Ma non minore fu in ciò l'errore del nostro Andrea d'Isernia, il quale reputando, e con verità, che le Costituzioni, che stabilì Lotario in quest'anno in Roma, non potevano obbligare queste nostre province, le quali da Ruggiero s'erano affatto all'Imperio sottratte, non potè darsi a credere che fra i Sapienti delle altre città di Italia, che intervennero in quella Assemblea co' Duchi, Marchesi ed altri Baroni della medesima, come di Milano, Pavia, Cremona, Mantova, Verona, Trivigi, Padua, Vicenza, Parma, Lucca e Pisa, vi avessero potuto anche intervenire quelli della città di Siponto, come si legge in quella Costituzione: città a questi tempi ancor celebre della Puglia, come da' precedenti libri di questa Istoria s'è potuto in più occasioni notare, la quale al dominio di Ruggiero era sottoposta: onde si diede ad indovinare, o che il luogo fosse corrotto, ed in vece di Syponti, dovesse leggersi Senarum, ovvero (ciò che deve condonarsi alla rozzezza di quel secolo nel quale scrisse) che vi fossero un'altra città in Lombardia, o nella Toscana chiamata Siponto. Poichè niente strano deve sembrare, che vi fossero in quella Radunanza intervenuti ancora i Sapienti di Siponto, a chi considera, che quella si tenne in tempo nel quale, se bene quelle province, che oggi compongono il nostro Regno, fossero state già da Ruggiero all'Imperio sottratte; nulladimeno per la congiura in questo tempo ordita dai Baroni contro questo Principe, i quali seguendo il partito di Roberto Principe di Capua, e di Rainulfo Conte d'Avellino eransi ribellati, ed aveano costretto Ruggiero ad abbandonar la Puglia, e di ritirarsi in Sicilia per unire le sue armate e reprimere la ribellione, come da poi fece: non potè Ruggiero impedire la loro andata in Roma, li quali tanto più si resero animosi contro di lui, quando intesero che Lotario era colà giunto per movere, insieme uniti, guerra contro di lui: e perciò non poterono i Sapienti di Siponto, allora ribelli, recar pregiudicio a Ruggiero, in maniera che fossero obbligati i di lui vassalli osservare quella Costituzione di Lotario suo inimico, come diremo ad altro proposito.
Ma tanti apparati di guerra e tanti inimici di Ruggiero insieme aggiunti, non poterono mai costernare l'animo di questo invitto Principe: egli tornato da Sicilia con poderose armate, dopo varia fortuna, che lo rese ora perdente, ora vincente, finalmente dissipò i suoi inimici: obbligò Lotario a tornarsene senza alcun frutto in Alemagna: costrinse Innocenzio a ritirarsi di nuovo in Pisa, ove celebrò un altro Concilio. Abbattè l'orgoglio di Rainulfo e di Roberto; e repressa la ribellione de' Baroni di Puglia, restituì questa provincia alla sua ubbidienza: e niente altro rimaneva perchè tutto questo Reame passasse sotto la sua dominazione, fuorchè Napoli, Benevento e Capua, e gli Stati del Conte Rainulfo; onde fermato in Salerno, alla conquista di queste città fu totalmente rivolto, e sopra ogni altra di Capua e di Napoli; onde a tal fine fece ritorno in Sicilia per approntar nuove forze per conquistarle.
Il Principe Roberto, che ben prevedea il male, che gli soprastava, non tralasciò ogni sforzo per impedirlo, s'unì co' Pisani, e gito in Pisa ottenne da' medesimi valido soccorso di molte navi e soldati[465]. Proccurò anche che a' Pisani si unissero in suo ajuto i Genovesi, ed i Veneziani; onde ritornato nel Principato di Capua, andossene in Napoli, ove fu caramente ricevuto da Sergio, e dal Conte Rainulfo che in questa Piazza erasi ritirato. Espose a' medesimi la lega, che nuovamente avea conchiusa in Pisa in presenza d'Innocenzio co' Pisani, Genovesi e Veneziani, e come avea promesso a' Pisani, acciocchè fossero venuti in suo soccorso, tremila libbre d'argento. Fu con gran giubbilo intesa da Sergio, e da' suoi confederati questa novella, onde senza frapporvi dimora, tolsero ambedue gli argenti delle Chiese di Napoli e di Capua, e fattane quella somma di moneta, prestamente la mandarono a' Pisani.
Ma ecco che mentre costoro così si sforzano di resistere a Ruggiero, che questo Principe ritornando da Sicilia con sessanta galee, giunge in Salerno, e tosto sopra Napoli pose l'assedio; ma difendendosi questa città con estremo valore, abbandonolla, e verso Capua drizzò li suoi eserciti; ed avendo presa Nocera, e molti altri castelli di quel contorno, fu Capua assalita, la quale incontanente gli si rese[466]. Il Re entrato in quella, vi fu a grande onor ricevuto, ed avendo dopo breve contrasto conquistati gli altri luoghi del Principato, tornò di nuovo a cinger Napoli di stretto assedio.
Ecco come in quest'anno 1135 Ruggiero dopo varj casi unì agli altri suoi Stati il Principato di Capua, del quale aveane già avuta l'investitura da Anacleto. Egli poco da poi ne investì Anfuso suo figliuolo, dandogli di sua mano lo Stendardo, ch'era a questi tempi la cerimonia, che s'accostumava nelle investiture; e fu perciò Anfuso da' Capuani per lor Principe salutato, giurandogli fedeltà. Ma egli è ben da notare, che i Capuani giurarono fedeltà ad Anfuso, salva tamen Regis, et filii ejus Rogerii (Ducis Apuliae) fidelitate, qui ei in Regnum successurus erat, come rapporta l'Abate Telesino; poichè avendo Ruggiero al suo Regno unito il Principato di Capua, ancorchè ne avesse investito Anfuso, non volle però che lo reggesse independentemente dalla Corona, e da lui, e dal suo figliuolo Ruggiero Duca di Puglia, dichiarato successore del Regno.
Avea il Re Ruggiero dalla sua prima moglie, che fu Alberia figliuola d'Alfonso Re di Spagna, generati cinque figliuoli. Il primo, che dovea succedergli al Regno, ed il quale il padre l'avea perciò istituito Duca di Puglia, fu chiamato Ruggiero[467]; ma questi essendo a lui premorto nell'anno 1148 diede luogo agli altri suoi fratelli secondogeniti alla successione. Da questo Ruggiero narrasi, che fosse nato Tancredi, quegli, che succedè al Regno di Sicilia, riputato suo figliuolo bastardo, come si dirà più innanzi. Il secondo fu Tancredi, al quale il padre avea assignato il Principato di Bari, o veramente di Taranto, perchè allora non avea acquistato ancora quel di Capua: e questi pure prima di tutti gli altri suoi fratelli, premorì al padre prima dell'anno 1144.
Il terzo fu questo Anfuso, o come altri dicono Alfuso, onde Girolamo Zurita suspica che lo dicessero così dal nome d'Alfonso Re di Spagna suo avo materno: ma Wolfgango Lazio[468] è di parere, che sia nome Goto, derivato da Idelfonso, e questo da Hildibrunzo, vocabolo gotico, a favore scilicet et amore foederis. Costui da Ruggiero in quest'anno 1135 fu creato Principe di Capua; il quale poco da poi nell'anno 1139 essendo già passato il Ducato napoletano sotto la sua dominazione, fu fatto anche Duca di Napoli, secondo che scrive il Pellegrino; ma questi seguitò la sorte degli altri suoi fratelli maggiori, poichè premorendo pure al padre, finì li giorni suoi nel medesimo anno 1144.
Il quarto fu Guglielmo I quegli che dopo la morte d'Anfuso creato dal padre Principe di Capua e Duca di Napoli, e morto da poi Ruggiero altro suo fratello, fatto Duca di Puglia in suo luogo; finalmente nell'anno 1151 fu da Ruggiero assunto per suo Collega al Regno, e fu coronato e dichiarato suo successore; siccome morto suo padre gli successe, e per più anni tenne il Regno di Sicilia e di Puglia; poichè Errico altro suo fratello morì giovanetto vivente il padre avanti la morte di Ruggiero suo maggior fratello.
Ebbe Ruggiero altre mogli: Sibilla sorella del Duca di Borgogna, dalla quale presso i più diligenti Scrittori non si legge che avesse procreati figliuoli: Beatrice, dalla quale gli nacque Costanza, quella che destinata a cose più grandi con varie vicende si vide moglie d'Errico VI Imperadore, e dalla quale nacque il famoso Federico II. le cui gesta saranno ben ampio soggetto di quest'Istoria. E vi sono chi a queste tre mogli di Ruggiero aggiunge la quarta, che dicono essere stata N. sorella d'Anacleto, della famiglia di Pier Lione; e la quinta chiamata Airolda figliuola del Conte de' Marsi[469].
Ma mentre Ruggiero tenendo assediata Napoli, per mare travagliava questa città, scorgendo, che per l'estremo valore de' suoi cittadini non era per rendersi così subito, partissi dall'assedio, lasciando a' suoi Capitani la cura di quello, ed egli in Salerno fece ritorno; ove imbarcatosi sopra la sua armata passò in Sicilia per poter nella vegnente primavera ritornar con esercito più numeroso ad espugnarla, siccome narra Alessandro Abate di S. Salvatore della Valle Telesia, il quale qui termina i quattro libri della sua latina istoria normanna.