Noi a tempo de' Normanni non abbiamo riscontri di questi minori Ufficiali, ma sì bene del Gran Siniscalco, che si disse così per esser il maggiore, e sopra tutti gli altri Siniscalchi minori dell'Ospizio regio; e se bene a' tempi di Ruggiero non abbiamo fra le reliquie dell'antichità, chi fosse stato suo Gran Siniscalco; egli è però che in tempo di Guglielmo I suo successore leggiamo suo Gran Siniscalco Simone cognato del famoso Majone, di cui abbiamo anche memoria presso il Pellegrino[658] al quale anche Guglielmo diede il governo della Puglia[659]; onde non è da dubitare, che quest'Ufficio insieme con gli altri fosse da' Normanni introdotto fra di noi.
Ma siccome ciò è vero, così anche è certissimo, che in tempo degli Angioini, e particolarmente di Carlo II ricevè miglior forma, e su 'l quale furono dati varj provedimenti, e stabilito nuovo modo, e dategli altre incumbenze, secondo la Tabella stabilita per quest'Ufficio, che rapporta Freccia; ond'è che in Napoli si videro sorgere quegli altri Ufficj minori della casa del Re, dipendenti dal Gran Siniscalco: e la ragione si fu, perch'avendo Carlo I d'Angiò fermata la sua regia sede in Napoli, il Gran Siniscalco si distinse sopra tutti gli altri Ufficiali della casa reale, che furono molti: abbiamo perciò nel Regno di questi Angioini sovente memoria de' Maggiordomi della casa reale, de' Maestri de' cavalli regi, de' Maestri Panettieri regi, dei Maestri de' Palafrenieri e della scuderia regia, de' Maestri dell'Ospizio regio, de' Maestri delle razze regie, de' Maestri Massari, e de' Siniscalchi dell'Ospizio regio, siccome ne' tempi di Giovanna I leggiamo: Phichillus Gaetanus Reginalis hospitii Senescallus; e sotto Carlo III si legge: Nobilis vir Bartholomeus Tomacellus miles Regii hospitii Senescallus; e sotto Ladislao si trova Paolino Scaglione Siniscalco dell'Ospizio di detto Re ed altri rapportati dal Tutini[660]. Così ancora Ufficiali della casa del Re subordinati al Gran Siniscalco erano il Preposito della cucina del Re: il Preposito della buccellaria regia. Il Giudice dell'Ospizio regio. I Ciambellani Regj. I Valletti della Nappa del Re. I Cacciatori Regj. Il Custode degli uccelli del Re. I Falconieri del Re, ed altri, de' quali ci tornerà occasione di favellare nel Regno di questi Principi più distesamente.
Ma siccome ne' tempi degli Angioini il Siniscalco per li tanti Ufficiali a se sottoposti fu nel maggiore incremento e sublimità, e furono le sue prerogative ritenute ancora ne' tempi degli Aragonesi, per cagione che questi Re mantennero la loro residenza in Napoli così da poi passando questo Regno sotto la dominazione degli Austriaci, e perdendo questa città il pregio d'esser sede regia, si scemarono in gran parte le prerogative del Gran Siniscalco, e mancarono molti de' soprannomati Ufficiali della Casa del Re, e finalmente per quest'istessa cagione in progresso di tempo restò presso noi a sol titolo d'onore, senza funzione e senz'esercizio.
Per questa suppressione s'innalzarono molti di quegli Ufficj dipendenti da lui, e ad esser riputati (se bene non delli sette della Corona) almeno de' maggiori del Regno, e ad altri non subordinati, come il Maestro delle razze regie, che chiamarono il Cavallerizzo del Re. Il Gran Montiere Maggiore, ovvero il Maestro della caccia del Re, che sopra i Cacciatori regj, e sopra tutte le foreste del Re e caccie ha la soprantendenza; ed altri de' quali ci tornerà occasione di parlare a più opportuno luogo. Nel che non dobbiamo tralasciar d'avvertire, che siccome di quasi tutti gli Ufficiali sinora annoverati possiamo far qualche paragone ed aver qualche riscontro tra gli Ufficiali nella Notizia dell'Imperio: de' Gran Montieri però non bisogna cercarne de' simiglianti, poichè gl'Imperadori romani non erano inclinati alla caccia, come furono i nostri Re, che reputando quest'esercizio proprio della professione delle armi, alle quali erano inclinati, e che sovente perciò non per ministri, ma per essi guerreggiavano: stimarono per la caccia così rendersi esperti de' siti e positure de' monti, valli, poggi, piani, e fiumi, che regolarmente hanno l'istesse positure, e siti in tutta la terra.
Così oggi presso di noi l'Ufficio del Gran Siniscalco per la lunga assenza de' nostri Re dal Reame, tenendo altrove collocata la regia loro sede, è quasi estinto, ed è sol rimaso a titolo d'onore: ritiene bensì nelle congiunture di qualche Parlamento o pubblica celebrità le sue prerogative e preminenze: veste di porpora, e siede nell'ultimo luogo a' piedi del Re, e tra sette Ufficj della Corona è annoverato.
Ecco come Ruggiero stabilisse il suo Regno; ecco quali fossero le leggi e la politia che v'introdusse, gli Ufficiali per i quali veniva amministrato, e come dopo tanti travagli lo riducesse in una ben ferma e tranquilla pace. Ma non contento il magnanimo suo cuore d'avere stabilita in cotal guisa la Monarchia, fu da poi tutto inteso agli acquisti di nuovi Reami e province, ancorchè poste nelle parti più remote e lontane dell'Affrica.
CAPITOLO VII. Spedizione di Ruggiero in Affrica; sue virtù, e sua morte.
Intanto il Pontefice Innocenzio dopo aver governata quattordici anni la Chiesa romana, il dì 24 di settembre dell'anno 1143 morì in Roma molto afflitto per li travagli, che gli diedero gli Arnaldisti ed i Romani, i quali erano entrati nell'impegno di voler riporre la lor patria nell'antica sua libertà, e di ristorare in Roma l'antico Ordine senatorio ed equestre per abbassare l'Ordine ecclesiastico, e per tal cagione facevan continui tumulti contro il Pontefice.
Fu in suo luogo eletto Guido Castello Cardinale del titolo di S. Marco ed acclamato Papa sotto il nome di Celestino II, il quale, appena erano scorsi sei mesi del suo Ponteficato, che insospettito della grandezza di Ruggiero, tentò di rompere la pace fatta dal suo predecessore con questo Principe; ma sopraggiunto poco da poi, il dì 8 di marzo dell'anno seguente 1144 dalla morte, non potè farlo. Crearono i Cardinali per suo successore Gerardo Caccianemico da Bologna Cardinal di Santa Croce, che si nomò Lucio II.
Questo Pontefice, seguitando le pedate di Celestino ebbe animo non ben pacato con Ruggiero, e proccurando questo Principe d'averlo amico, s'abboccarono insieme nel monastero Cassinense; ma non potendo riuscir l'accordo per le difficoltà, che frapposero i Cardinali, il Re entrò ostilmente nello Stato della Chiesa, prese Terracina, e molti altri luoghi della Campagna di Roma[661]: non ci bisognò altro perchè i Cardinali tosto cedessero alle difficoltà frapposte: venne il Papa subito a concordia, il quale avendo conceduto a Ruggiero molte prerogative, gli fu restituita Terracina con gli altri luoghi perduti. Allora fu che questo Pontefice per maggiormente stabilir la Monarchia di Sicilia, oltre di quello, che a Ruggiero era stato accordato da Urbano II gli concedette l'Anello, i Sandali, lo Scettro, la Mitra e la Dalmatica e che non potesse inviar ne' suoi Reami per Legato se non colui, che egli volesse[662] (quantunque il Sigonio[663] dica, che questi ornamenti furono conceduti a Ruggiero nell'anno seguente 1145 da Onorio III non da Papa Lucio II) onde è che in Sicilia i Re vantano d'esser Signori non men del temporale, che dello spirituale; ed in fatti nelle monete, che fece battere Guglielmo I, dall'un de' lati si vede il Re coronato con corona di quattro raggi, avere la Verga in mano, la Stola o Dalmatica avanti il petto incrocicchiata, ed assiso nel regio Trono mostrare i Sandali[664].