Mentre Federico per S. Germano, Alifi e Benevento se n'andò in Puglia, con aver comandato, che tutti i mobili raccolti dalle Chiese fossero a lui condotti a Foggia, elessero i Cardinali, ch'eran ragunati al Conclave in Roma, trenta giorni dopo la morte di Gregorio, per nuovo Pontefice Goffredo Castiglione milanese Cardinal Vescovo Sabinense, vecchio ed infermo, ma di somma bontà, a cui poser nome Celestino IV, il quale appena diciassette giorni dopo la sua elezione passati, e prima di consegrarsi, di questa vita trapassò; onde i Cardinali venuti fra di loro in discordia, non crearono per lungo tempo altro Papa, con grave danno della Chiesa, anzi molti di loro temendo della fierezza di Federico, fuggitisi nascostamente di Roma, in Alagna, ed in altri luoghi si ricoverarono.

Venuto poscia il mese di dicembre, l'Imperadrice Isabella dimorando coll'Imperador suo marito in Foggia, soprappresa da improviso male, in breve tempo morì, e fu sepolta in Andria.

Nel seguente anno 1242 Federico impose un'altra grossa taglia di moneta nel Regno, e tolto l'Ufficio di Giustiziero di Terra di Lavoro a Riccardo di Monte Negro, vi fu creato in suo luogo Gisulfo da Narni. Fece poscia abbatter tutte le torri, ch'erano in Bari, per aver sospetta la fede de' Baresi, e mandò suoi Ambasciadori a Roma a comporre la pace fra' Cardinali, che colà erano, e trattar dell'elezione del nuovo Pontefice, il Gran Maestro de' Teutonici, l'Arcivescovo di Bari e Maestro Ruggiero Porcastrello.

Nello stesso tempo Errico, che lungamente fu prigione in Puglia nel Castel di S. Felice, e poi condotto in Calabria nella Rocca di Nicastro, e di là a Martorano, morì quivi in prigione di natural morte, secondo che scrive Riccardo da S. Germano. Ma Giovanni Boccaccio Autore vicino a quei tempi, e chiaro per la dottrina e per l'altre virtù, che in lui fiorirono, ne' casi degli uomini illustri, dice, che mentre Errico era ancor sostenuto in Martorano, fu dal Padre, mosso oggimai a compassion di lui, ordinato, che gli fosse innanzi condotto per riporlo in libertà: onde Errico, che di ciò nulla sapea, temendo non il padre avesse mandato a prenderlo per saziare in più fiera guisa la sua crudeltà contro di lui, mentre da' suoi Custodi era a cavallo menato all'Imperadore, al valicar d'un ponte del fiume, che tra via ritrovò, di suo volere con tutto il cavallo in esso si gittò, e prestamente affogato morì: della cui morte, comunque ella s'avvenisse, certa cosa è che Federico grandemente si dolse, piangendo morto colui, che mentre visse avea così acerbamente travagliato. Tal dimostrazione appunto ne fece egli con sue lettere appo tutti i Prelati del suo Regno, dolendosi della morte di lui, e dicendo loro, che celebrassero pompose esequie per un mese con Messe ed altri sacrificj a Dio, in emenda de' falli del morto figliuolo, rapportate da Riccardo, che cominciano: Fridericus, etc. Abbati Cassinensi, etc. Misericordia, etc.

Lasciò Errico, di Margherita figliuola di Leopoldo Duca d'Austria, detto il Glorioso, sua moglie, secondo che scrive Giovanni Cuspiniano, due figliuoli gemelli, cioè Errico e Federico: a' quali, ed alla madre Margherita non volendo Iddio, che alcuno di cotal disavventurata Casa sopravvivesse, i medesimi infortunj di Errico avvennero, perciocchè i figliuoli in età di dodici anni furono col veleno fatti morir da Manfredi, e Margherita sopravvivuta al padre, al marito, ed a' suoi fratelli, che tutti senza prole finirono, e rimasta erede del Ducato d'Austria, come unico germe di quel lignaggio, si rimaritò con Ottochiero figliuolo del Re di Boemia, col quale non generò figliuoli; anzi venuta seco in processo di tempo in grave discordia, fu da lui repudiata; ed Ottochiero sotto pretesto d'averne avuta dispensa dal Pontefice, il quale avea egli con molti doni ed offerte invano a ciò sollecitato, s'ammogliò di nuovo con Cunigonda nipote di Bela Re d'Ungheria, e confinata Margherita in Austria nella Terra di Krembs, poco stante ne la fece anche col veleno morire, per la qual cosa succedute gravissime guerre, venne alla fine il Ducato d'Austria in potere della Casa de' Conti d'Aspurg, da' quali preso il cognome d'Austria, fino a' nostri tempi col dominio di altri Regni e province, è felicemente posseduto.

CAPITOLO III. Sinibaldo Fieschi è eletto Pontefice sotto nome d'Innocenzio IV, il quale non meno, che il suo predecessore Gregorio, prosiegue con Federico la Guerra; ed intima il Concilio a Lione di Francia.

Federico intanto, a cui premea l'elezione del nuovo Pontefice, andò amichevolmente verso Roma, sollecitando i Cardinali all'elezione, come si vede per una sua epistola nel libro di Pietro delle Vigne; e nello stesso tempo morì di natural morte nel Reame il Gran Giustiziero Errico di Morra.

Succeduto poi l'anno di Cristo 1243, e non risolvendosi i Cardinali a crear Papa a suo piacimento, entrò irato ne' tenimenti di Roma, e quelli abbattè e distrusse, siccome scrive Riccardo; anzi perchè i Romani rovesciaron ne' Cardinali l'indugio dell'elezione, non solo occupò le lor Chiese, ma distrusse le lor ville e poderi, con rimaner distrutto per man de' Saraceni Albano, ch'era d'un Cardinale. Fece torre dalla Badia di Grotta Ferrata due statue di bronzo, e portarle a Lucera di Puglia, e rappacificatosi poi coi Romani, rimise in libertà e rimandò onoratamente in Roma il Cardinal di Preneste, che avea fatto sin allora strettamente sostenere in Rocca Janola, avendo parimente alcun tempo prima rimesso in libertà il Cardinal Ottone, ed a Roma inviatolo, perchè intervenisse alla creazion del Papa; i quali due Cardinali per serbar la fede promessa, erano dopo la creazione di Celestino ritornati di lor volere in prigione. Il perchè assembrati di nuovo tutti i Cardinali in Alagna a' 24 giugno nella festa di S. Giovanni Battista crearono Papa Sinibaldo Fieschi genovese, de' Conti di Lavagna, Cardinal di S. Lorenzo, il quale fu consegrato il giorno de' SS. Apostoli Pietro e Paolo, e nomato Innocenzio IV.

Era questi stato carissimo, e particolar amico di Federico, il perchè significatane prestamente la novella, come di cosa, che si giudicava dovergli essere carissima, comandò, che si rendessero grazie a Dio per tutto il Regno, ed inviò l'Arcivescovo di Palermo, Pietro delle Vigne, e Taddeo da Sessa suoi Ambasciadori a rallegrarsi con sue amorevolissime lettere della di lui assunzione al Ponteficato[377]: per la qual cosa i Popoli d'Italia giudicarono, che sarebbero senza fallo pacificamente vivuti, togliendosi insieme le discordie, che gli avean così acerbamente afflitti; ma Federico, che conoscea l'animo d'Innocenzio, rispose agli amici, che seco di ciò si rallegravano, che egli avea fortissima cagione di dolersi, perciocchè avea perduto un suo carissimo amico Cardinale, ed era stato creato un Papa, che gli sarebbe stato fierissimo nemico, come appunto addivenne; perciocchè appena che Innocenzio si vide sul trono, fece significare a Federico, che egli col Ponteficato avea parimente presa la cura di difendere le ragioni della Chiesa, ed inviò Pietro Arcivescovo di Roano, Guglielmo Vescovo di Modena, e Guglielmo Abate di S. Facondo ad intimargli, che dovesse purgarsi di tutte l'accuse, che gli erano state apposte, e che se in alcuna cosa avesse egli offesa la Chiesa, n'avesse avuto tosto a far l'emenda ad arbitrio d'alcuni, che egli avrebbe per ciò eletti[378]. Federico udite le insolenti proposizioni fattegli dal Papa, le ributtò immantenente, e fece guardare i porti e le strade, acciocchè Innocenzio non scrivesse lettere sopra cotali affari a' Signori ed a' Popoli di là dell'Alpi; ed accortosi, che Innocenzio per mezzo d'alcuni Frati Cordiglieri inviati da lui per messi in detti luoghi, proccurava tirar a se l'inclinazione di que' Signori e Popoli, fece tendere insidie a' detti Frati, e trovatigli, gli fece impiccar tutti per la gola.

Il Pontefice intanto nel mese d'ottobre di Alagna, ove era stato eletto, ed ancor dimorava, se ne passò in Roma, e fu con grandissima pompa ed onor ricevuto; nè guari da poi andò da lui il Conte di Tolosa, che era d'alcun tempo prima venuto in Puglia a ritrovar Federico, per proccurare, se potesse, di concordargli insieme.