Il Re Tancredi era da Palermo passato di nuovo in Puglia, ove ragunato un Parlamento di suoi Baroni a Termoli, e dato sesto a molti affari del Regno, se n'andò poi in Apruzzi; e debellato il Conte Rainaldo il costrinse venire alla sua ubbidienza. Indi passato a Brindisi conchiuse il maritaggio tra Ruggiero suo figliuolo primogenito, ed Ircoe, detta ancora talvolta Urania, figliuola d'Isaac Imperador greco[140]; e poco stante, venuta da Costantinopoli a Brindisi, si celebrarono nella medesima città pomposamente le nozze. Fece ancora Tancredi coronar quivi Ruggiero Re di Sicilia; onde riflette Inveges[141], che questo fu il primo Re coronato fuori di Palermo; e fatta l'incoronazione se ne tornò Tancredi lietamente a Palermo, avendo conceduto prima del suo partire a Roffredo Abate di Montecassino la Rocca di Evandro e la rocca di Guglielmo.

Ma l'Imperador Errico, tosto che fu coronato in Roma raccolse il suo esercito, ed accompagnato da Costanza sua moglie per la via di Campagna assalì il Reame per conquistarlo; ma Celestino fece tutti i suoi sforzi per frastornarlo dall'impresa, e si sdegnò assai, che per tal cagione movesse guerra a Tancredi, quando del Regno n'era investito da Clemente suo predecessore[142]. Niente però valse l'opera di Celestino, poichè i Tedeschi pervenuti alla Rocca d'Arce, luogo fortissimo posto alle frontiere dello Stato della Chiesa, lo presero per forza d'arme in un subito: il qual avvenimento, siccome rincorò, e diede baldanza a' soldati dell'Imperadore, così all'incontro scemò in gran parte il valor de' Regnicoli; onde Sorella, Atino e Colle, sbigottite, senza aspettar altro assalto, se gli diedero; e Roffredo Abate di Monte Cassino, che gravemente era infermo in letto, con quelli di S. Germano, inviarono a giurargli fedeltà anch'essi; e poco stante Cesare e Costanza ne girono a quel monastero a visitar quel Santuario. Seguitando poi il lor cammino, se gli diedero il Conte di Fondi, e quel di Molise, e passando in Terra di Lavoro si rivolse alla lor parte Guglielmo Conte di Caserta, e le città di Teano, Capua ed Aversa; nè ritrovarono resistenza alcuna sino a Napoli, ove essendosi ricovrato il Conte della Cerra, e non volendo que' cittadini mancar di fede a Tancredi, s'apprestarono francamente alla difesa. Si governava allora questa città da Aligerno, di cui fu quel privilegio spedito agli Amalfitani, come si disse; e sebbene riconoscesse per suo Signore Tancredi, siccome conobbe tutti gli altri Re normanni suoi predecessori, riteneva però quella forma stessa di Governo, che avea prima, che da Ruggiero fosse manomessa. Entrato ora in sua difesa il Conte Riccardo, potè far valida resistenza ad Errico; il quale inviata l'Imperadrice Costanza a Salerno, che in questo mentre era passato sotto la sua dominazione, cinse Napoli d'uno stretto assedio da tutti i lati; ma non perciò fu bastevole a prenderla a patto alcuno, così per la valida difesa del Conte e de' Napoletani, com'ancora perchè negli eccessivi ardori di quella state, infermando per lo soverchio mangiar de' frutti, e per l'intemperie dell'aria in que' luoghi paludosi, i Tedeschi, ne cominciarono a morire in grosso numero, fra' quali morì l'Arcivescovo di Colonia, il cui corpo portarono i famigliari a seppellire in Alemagna; ed ammalatosi alla fine il medesimo Imperadore, veggendo non poter venire a capo della sua impresa, dato a saccomanno tutto il Contado, ed abbruciato ogni sorta d'alberi fruttiferi, lasciò la città libera dall'assedio. Ed avendo lasciata Costanza in Salerno, ed un suo Capitano chiamato Mosca in Cervello, alla guardia del castel di Capua, Diepoldo Alemanno alla Rocca d'Arce, e Corrado di Marlei alla Terra di Sorella; e presi gli ostaggi da que' di S. Germano, i quali recò seco con l'Abate Roffredo, per lo cammin delle terre di Pietro Conte di Celano uscì dal Reame, e s'avviò verso Lombardia per girsene in Alemagna.

Riccardo Conte della Cerra avendo intesa la partita d'Errico, uscì prestamente con suoi soldati da Napoli, e con molti Napoletani, che parimente li seguirono, ed essendo andato a Capua, que' cittadini tosto se gli diedero, uccidendo grosso numero di Tedeschi, che in essa dimoravano, ed assediato il castello, non potendovisi Mosca in Cervello mantenere per difetto di vettovaglie, glielo rese, uscendone libero con tutti i suoi[143]. Indi prese il Conte Atino, Aversa, Teano, e S. Germano con tutte le terre della Badia di Monte Cassino; e richiesto Adenolfo da Caserta Decano del monastero, che v'era rimasto in guardia per l'assenza di Roffredo, a darsegli, non potè a patto alcuno, nè con preghiere, nè per forza recarlo al suo volere. Soggiogò poscia Riccardo Mandra Conte di Molise, e pose in guardia di S. Germano, e di S. Angelo Teodico Masnedam. Per li cui felici progressi sgomentato Riccardo Conte di Fondi, il quale avea comperato dall'Imperadore Sessa e Teano, abbandonando il suo Stato si fuggì in Campagna di Roma: e Tancredi volendo gratificar Aligerno napoletano per li servigi resigli nella difesa di Napoli, donogli il Contado di Fondi, che a Riccardo era stato confiscato.

Ma tutti questi progressi niente sbigottirono Adenolfo Decano Cassinense, il quale non ostante, che Papa Celestino l'avesse perciò scomunicato, ed avesse parimente interdetto il suo monastero[144], pur volle ostinatamente co' suoi Monaci mantenersi nella parte imperiale. Tutto al contrario de' Salernitani, i quali volendo ricuperar la grazia del Re Tancredi, gli dieron presa la Imperadrice Costanza, la quale egli con animo generoso avendo a grand'onore raccolta in Palermo, non molto da poi a richiesta del Papa in libertà la ripose, e con molti doni in compagnia d'Egidio Cardinal d'Aragona al suo marito in Alemagna la rimandò[145].

Fu però con dubbia sorte lungamente guerreggiato in Terra di Lavoro; poichè Adenolfo Decano di Monte Cassino, unite alquante truppe de' suoi, e de' Tedeschi, ricuperò tutte le terre sottoposte al suo monistero; ed avendo da poi l'Imperadore Errico rimandato in Italia l'Abate Roffredo col Conte Bertoldo, e buona mano di soldati Tedeschi, si congiunse l'Abate col Decano, ed insieme uniti fecero notabili progressi; ed entrato poscia il Conte Bertoldo nel Reame con molti soldati Alemanni e Fiorentini, che 'l seguirono, pose sossopra questa provincia, ed il Contado di Molise, con distruggere la città di Venafro, e gli altri castelli intorno, ove fecero prigionieri molti soldati del Re Tancredi.

Mentre in cotal guisa si travagliava nel Regno, Riccardo Re d'Inghilterra, il quale con Filippo Re di Francia era passato in Soria, ed avea preso Accone[146], venuto in discordia col detto Re Filippo, fu di tutti il primiero a concordarsi col Saladino, facendovi tregua per tre anni: il che conchiusero nell'anno 1192. E dato il titolo di Re di Gerusalemme al nipote Errico, ed a Guido da Lusignano, invece del detto Reame, che a lui apparteneva, l'isola di Cipri, sciolse l'armata da que' lidi per ritornare al suo paese; ma sopraggiunto da grave tempesta nel mare Adriatico, corse rischio di sommergersi, ed appena con pochi de' suoi giunse a salvamento in terra. E camminando occultamente per Alemagna per passare in Inghilterra, fu vicino Vienna per revelazione de' suoi familiari conosciuto, e da Leopoldo Duca d'Austria fu dato prigioniere in poter dell'Imperadore, ch'era suo nemico, dal quale, dopo varj avvenimenti, essendo dimorato un anno, e poco men che due mesi prigione, per mezzo di molta moneta, ch'egli pagò, fu riposto in libertà, e rimandato nel suo Regno. Non aveva intanto mancato il Pontefice Celestino per tal presura scomunicare così l'Imperadore, come il Duca d'Austria, pretendendo non poter essere da quella assoluti, se non restituivano i denari, che per isprigionarlo aveano estorti dal Re; onde non volendo quelli rendergli a patto veruno, amendue così scomunicati com'erano si morirono.

Ma ritornando agli avvenimenti del nostro Reame, il Conte Bertoldo proseguendo i suoi acquisti in Terra di Lavoro e Contado di Molise, e concorrendo a lui ogni giorno grosso numero di Regnicoli, che bramavano il dominio de' Tedeschi, tutte queste cose obbligarono il Re Tancredi per dubbio, che non si mettesse in rivoltura tutto il Regno, di passare da Palermo di nuovo in Puglia; onde avendo ragunato numeroso esercito, andò a fronteggiar il Conte[147]; ed affrontatosi amendue sotto Montefuscolo, furono per venire a battaglia; ma consigliato il Re, che non era convenevole arrischiar la sua persona reale in un fatto d'arme contro Bertoldo, che non era che un semplice condottiere, sfuggì di combattere[148]; la qual cosa al Conte, che avea gente men di lui, sommamente aggradì, e partitosi da Montefuscolo ritornò nel Contado di Molise, dove campeggiando il castel di Monte Rodano, fu, mentre il combattea, ucciso da una palla scagliata da que' di dentro con una manganella, ch'era una macchina da trar pietre, che in vece dell'artiglierie s'usava in que' tempi, e fu in suo luogo eletto lor Duca da' Tedeschi Mosca in Cervello. E Tancredi partito anch'egli da Montefuscolo riprese la Rocca di S. Agata, e tutti i luoghi di quella provincia, e passato poscia in Terra di Lavoro tosto a lui si resero Guglielmo Conte di Caserta, e la città d'Aversa con alcuni altri luoghi. Ed avendo in cotal guisa ridotti in pace i confini di Puglia e di Campagna ritornò in Sicilia, con aver prima del suo partire con ogni suo potere, ma invano, tentato di trarre alla sua parte Roffredo Abate Cassinense, che quasi presago di quel che poi avvenne, nè per le preghiere del Re, nè per le minaccie del Pontefice volle a patto alcuno scompagnarsi da' Tedeschi.

Ma tosto si rivoltarono in lutto questi fortunati avvenimenti di Tancredi; poichè non guari dopo questo suo ritorno in Palermo, s'infermò Ruggiero suo figliuol primogenito, dal quale, quando attendeva numerosa prole, avendolo ammogliato con Irene, per esser sano, ed ajutante della persona, essendo fallaci i disegni di questa vita, con pur troppo acerba ed immatura morte fugli involato. Una perdita cotanto grave trafisse sì amaramente l'animo del Re suo padre, che poco stante, avendo fatto coronar Re Guglielmo suo secondo figliuolo[149], infermò anch'egli per grandissimo dolor d'animo, nè ritrovando rimedio valevole a superar la forza del male, uscì medesimamente di vita in Palermo l'anno 1193 secondo Riccardo da S. Germano Scrittor contemporaneo, e fu con pompose esequie nel Duomo sepolto nello stesso avello, ove era in prima stato seppellito il figliuolo Ruggiero, siccome egli, avanti che morisse, comandato avea.

Fu il Regno di questo Principe non men breve, che pieno di travagli e di rivolture; nè gli fu dato spazio, che avesse potuto d'altre leggi in miglior forma ristabilirlo, non permettendogli gli affari più premurosi della guerra di poter pensare a quelli della pace; perciò leggi di questo Principe non abbiamo; nè se pure ne avesse promulgate, avrebbe sofferto Federico II d'unirle colle sue, e con quelle di Ruggiero, e de' due Guglielmi. Riputò egli così Tancredi, come Guglielmo suo figliuolo che gli succedette, per intrusi, e volle che qualunque concessione, privilegio o donazione, che si trovasse de' medesimi, come di tiranni ed invasori, non avessero niun vigore, nè fermezza[150]; non altrimenti che stabilì Giustiniano Imperadore dei Re goti, il quale approvò tutti gli atti e le gesta di Teodorico, e d'Atalarico suo figliuolo, ma non già quelli di Teodato, Vitige e degli altri Re successori, i quali reputò tiranni, ed invasori del Regno d'Italia.

Ebbe Tancredi, di Sibilia di Medania figliuola di Roberto Conte della Cerra fratello uterino di Ruggiero da Sanseverino figliuolo di Trogisio normanno, i due maschi che di sopra abbiam mentovati, ed alquante femmine; delle quali sopravvissero al Re solamente Albirnia e Mandonia, che col fratello Guglielmo, e con la madre Sibilia languirono lungo tempo in Alemagna prigioniere di Errico, come appresso diremo; e secondo che rapporta Inveges[151], ebbene una altra chiamata Costanza moglie di Pietro, zio del Doge di Venezia.