Agostino Inveges, oltre a queste ragioni, rapporta, che fu mosso Ruggiero a chiamarsi Gran Conte, perchè egli avea creato Simone suo figliuolo Conte di Butera; e cominciandosi già in Sicilia ad introdursi l'uso de' Feudi e de' Contadi; ed essere decorati di questi titoli i figli, i nepoti e' vassalli del Conte, per distinguersi da costoro, cominciasse a sottoscriversi con questo nuovo titolo Magnus Comes Calabriae, et Siciliae.

Ma ciò che maggiormente fece rilucere la potenza di Ruggiero G. Conte di Sicilia, fu l'impresa di Capua. Riccardo figliuolo di Giordano, che discacciato da Capua, erasi ritirato in Aversa, non potendo per se solo ricuperar Capua, lo richiese di soccorso, e della sua protezione: promettendogli, in riconoscenza di questo importante aiuto, di farsi suo uom ligio, e fargli omaggio de' suoi Stati[348].

Ed aggiunge Malaterra[349], che Riccardo oltre la promessa fatta di prestargli omaggio, in ricompensa gli avesse anche offerta Napoli, la qual città dovea ancora conquistarsi. E molto a proposito avverte Inveges, che non si sa donde nascesse a Riccardo questa ragione di così disporre di Napoli, che in questi tempi si governava da' suoi propri Duchi in forma di Repubblica. Il Conte non fu insensibile a queste offerte; poichè tosto unendo una sua armata, venne verso Capua, ove il Duca di Puglia suo nipote, e Riccardo eransi già uniti per assediarla: egli prima di cominciar l'assedio fece predare tutta la vicina Campagna: da poi strinse la città minacciando agli abitanti la lor ruina se non si rendessero[350]. In questo, avendo Urbano II inteso il pericolo de' Capuani, venne tosto al campo ov'erano questi Principi per ottenere da essi la pace, ed impedire la rovina di quella città. Egli fu ricevuto magnificamente da que' Principi, i quali consentirono di rimettere i loro interessi nelle sue mani, purchè i ribelli volessero far il medesimo, del che fu avvertito il Papa, che non farebbero punto. Con tutto ciò volle Urbano tentare di ridurgli, ed entrato nella città, ancorchè gli dessero parola di volerlo fare, quando si venne all'effetto, rifiutarono di voler rendere la città a chi si sia. Il Papa pentitosi d'essersi mosso per loro cagione, se ne ritornò indietro, niente curandosi di ciò avrebbe potuto di male accadergli. L'assedio si strinse per ciò più fortemente, ed Iddio in questo punto fece al Conte di Sicilia segnalatissimi favori; poichè la Contessa Adelaide sua sposa, che in quell'impresa avealo seguitato, vi divenne gravida. Si sgravò del parto in Melito di Calabria in decembre di quest'anno 1097, ovvero, come altri rapportano, in febbraio dell'anno seguente, e diè alla luce un figliuolo, il quale fu battezzato per mano di S. Brunone fondatore dell'Ordine de' Certosini, col quale il Conte, per la gran fama che teneva di santità, avea strettissima amicizia, ed egli fu il primo, che stabilì nella Calabria quell'Ordine nascente, di cui si mostrò sempre protettore.

Al fanciullo fu posto nome Ruggiero: quegli che per le famose sue gesta fu il I Re di Sicilia. Errano perciò il Fazello, che scrisse questo Eroe esser nato in Salerno; e Pirri, che anticipando due anni questa nascita, nel 1095 lo dice nato in Sicilia. Il secondo favore, che Ruggiero ricevette dal Cielo per l'intercessione di S. Brunone fu l'essere stato liberato d'un tradimento, che un Greco appellato Sergio, aveagli macchinato; ma l'aver il Conte ripressa questa congiura col sangue de' congiurati, intimorì in guisa gli assediati, che tosto la Piazza fu resa, e restituita al Principe Riccardo: usò gran clemenza co' medesimi secondo il consiglio che glie ne diede il Conte, talmente che si contentò d'eleggere il suo soggiorno in una delle torri più alte della cittadella, ove entrò trionfante; onde ristabilito nel Principato di Capua, riconoscendo quest'importante conquista da' due Ruggieri, fece loro in segno di gratitudine ogni onore, e come uomo ligio giurò loro omaggio.

Questi due Principi spediti da quest'impresa si ritirarono unitamente in Salerno ove si trattennero insieme per qualche tempo. Meditava il Duca di Puglia, sopra le altre città de' suoi dominj in Italia, trasciegliere Salerno per sua sede regia, siccome avea pensato anche Roberto Guiscardo, conquistata che l'ebbe, di costituirla città metropoli, non altramente, che per quello riguarda la politia ecclesiastica, avea fatto il Pontefice Giovanni XIII. Perciò la sua più lunga residenza la faceva in Salerno[351]; il di cui esempio seguirono da poi i suoi successori. Quivi ospiziò il suo zio colla Contessa e col picciolo figliuolo poc'anzi natogli, il quale gli fu successore ne' suoi dominj.

CAPITOLO VIII. Urbano II fa suo Legato il Conte Ruggiero, onde ebbe origine la Monarchia di Sicilia.

Urbano II per congratularsi con questi Principi del buon successo della loro spedizione di Capua, venne a trovargli in Salerno, e volendo in ricompensa di tanti benefizi prestati alla Sede Appostolica, mostrarsi loro grato, creò Ruggiero suo Legato in Sicilia. In quest'anno 1098, ed in questo Congresso fu istromentata quella Bolla, di cui non vi è memoria che sia stata conceduta ad alcun altro Principe della Cristianità, per cui vanta la Sicilia la sua Monarchia, e per cui s'è preteso, che i successori del G. Conte Ruggiero fossero padroni ne' loro Stati, così dello spirituale, come del temporale.

Erasi introdotto costume da' Pontefici romani di spedir loro Legati appostolici in varie province dell'Orbe cristiano; e n'ebbero di varie sorte. Alcuni che erano i più eminenti, ed a' quali era conceduta più ampia e particolar giurisdizione, eran chiamati Legati a latere, poichè dal Concistoro e Collegio de' Cardinali, che sedevano a lato del Pontefice, erano prescelti, e perciò Laterali chiamogli Ivone Carnotense in una lettera[352] ch'e' scrisse a Pascale II. Altri erano o Vescovi, o Diaconi della Chiesa romana, i quali erano destinati dal Pontefice per Legati presso gl'Imperadori o Regi, i quali non aveano altra incumbenza, se non nella Corte di que' Principi di proccurar i negozi della Sede Appostolica, ed invigilare per gl'interessi della medesima, e questi presso gli antichi si dissero Apocrisiarii, ovvero Responsales. Ma fu ancora da poi introdotta un'altra sorta di Legati, che si chiamavano Provinciali. Questi per lo più erano Vescovi o Arcivescovi delle province istesse ove reggevano le loro Cattedre, ai quali come Legati della Sede Appostolica veniva data molta autorità e giurisdizione, e conceduti vari privilegi da potersene valere co' loro provinciali, e sovente la Legazione si dava alla Cattedra, non alla persona. Così l'Arcivescovo d'Arles era Primate e Legato delle Gallie in vigore d'un antichissimo privilegio conceduto a quella sede, e confermato da poi da Ormisda e da Gregorio I, e dagli altri romani Pontefici[353]. Così ancora l'Arcivescovo di Cantorberì era Primate e Legato d'Inghilterra per un privilegio, che Innocenzo II concedè a Teobaldo Arcivescovo di quella città, ed a' suoi successori; onde è che in Inghilterra questi erano appellati Legati nati, come ci testimonia Polidoro Virgilio[354], poichè non alla persona, ma alla Cattedra fu tal privilegio conceduto. Siccome il Vescovo di Pisa, ed i suoi successori, da Gregorio VII furono dichiarati Legati della Santa Sede nell'isola di Corsica.

Si davano ancora queste Legazioni in alcune province dell'Orbe cristiano, non già alle Cattedre, ma alle persone, destinando i Sommi Pontefici certe persone per Legati in vari luoghi. Così Lione il Grande costituì Anastasio Vescovo di Tessalonica Vicario della Sede Appostolica per l'Oriente, e nelle regioni dell'Affrica. Gelasio I, per l'Egitto elesse Acacio. Ormisda per la Betica, e per la Lusitania Salustio Vescovo di Siviglia; e per le Gallie l'istesso Pontefice costituì suo Vicario Remigio di Rems, senza derogare al privilegio dell'Arcivescovo d'Arles: Ormisda istesso elesse il Vescovo Giovanni per tutta la Spagna. Vigilio creò per l'Illirico, il Vescovo di Locrida, siccome fece anche Gregorio I. Martino I costituì Giovanni Vescovo di Filadelfo per Legato nell'Oriente contro i Monoteliti. E sopra tutte le altre province la Francia ebbe molti di questi Legati ne' tempi di Carlo Martello, di Carlo il Calvo, e più ne' tempi ne' quali siamo, sotto Gregorio VII ed Urbano II, tanto che per la frequenza di questi Legati s'estinsero in gran parte le ragioni e preminenze di Legato e di Primate nell'Arcivescovo d'Arles; e non solo i romani Pontefici vi mandavano Legati perchè presiedessero a tutta la Gallia; ma ancora a certe province vi mandavano particolari Legati, come nell'Aquitania, de' quali Alteserra[355] ne rapporta un numero ben grande.

Questi Legati per lunga esperienza si conobbe, che recavano alle Province, ov'erano dirizzati, danni, e molestie insopportabili[356], poichè oltre di scemarsi con ciò l'autorità e la giurisdizione de' Vescovi e de' Metropolitani, traendo a se tutte le cause, e sovente inquirendo e conoscendo delle cause e delitti de' medesimi Prelati, per la loro avarizia e fasto tenevano depressi i Vescovi e tutto l'Ordine ecclesiastico, onde vennero in tanta abbominazione a' provinciali, che ricorsero a' loro Re, perchè vi dessero riparo. Per la qual cosa i Principi d'Europa proccuravano o di non ricevergli affatto, ovvero di non ricevere se non quelli ch'essi volevano. In Inghilterra perciò fu fatta convenzione fra Urbano II col Re Guglielmo, per la quale fu stabilito, che niun Legato si ricevesse in quell'isola, se non colui che voleva il Re[357]. In Francia i loro eccessi furon tali, che finalmente si risolvettero i Vescovi di supplicare il Papa, che gli togliesse affatto per ristoro delle loro diocesi; siccome in fatti ottennero, che non più si mandassero, onde risorse la potestà de' Metropolitani e de' Primati in quella provincia, e si pose quiete in quel Regno. L'Imperador Federico in Alemagna con suo editto ordinò, che non si ricevessero affatto. Nella Scozia vi è legge stabilita nel 1188 approvata da' Pontefici Clemente III, Innocenzio III ed Onorio III che proibisce poter alcuno ivi esercitare il diritto di Legazione, se non fosse Scozzese; ed il simile si legge per le Spagne.