ruggiero suo fratello in Sicilia, ove all'assedio di Palermo avea rivolti tutti i suoi pensieri e le sue forze. Quest'isola, che caduta sotto il giogo de' Saraceni, erasi sotto Maniace, coll'aiuto de' Normanni, restituita in buona parte all'Imperio d'Oriente, disgustati i Normanni, e succeduti a Maniace Governadori poco abili, era stata ripigliata di bel nuovo da' Saraceni, i quali aveano discacciati i Greci da tutte le Piazze, e solo Messina era loro rimasa; ma alla fine furono costretti nell'anno 1058 anche abbandonarla, e lasciare tutta quell'isola alla discrezione e balia di quest'Infedeli. Roberto Guiscardo col suo fratello minore Ruggiero la invase, e dopo aver soggiogate quasi tutte le sue più principali città, era solo rimasa Palermo da conquistarsi; Piazza la più forte e principale dell'isola, ove i Saraceni aveano riposto tutto il loro presidio; ma l'assedio che vi posero questi due valorosi Campioni fu così stretto e vigoroso, che non passarono cinque mesi, che furono obbligati i Saraceni a renderla nelle mani di Roberto, il quale insieme con Ruggiero entrarono nella città con infinite acclamazioni de' Popoli. Roberto conquistato ch'ebbe Palermo, per cattivarsi gli animi de' Saraceni renduti ormai siciliani, diede loro libertà di religione, facendogli intendere, che stesse in loro libertà, o di farsi Cristiani, ovvero rimanere nella loro religione maomettana. Allora fu che Roberto investì[304] di tutta quest'isola Ruggiero suo fratello, creandolo Conte di Sicilia, colle forze ed egregie virtù del quale aveala acquistata. Ritenne per se la metà di Palermo, di Valle di Demona e di Messina; e lasciato in Sicilia suo fratello, in Puglia fece ritorno, ed in Melfi fermossi[305]. Quindi è che Ruggiero non ricercò investitura dal Papa, perchè la teneva da Roberto suo fratello.
Così questi due Principi, regnando uno in Puglia col titolo di Duca, l'altro in Sicilia con titolo di Conte, ponevan terrore a' vicini. Alcuni, perciò che Roberto investì della Sicilia Ruggiero suo fratello, han voluto dire, che questi riconoscendo da lui il dominio, ed il titolo di Conte di Sicilia, quest'isola fosse subordinata a' Duchi di Puglia; e che il titolo regio ch'ebbe da poi Ruggiero da Anacleto Antipapa, di Re di Sicilia, confermatogli da Innocenzio II, come diremo, s'intendesse di questo nostro Regno, che si disse Regno di Puglia, e non dell'isola di Sicilia[306]. Altri per contrario, come Inveges[307], dicono, che questo nostro Regno fosse subordinato all'isola di Sicilia.
Ma da ciò che abbiam narrato, e molto più da quello che saremo per notare, si conoscerà chiaro, che nè il Regno di Puglia fu subordinato a quello di Sicilia, nè la Sicilia alla Puglia, avendo avuto ciascuno sue leggi ed istituiti particolari, ed essendo stati governati da' proprj Ufficiali. Egli è vero, che riguardandosi che i Normanni dopo aver conquistata la Puglia e la Calabria, si resero padroni di quella isola, e che come aggiunta al Ducato di Puglia e di Calabria, ne avesse da poi Roberto investito Ruggiero, par che la Sicilia dovesse dirsi subordinata a' Duchi di Puglia; nulladimanco avendo Roberto fermata la sua sede in Puglia, e Ruggiero in Sicilia, e governati questi due Stati independentemente l'uno dall'altro, non può assolutamente dirsi, che l'uno stesse subordinato all'altro. E quantunque morto Roberto, Ruggiero succeduto anche nel Ducato di Puglia e di Calabria avesse fermata la sua regia sede in Palermo, ove la tennero anche i Re normanni suoi successori, non è però che il Regno di Puglia fosse stato subordinato a quel di Sicilia, ma come due Regni per se divisi si governavano, nè che fosse stato mai l'uno reputato come provincia dell'altro, come si farà chiaro nel proseguimento di quest'Istoria.
Roberto intanto ritornato in Melfi fu ricevuto con grande applauso e giubilo da tutti i Baroni di Puglia e di Calabria, i quali come loro Sovrano, si congratularono con esso lui della conquista di Palermo[308]. Solamente Pietro figliuolo del Conte di Trani non volle mai rendergli quest'onore, affettando questi un'intera independenza, ed avea perciò rifiutato di dargli soccorso per la spedizione di Sicilia[309]. Sdegnato perciò Roberto lo condannò a rimettergli in sue mani la città di Trani ed alcune altre terre che erano sotto di lui; ma Pietro opponendosi con intrepidezza, cagionò a se medesimo la sua ruina, poichè Trani assediata, e ben presto presa, l'altre Piazze di sua dipendenza, come Bisceglia, Quarato e Giovenazzo seguirono tosto l'esempio di Trani. Ritirossi per tanto Pietro in Andria, ove egli poteva difendersi assai lungo tempo: ma avendo avuto bisogno di viveri: ed essendo uscito con una buona scorta per andare a cercarne nella campagna, portò la sua disgrazia, che nel ritorno fosse preso da' soldati del Duca. Roberto veggendolo così depresso, usogli grand'indulgenza; poichè avendosi fatto prestar giuramento di fedeltà, gli restituì generosamente tutte le Piazze, riserbandosi solamente Trani.
Intanto per la morte d'Alessandro II, accaduta nel mese d'aprile di quest'anno 1073, Pontefice che menando una vita tutta solitaria e privata, avea commesso il governo della Santa Sede al famoso Ildebrando: questi senza farne ricercare l'Imperadore, fece tosto unire il Clero ed il Popolo romano per l'elezione del successore; e nell'istesso giorno nel quale morì Alessandro fu acclamato egli per Pontefice. Domandò Ildebrando all'Imperador Errico la conferma di sua elezione; ma questo Principe stette qualche tempo a risolvere, e mandò il Conte Eberardo a Roma per prendere informazione in qual maniera fosse stata fatta un'elezione tanto sollecita. Ildebrando fece tante carezze al Conte, che l'indusse a scrivere in suo favore; ed Errico vedendo che l'opporsi all'elezione già fatta, non avrebbe avuto alcun effetto, perch'era Ildebrando di lui più potente in Roma, vi diede il consenso. Così fu egli ordinato Sacerdote, e poi Vescovo di Roma nel mese di giugno del medesimo anno 1073 e nella sua ordinazione prese il nome di Gregorio VII.
CAPITOLO III. Conquiste di Roberto sopra il Principato di Salerno ed Amalfi.
Roberto dopo aver domata la Sicilia entrò tosto in pensiero d'unire sotto la sua dominazione l'altre province, che rimanevano in queste nostre parti; e per un'opportuna occasione che diremo, gli venne fatto di conquistare il Principato di Salerno sopra Gisulfo suo cognato.
Gli Amalfitani, che, come si disse, caduti sotto la dominazione del Principe di Salerno Guaimaro, aveano sperimentato pur troppo aspro il di lui governo, per sottrarsi dal giogo invasero la città, e presso il lido del mare insieme con gli altri congiurati crudelmente l'uccisero; ma repressi da Guido suo fratello, dopo il quinto giorno sedati i tumulti, riebbe la città, ed a Gisulfo suo nipote figliuolo di Guaimaro fu restituita. Ma con tutto ciò Gisulfo assai più aspramente che il padre trattava gli Amalfitani, i quali pensarono di ricorrere al Duca Roberto perchè interponendosi con suo cognato, impetrasse da lui qualche umanità e clemenza per loro. Il Duca mosso da questi ricorsi, inviò Ambasciadori a Gisulfo pregandolo di rilasciare tanto rigore, con cui trattava gli Amalfitani: ma il Principe riguardando questa preghiera qual importuna rimostranza, ricevette di mal garbo coloro, che glie la vennero a fare; e cercando occasione di querela, pretese, che la Costa dopo Salerno infino al Porto del Fico appartenesse a lui; dichiarossi ancora di voler far rientrare nel suo dominio Areco e Santa Eufemia, di cui il Duca erasi impadronito. Roberto alla prima proccurò di guadagnare suo cognato per le vie delle dolcezze, ed accomodar amichevolmente le cose[310]; ma Gisulfo rifiutò ogni trattato, fidato forse al soccorso che sperava da Riccardo Principe di Capua, il qual era entrato a parte ne' suoi interessi, essendo allora in discordia con Roberto Guiscardo. Costui per non aver da combattere con due nemici, trattò secretamente d'aggiustarsi con Riccardo, siccome, fattegli offerte assai vantaggiose, l'indusse a prendere il suo partito contra del Principe di Salerno[311]. Egli ancora firmò un trattato particolare con gli Amalfitani, e gli prese sotto la sua protezione, ed avendo messa la guarnigione dentro la loro città, si dispose a venire, seguito dalle sue truppe, e da quelle del Principe di Capua, a mettere l'assedio alla città di Salerno.
Tutti coloro, che prendevano parte negl'interessi di Gisulfo, l'avvertivano a prevenir la tempesta; e Gregorio VII che l'amava come suo figliuolo, e l'Abate Cassinense Desiderio ch'era suo grand'amico, lo consigliavano ad aver pace con Roberto[312]; ma egli ostinato nè meno volle dar loro risposta. Nè perciò desistette Desiderio, ma sapendo che Roberto avea già assediato Salerno impegnò il Principe Riccardo a venire con esso lui a disporre Gisulfo; ma nè meno poterono conseguire cos'alcuna, anzi non cessava di pubblicare con alterigia mal fondata, che non prezzava punto l'amicizia del Duca, alla quale per sempre rinunziava.
Roberto sdegnato, non guardò più alle maniere dolci, ma strinse l'assedio, e serrò quella città sì da presso che nel fine di cinque mesi, fu ridotta ad una estrema carestia. Quelli che la comandavano veggendo, che non poteva più mantenersi, pensarono alla loro sicurezza[313]. Uno de' principali ch'erano dentro la Piazza era Bacelardo figliuolo d'Umfredo, il quale dopo aver inutilmente aspettato gli ajuti dell'Imperadore di Costantinopoli tornossene in Puglia, e cercava per ogni parte di vendicarsi di suo zio; e per questo motivo egli era entrato in Salerno, affine di soccorrere Gisulfo, ma temendo di sperimentare il rigore del Guiscardo, s'egli cadeva nelle sue mani, fuggissene la notte; ed andò a ricovrarsi in una Piazza vicina, chiamata Sanseverino, che gli aprì le porte. Il Duca scrisse al Conte Ruggiero, che venisse al più presto da Sicilia ad assediar Sanseverino, fin tanto ch'egli fosse venuto a fine della spedizione di Salerno. Ma non si tardò molto ad espugnarlo, poichè le mura della città cominciarono ad aprirsi per tutte le parti, e gli abitanti stessi vennero ad invitar Roberto ad entrare per la più larga breccia, affine di prevenire ancora le disgrazie d'una Piazza presa per assalto. Gisulfo intanto non si rese per questo, ma si difese nella Cittadella; ma assalito più ferocemente dal Guiscardo, alla perfine fu obbligato di mostrare altrettanta sommissione, quanta fierezza avea prima mostrata: egli si rese alla clemenza del vincitore, e dimandogli per ogni grazia quella della sua libertà; fugli conceduta, essendosi prima ritirato in Monte Cassino, da poi si ricovrò sotto la protezione di Papa Gregorio VII, il quale nella Campagna romana gli assegnò alcune terre, ove potesse abitare, non lasciando intanto egli di appellarsi Principe di Salerno, Duca di Puglia e di Calabria, come suo padre Guaimaro, non già di Sicilia, come per isbaglio si legge nello Stemma de' Principi di Salerno del Pellegrino.