Ma se mai di Lotario fossevi stata legge, che ciò comandasse, quella certamente nelle nostre province, ch'erano sotto la dominazione del Re Ruggiero suo inimico, non avrebbe avuto alcun vigore. Questo Principe, come qui a poco vedremo, ricuperò ben tosto tutte quelle province, che Lotario avea invase, e debellò tutti i suoi nemici, riunendole al suo Regno di Sicilia, che stabilito in forma di vera Monarchia non ubbidiva altre leggi, se non quelle, che i Longobardi v'introdussero, e quelle che egli stabilì da poi. E ciò non pur accadde imperando Lotario, e durante il Regno di Ruggiero, ma anche nel tempo de' Re normanni suoi successori, i quali continuando perpetua guerra con Corrado e Federico I che a Lotario successero, non permisero mai, che le costoro leggi fossero in queste province osservate, e che avessero alcuna forza ed autorità; ed in fatti come più innanzi vedrassi, non per le leggi romane contenute in questi libri, ma per le leggi longobarde, e per le romane, che come per tradizione erano ritenute da questi Popoli, si decidevano le liti. Nè appresso di noi vi fu anche occasione che questi libri si potessero leggere nelle nostre pubbliche Scuole; poichè insino a Federico II gran fautore delle lettere, che l'introdusse in Napoli, noi non avevamo Accademie; nè se non ne' tempi più bassi, essendo gli ultimi a seguitare l'esempio delle altre città d'Italia, cominciarono in queste province gli studj di questi libri, e ad allegarsi nel Foro più per forza di ragione, che di legge, come si vedrà nel corso di quest'Istoria.
CAPITOLO III. Il Re Ruggiero prosiegue la guerra con Innocenzio: morte d'Anacleto, seguita poco da poi da quella di Lotario Imperadore, e di Rainulfo Duca di Puglia: Ruggiero ricupera le città perdute; e tutte queste province col Ducato napoletano al suo Imperio si sottomettono. Innocenzio è fatto prigione, e pace indi seguita tra lui e 'l Re, al quale finalmente concede l'investitura del Regno.
Espugnata da' Pisani Amalfi, e gli altri luoghi di quel contorno, ordinò Lotario a' medesimi, che andassero ad oste a Salerno, alla quale impresa fece anche venir da Napoli il Duca Sergio, e da Capua il Principe Roberto, ed egli v'inviò il Duca Rainulfo con mille de' suoi Alemanni; dalle quali genti insieme unite, fu strettamente Salerno assediato.
Era questa città difesa da Roberto Cancelliero del Re Ruggiero, il quale non teneva altra milizia per difender quest'importante Piazza, che solo quattrocento soldati con alcuni Baroni de' circonvicini castelli; ma al picciol presidio suppliva la fede e l'amor de' Salernitani verso Ruggiero, i quali per essere stati lungo tempo sotto il dominio di quel Re, gli erano come a loro antico Signore fedelissimi. S'aggiungeva ancora la gratitudine per la quale erano tanto obbligati a questo Principe, da cui sopra tutti gli altri erano stimati, ed in gran pregio tenuti, avendo scelta tra tutte le città di questo Regno, Salerno per fede della sua regal Corte; e siccome nell'isola di Sicilia egli avea posta la sua residenza in Palermo, così quando era obbligato per gli affari di queste province di passare il Faro, non altrove, che in Salerno faceva dimora. Per le quali cagioni con molto valore si difendevano dagli insulti degli assalitori; tanto che i Pisani, sperimentata la loro fortezza, per vincer la loro costanza fecero comporre una macchina per isforzar le mura della città, della quale ebber tanto spavento i Salernitani, che cominciarono a disperar della difesa; onde essendo sopraggiunti all'assediata città il Pontefice e l'Imperadore, i Salernitani inviando a Cesare loro messaggi si sottoposero a lui, con condizione, che i soldati stranieri potessero girne ove lor meglio gradiva, onde alcuni d'essi partirono, ed altri insieme co' Baroni e Capitani, che colà erano, si ritirarono alla Rocca della città, valorosamente mantenendola sotto il dominio del lor Signore. I Pisani avendo saputo essersi i Salernitani resi all'Imperadore, ed essere stati da lui ricevuti senza dirne nulla a loro, sdegnati fieramente di tal dispregio, arsero tantosto le macchine, che avean composte per espugnar Salerno, ed apprestati lor legni volevan ritornare a Pisa; e l'avrebber posto ad esecuzione se il Pontefice, cui molto premea la loro alleanza, non gli avesse con molte preghiere, e con larghe promesse trattenuti; ma sì fatta discordia cagionò, che non s'espugnasse la Rocca, la quale perciò rimase alla divozione di Ruggiero.
Maggiori furono le discordie, che nacquero per questa stessa cagione tra l'Imperadore ed Innocenzio, pretendendo questi la città di Salerno appartenersi alla romana Chiesa, e sebbene finora non si sappia per qual particolar ragione, con tutto ciò si vede che Gregorio VII non volle in conto alcuno investirne Ruggiero, siccome nè tampoco gli altri suoi successori, per questo istesso che pretendevano quella città alla Sede Appostolica appartenersi; ma Lotario opponendosi fortemente a tal dimanda, fece che Innocenzio s'acchetasse[508], non volendo quest'accorto Pontefice romper con lui in vantaggio di Ruggiero, il quale da queste discordie avrebbe per se ritratto maggior profitto: non fu però che Innocenzio non sentisse di ciò grave dispiacere, e che non cominciassero perciò gli animi ad alienarsi da quella concordia, nella quale prima erano uniti.
Partirono alla fine (credendo aver terminata la loro spedizione) da queste nostre province Innocenzio e Lotario, il quale avendovi lasciato Rainulfo suo Capitano con molti altri Ufficiali perchè potesser opporsi a Ruggiero, e mantener gli acquisti fatti, se ne andò col Pontefice in Roma, e di là per la via di Toscana prese il cammino per Alemagna[509]. Ma Ruggiero, che infino ad ora cedendo all'impeto di tante procelle, aspettava tempo migliore per riacquistar in uno tratto il perduto, appena ebbe avviso, che Lotario erasi dalla Campagna partito, che ragunò in Sicilia una grossa armata; e come intese ch'egli era in Roma per passar in Alemagna, calò prestamente in Salerno colla sua armata[510]. Tosto si rese questa città al suo antico padrone, e di là gitone ad oste a Nocera, la ripose tantosto sotto il suo dominio, ed il somigliante fece di tutte le terre colà d'intorno, di cui era Signore il Duca Rainulfo. Indi andò sopra Capua, e fieramente sdegnato col Principe Roberto per essere stato il primiero istrumento della venuta di Lotario in Italia, quella prese a forza, e vi fece dare uno spaventevole sacco. Andò poscia col vincitore esercito in Avellino, e quello preso con tutti i circonvicini luoghi, verso Benevento avanzossi. I Beneventani sgomentati anch'essi per la felicità di Ruggiero mandarono parimente a sottoporsi a lui, e lasciando il partito d'Innocenzio, al quale poco anzi aveano giurata fedeltà, aderirono ad Anacleto per far cosa grata al Re, il quale venuto, passò poi a Montesarchio, che tantosto se gli rese: indi entrato nella Puglia cominciò con molto valore a sottoporsi molte città della medesima. Il Duca Rainulfo, come vide Ruggiero entrato nella Puglia, ragunò dalle città di Bari, Trani, Melfi, e da Troja 1500 valorosi soldati, e s'avviò contro Ruggiero, disposto di voler piuttosto morire combattendo, che cedere vilmente al nemico.
Intanto erano pervenuti a notizia d'Innocenzio i progressi di Ruggiero, e vedendo lontano l'Imperadore, e che non vi era da fondar molta speranza nè nel Duca Rainulfo, nè ne' Capitani di Cesare, pensò di mandare al Re Bernardo Abate di Chiaravalle, al quale diede in incombenza di trattar la pace, e di ridurre in concordia il Re col Duca; ma riuscite vane le pratiche di Bernardo in que' tempi molto riguardevole e per la sua dottrina, e molto più per la santità della vita, vennero il Duca ed il Re alle mani, e pugnatosi vigorosamente, restò in questo incontro Ruggiero perdente; ma niente però importandogli tal perdita, ritirato in Salerno, rinvigorisce le sue truppe per di nuovo invadere la Puglia. Non lasciava però l'Abate di Chiaravalle di trattar continuamente col Re per ridurlo in pace col Pontefice; e finalmente ottenne da lui, che venissero tre Cardinali d'Innocenzio, e tre altri d'Anacleto innanzi a lui, perchè udite le ragioni d'amendue, avrebbe poi deliberato quel che gli fosse paruto più convenevole. In effetto Innocenzio gli mandò il Cardinale Aimerico Cancelliere di S. Chiesa, ed il Cardinale Gherardo uomini di molta autorità, insieme coll'Abate Bernardo; ed Anacleto gli mandò similmente tre altri suoi Cardinali, quali furono Matteo parimente suo Cancelliere, Gregorio, e Pietro Pisano uomo riputato in questi tempi di molta eloquenza e dottrina, e molto versato nella Sacra Scrittura[511]. Giunti in Salerno, volle il Re per più giorni sentirgli; indi ragunato tutto il Clero salernitano, e buona parte del suo Popolo coll'Arcivescovo Guglielmo, e gli Abati de' monasteri, postasi la cosa in deliberazione ed in iscrutinio, non si venne mai a conchiuder per opra di Ruggiero, il quale, secondo narra Falcone beneventano, proccurava tirar in lungo queste ragunanze per trattenere con questi trattati di pace Innocenzio ed il Duca Rainulfo, affinchè intanto potesse egli rifarsi de' danni patiti, ed unir nuovo esercito. L'Abate di Bonavalle ed il Cardinal Baronio narrano altrimenti il fatto di ciò che ne scrisse Falcone Autor contemporaneo: dicono aver solo Bernardo con Pietro Pisano trattato quest'accordo con Ruggiero, e che sebbene Pietro restasse convinto dalle ragioni di Bernardo, il Re però non volle unirsi mai con molta pertinacia ad Innocenzio, tanto che obbligò l'Abate di Chiaravalle a partirsi di Salerno, e di ritornare in Roma. Che che ne sia, Ruggiero senza conchiuder niente se ne partì ancora, e salendo su la sua armata andò in Sicilia, per ritornare in Puglia con eserciti più numerosi.
Ma ecco mentr'egli dimorava in Sicilia, in quest'anno 1138 a' 7 di gennaro accadde in Roma purtroppo opportunamente la morte d'Anacleto, la qual fece, che questo scisma, che per otto anni avea travagliata la Chiesa si spegnesse. I figliuoli di Pier Lione, e gli altri seguaci d'Anacleto tosto avvisarono al Re la morte del lor Pontefice, con dimandargli se e' reputava espediente, che se gli creasse successore. Ruggiero, a cui premeva di nudrire simili discordie, perchè il partito d'Innocenzio, al suo contrario, non molto s'avanzasse, rispose che tosto lo creassero: siccome in fatti i Cardinali del partito d'Anacleto unitisi insieme, elessero per successore Gregorio Romano Cardinale de' Santi Appostoli, a cui posero nome Vittore IV. Ma in questo incontro fu tale l'opera dell'Abate Bernardo, che alle sue persuasioni così Vittore, come i suoi Cardinali che l'elessero, si sottoposero ad Innocenzio, ed avendo deposto Vittore tutte le insegne del Papato a' suoi piedi, s'estinse del tutto lo scisma[512] laonde i Romani cotanto si lodarono di Bernardo, che per onorarlo gli diedero perciò il nome di Padre della lor patria; ma egli che faceva profession di Santo, avendo a noja gli onori di questo Mondo, partendosi di Roma, in Francia, al suo monastero di Chiaravalle, fece ritorno. Pietro Diacono[513] che appunto qui termina la sua Giunta alla Cronaca di Lione Ostiense narra in altra guisa il fatto: dice che Innocenzio per mezzo d'uno grosso sborso di denari che diede a' figliuoli di Pier Lione, ed a coloro che gli aderivano, gli trasse alla sua parte: onde i Cardinali, che aveano eletto Vittore, destituti d'ogni ajuto, per dura necessità si sottoposero ad Innocenzio. Vi è chi lo scusa, anche ammesso ciò per vero, dalle colpe di simonia, allegando altri consimili esempli, come fece l'Abate della Noce in questo luogo.
Innocenzio veduti racchetati gli affari di Roma, e libero da tali discordie, rivolse tutti i suoi pensieri contro Ruggiero, ed alla guerra della Puglia; onde gitone ad Albano ragunò grosso esercito per unirsi col Duca Rainulfo: dall'altra parte il Re avendo parimente unite le sue truppe, passò dalla Sicilia a' confini della Puglia per riporre sotto il dominio le rimanenti città di quella provincia. Non mancò il Duca Rainulfo d'opporsi, ma invano, onde il Re all'impresa di Melfi voltò tutti i pensieri, ma non potendo espugnarla per la valida difesa, prese tutti i castelli d'intorno, e dopo ciò tornato a Salerno quindi partissi di nuovo per Sicilia.
Accadde in quest'istesso anno 1138 nella Valle di Trento la morte di Lotario Imperadore: Principe oltre al valor delle armi, dotato di molte virtù, e soprattutto amator delle lettere e del giusto: e merita esser sopra tutti gli altri rinomato, per essersi a' suoi dì restituito in Italia lo splendor delle leggi romane, e permesso che quelle si insegnassero nell'Accademie d'Italia. Cagione, che da poi col correr degli anni riacquistassero tanta autorità, e che si rendessero cotanto chiare e luminose, che oscurate le altre leggi delle altre Nazioni oggi sono la norma di tutte le Genti, e nell'Accademie meritamente tengono il primo luogo e per le quali la più illuminata parte del Mondo si governa. Ed è ben degno, che dagli amatori della legal disciplina sopra tutti gli altri venga d'immense lodi commendato.