(Dalle accuse però, che i Romani portarono all'Imperadore Corrado contro Ruggiero, rapportate da Goldasto[665], si vede, che la concessione della Verga, Sandali ed Anello s'attribuisce a Papa Innocenzio II nell'anno 1140 non già a Lucio II, e molto meno ad Onorio III secondo il parer del Sigonio).

Gli Arnaldisti, che continuavano a travagliar Roma sotto il famoso Arnaldo da Brescia lor Capo, che era stato condannato da Innocenzio II nel Concilio di Laterano, accusarono Lucio a Corrado Re de' Romani, significandogli, che il Papa per mezzo di molta moneta, avea conceduto a Ruggiero queste prerogative, e che s'era perciò con lui, ch'era suo inimico, collegato a suo danno[666].

Fece da poi Ruggiero ritorno in Palermo, ed in questo medesimo tempo gli morì Anfuso Principe di Capua suo figliuolo, il cui Principato egli concedette a Guglielmo, che fece anche Duca di Napoli; e che gli fu poi successore ne' suoi Reami. Agostino Inveges[667] e Camillo Pellegrino[668] rapportano, che fra questi due anni 1142 e 43 gli fosse morto anche Tancredi suo secondogenito Principe di Bari e di Taranto, che fu il primo de' figliuoli che morì, e poi Anfuso terzogenito in quest'anno 1144. Ruggiero in questo medesimo anno tornò in Capua, ove celebrò la primiera generale Assemblea; poichè quella, che avea guari innanzi celebrata in Ariano, fu solo di Prelati e Baroni di Puglia: intervenne nella medesima fra gli altri suoi figliuoli il nominato Guglielmo con gli Arcivescovi, Vescovi ed Abati, ed altri molti Conti e Baroni; nella quale diede molti provvedimenti per lo buon governo del Regno, e compose altresì varie liti, e particolarmente una, ch'era nata fra Giovanni Vescovo di Aversa, e Gualtieri Abate di S. Lorenzo della medesima città sopra la pescagione del lago di Patria[669]; ed il diploma è rapportato dal Chioccarelli[670].

Morì poco da poi nell'anno 1145 in Roma Papa Lucio II, e Bernardo Abate di S. Anastagio, discepolo di S. Bernardo, fu eletto in suo luogo da' Cardinali, sotto nome di Eugenio III, il quale con tutto che i Romani e gli Arnaldisti non cessassero di inquietarlo, avendo avviso che in Soria le cose de' Cristiani andavano di male in peggio, si rivolse a soccorrere quei santi luoghi, e per mezzo delle sue lettere e delle persuasioni di S. Bernardo mosse l'Imperador Corrado e Lodovico Re di Francia a gire con grande e poderosa armata in Terra Santa. Ruggiero non volle entrare a parte in questa lega, perchè si faceva per conservare il Regno di Gerusalemme a Balduino III quando egli, come fu detto, era stato sempre istigato da Adelaida sua madre alla conquista del medesimo; onde avendo posti i suoi Regni in tranquilla e sicura pace, per esser egli d'animo grande ed avido di regnare, pensò stendere le sue conquiste in altre più remote parti. Si accinse per tanto all'impresa dell'Affrica, ed avendo ragunata in Sicilia una grande armata se ne passò con essa nel Reame di Tunisi, ed assaltato quel Re, gli tolse la città di Tripoli, Affrica, Stace e Cassia, e 'l travagliò di modo anche negli altri luoghi del Regno, che il costrinse, pacificandosi con lui a pagargli ogni anno il tributo[671], che per trenta anni continui così a lui, come al suo figliuolo Guglielmo fu pagato; onde avvenne come rapporta Inveges[672], che la Chiesa tripolitana d'Affrica si rendesse suffraganea a quella di Palermo. Ruggiero tutto glorioso per aversi reso tributario il Re di Tripoli, per sua impresa militare si servì di quel verso, che lo fece anche scolpire nella sua spada:

Appulus, et Calaber, Siculus mihi servit, et Afer.

Portò ancora le sue vittoriose armi in Grecia; poichè essendo a questi tempi morto l'Imperador Calojanne, e succeduto nell'Imperio Emanuele suo figliuolo, questi inviò suoi Ambasciadori al Re, richiedendolo d'imparentarsi seco, e Ruggiero per porre in effetto tal domanda, inviò in Costantinopoli altresì suoi messaggieri; ma il perfido Greco cangiatosi di pensiero, dopo avergli un pezzo tenuti a bada, fece anche porgli in prigione; di che fortemente sdegnatosi Ruggiero, posto insieme grosso stuolo di vascelli in Otranto, gl'inviò con molti suoi baroni in Grecia, sotto il comando di Giorgio d'Antiochia suo Grand'Ammiraglio, il quale presa la città di Mutine, assaltò l'isola di Corfù; e passato quindi colla sua armata alla Morea, e da poi scorrendo nel seno Saronico appresso Cenerea Porto di Corinto, pose a ferro e fuoco tutti que' campi; indi diede il guasto in tutta l'Acaia e ruinò Tebe, nè lasciò luogo alcuno ne' contorni di Negroponte, nè di Boezia che non danneggiasse; donde, oltre alle ricche prede, trasse parimenti i Maestri, che sapeano comporre drappi di seta e seco poscia in Sicilia, ed in queste nostre province gli condusse, non essendo prima di que' tempi pervenuta notizia di tal arte in Italia; e se non fosse stato impedito da' Veneziani, i quali richiesti dall'Imperador Emanuele erano venuti con sessanta galee in suo soccorso e l'obbligarono a tornarsene in Sicilia, avrebbe portato le sue vittoriose insegne insin sotto le mura di Costantinopoli.

Ma tutti questi trionfi furono conturbati dalla morte d'Errico suo quintogenito, rimanendogli ora, di tanti figliuoli, sol due, Ruggiero Duca di Puglia e Guglielmo Duca di Napoli e Principe di Capua. Camillo Pellegrino dice, Errico esser morto in età molto infantile, ma con manifesto errore, poichè se fu figliuolo della Regina Albiria, e questa morì nell'anno 1134, per certo Errico a questo tempo era almeno giovanetto di 14 anni. E s'accrebbero i travagli, quando scoverse, che l'Imperador Corrado in quest'anno 1149 s'era a suoi danni confederato coll'Imperador Emanuele, e quando poco da poi nel medesimo anno gli morì Ruggiero Duca di Puglia; vedendosi tra pochi anni privo di quattro figliuoli, rimanendogli solo Guglielmo, al quale per la morte di Ruggiero diede il Ducato di Puglia[673]. Pensò il vedovo Re casarsi perciò di nuovo, e prese per moglie Sibilia sorella del Duca di Borgogna; ma questa Principessa nell'anno seguente 1150 trapassò anch'ella in Salerno, e fu sepolta nella chiesa della Trinità della Cava, dove ancor ora s'addita il suo tumulo[674].

§. I. Coronazione di Guglielmo I, e morte di Papa Eugenio e dell'Imperador Corrado, a cui succedette Federico Barbarossa.

Ruggiero vedutosi così solo assunse per suo collega Guglielmo, e lo fece coronare ed ungere Re di Sicilia in Palermo in quest'istesso anno 1150 la qual cerimonia si fece da Ugone Arcivescovo di Palermo, onde Inveges[675] rapporta, che se bene la famiglia Caravella pretenda esser di suo diritto il coronare i Re di Sicilia, i Palermitani però glie lo contrastano, dicendo questa ragione non esser d'altri, che del loro Arcivescovo. Che che ne sia, dal 1150 nelle scritture si noverano gli anni del Regno di Guglielmo, nel quale il padre l'associò. E Ruggiero, morta Sibilia così di repente, senza che vi avesse potuto generar figliuoli, tornò a maritarsi, e prese per moglie Beatrice sorella del Conte di Retesta, la quale dopo la sua morte rimanendo gravida gli partorì Costanza che tolse per marito, essendo d'anni 30 e non mai stata monaca, come con errore hanno scritto multi Autori, Errico di Svevia, che per sua cagione divenne poscia Re di Sicilia, come al suo luogo più diffusamente diremo; quindi si vede quanto fosse favoloso ciò che si narra di Ruggiero e delle richieste da lui fatte all'Abate Gioachimo intorno a' vaticinj, che si contano fatti dal medesimo sopra Costanza; ond'è, che altri, come il Villani, non a Ruggiero, ma a Guglielmo riferiscono quegli avvenimenti.

Morì nel seguente anno 1151 l'Imperador Corrado in Alemagna nella città di Bamberga, non senza sospetto che fosse stato avvelenato per opra di Ruggiero, per l'inimicizia che sempre tennero fra di loro, siccome tutti gl'Imperadori ebbero co' Re di Sicilia, per conciliar i quali non bastarono le interposizioni di Pietro Abate di Clugnì, uomo in questi tempi per la sua bontà e dottrina assai celebre e rinomato. Fu eletto successore il suo nipote Federico Duca di Svevia detto Barbarossa prode e savio Principe, i cui fatti ci somministreranno ben ampio soggetto nel seguente libro.