Il Contado di Molise, che succedette al Castaldato di Bojano, diede nome ad un'altra picciola provincia, che ancor oggi il ritiene[415]; e 'l prese da Molise città antica del Sannio, non altramente che Isernia, Bojano, ed altri luoghi, che ne' tempi de' Longobardi componevano quel Contado, il qual diede anche nome alla famiglia Molise, oggi estinta. Anche ne' tempi di Federico fu questo Contado distinto dall'altre province, e Riccardo infra l'altre la ripone, col nome istesso di Comitatus Molisii: ond'è che sia stata riputata sempre, e sia ancor oggi la più ristretta provincia di tutte l'altre, nè ritenga sedi di Presidi, ma il di lei governo sia commesso a quel di Capitanata, colla quale si congiunge.
§. XI. Abruzzo ultra. §. XII. Abruzzo citra.
Il Giustizierato d'Abruzzo ne' tempi di Federico II era riputato come una sola provincia, e quest'Imperadore costituì Sulmona per doversi ivi reggere la Corte generale, come narra Riccardo: in Justitiariatu Abrutii, apud Sulmonam. Alfonso I d'Aragona fu quegli, che per togliere i litigi, che spesso sorgevano tra i Questori delle gabelle, la divise in due parti. Fu un tempo questa regione assai chiara, e rinomata per tanti valorosi Popoli, che l'abitarono, i Preguntini, i Marrucini, Amiternini, Marsi, Vestini, Irpini, ed altri. I Longobardi vi costituirono un Castaldato, che nomarono promiscuamente ora d'Abruzzo, ora di Teramo, come si legge presso Pietro Diacono[416]: Castaldatus Teramnensis; poichè Teramo, detta dagli antichi Interamnia, fu la città metropoli de' Preguntini. Donde questa provincia prendesse il nome d'Abruzzo, ancorchè se le assignassero più derivazioni, chi dall'asprezza de' monti, altri dall'abbondanza de' cignali; il vero è ch'ella tale si nomasse da Teramo, che fu chiamata anche Abruzzo per esser metropoli de' Preguntini, dai Latini detti Praegutii, onde con corrotto vocabolo furon da poi chiamati Abrutii[417].
Ebbe quella regione, che ora diciamo Abruzzo ultra (cioè di là dal fiume Pescara) oltre Teramo, Amiterno (dalle ruine della quale è surta l'Aquila, sede oggi de' Presidi) Forcone, Valeria, ed altre chiare città ne' Marsi. Ebbe nella regione de' Maruccini e Ferentani, oggi chiamata Abruzzo citra (cioè di qua dal fiume Pescara) Chieti, detta da Strabone Theate, che fu capo e metropoli de' Marrucini, e che oggi ancor è sede de' Presidi, Ferentana, Orione, Lanciano, Sulmona, Aterno, ed altre insigni città, delle quali alcune ancor oggi sono in piedi. Per queste province d'Abruzzo si divide il Regno dallo Stato della Chiesa romana suo confine mediterraneo, e quasi tutti i confini onde da quello si parte, si fanno con queste province, e con un poco di quella di Terra di Lavoro.
Ecco come a' tempi del nostro Federico erano disposte queste province, che oggi compongono il nostro Reame, chiamate Giustizierati, da Giustizieri, a' quali era commesso il di lor governo. Secondo il conto, che ne fa Riccardo di S. Germano Scrittor di que' tempi, non eran più che diece. Calabria, divisa in due, cioè Terra Jordana, e Val di Crati. Puglia divisa in due, Terra di Otranto, e Terra di Bari. Capitanata. Basilicata. Principato, diviso in due. Terra di Lavoro. Contado di Molise. Giustizierato d'Abruzzo, poi diviso in due.
Non ad ogn'una era destinato il Giustiziero, ma sovente un solo governava più province, come leggiamo di Giacomo Guarna Conte di Marsico, che fu Giustiziero di Puglia e Terra di Lavoro[418], e di Tommaso d'Aquino, che fu Giustiziero di Puglia, sotto la cui amministrazione era tutta la Puglia, che oggi è divisa in tre province; ed anche a' nostri tempi si vede, che il Preside di Capitanata, che tiene la sua sede a Lucera, governa anche la provincia di Contado di Molise. Alle volte due Giustizieri amministravano una provincia, siccome nell'anno 1197. Roberto di Venosa, e Giovanni di Frassineto furono Giustizieri di Terra di Bari; e nell'anno 1225 Pietro d'Eboli, e Niccolò Cicala di Terra di Lavoro[419]. Nel Regno degli Angioini un solo Giustiziero si mandava a più d'una provincia; e così ancora si praticò sotto gli Aragonesi; e fino a' tempi del Re Filippo II per quello, che rapporta Alessandro d'Andrea[420], il quale scrisse, e fu nella guerra, che questo Re ebbe col Pontefice Paolo IV, non vi erano che sei Governadori, chiamati prima Giustizieri, e poi volgarmente Vicerè, e congiungendosi intorno al governo per conto della giustizia alcune province insieme, siccome ne' due Abruzzi vi era allora un sol Preside, nel Contado di Molise, e Capitanata un altro, siccome è ancor oggi. Principato ultra ne avea un altro. Principato citra e Basilicata un altro. Uno terra di Bari, e terra d'Otranto, ed un altro le due Calabrie. Ma da poi al numero de' Ministri dell'entrate regali, chiamati Tesorieri, ovvero Percettori, a comodo de' quali, e per cagion di più diligente esazione fu fatta la divisione, fu pareggiato quello de' Governadori, onde ora, toltone il Contado di Molise, ciascuna provincia tiene il suo proprio e particolar Preside.
CAPITOLO VI. Corti generali, e Fiere istituite da Federico in queste nostre province: suoi figliuoli, che rimasero; e suo testamento.
Tutti questi Giustizieri eran subordinati al Gran Giustiziero del Regno, che in tempo de' Normanni per aver que' Re collocata la loro sede regia in Palermo, quivi risedeva appresso il Re nella sua Gran Corte; ma Federico, che non seppe star fermo in alcun luogo ma per accorrere a' bisogni scorreva sempre per tutte le province de' suoi Reami, presso di lui in ogni città ove si fermava, era la sua Gran Corte, ed il Gran Giustiziero ed i Giudici, che la componevano. E questo savio Principe per meglio riordinare queste province, come amante della giustizia, avendo nell'anno 1233 convocato in Messina un general Parlamento, statuì, che due volte l'anno in certe province del nostro Regno si dovesse tener Corte generale[421], ove qualunque persona, che si sentisse gravata, o mal soddisfatta de' Giustizieri, o di qualunque altro suo Ufficiale esponesse le sue querele ad un suo Nunzio, quivi a quest'effetto da lui mandato, il quale dovesse le querele di tutti porre in iscrittura, e questa ben suggellata con suo suggello, e di quattro altre persone ecclesiastiche di provata fama e probità, dovea presentarla alla sua imperial Corte.
Le querele poi date contro coloro, che non erano Ufficiali, doveano i Giustizieri delle regioni deciderle. Doveano intervenire in queste Corti generali quattro persone di ciascuna città di quella provincia delle migliori, di buona fede ed opinione, come anche di ciascuna terra o castello. E quando non gli scusasse qualche giusto impedimento, stabilì ancora, che vi dovessero assistere i Prelati di que' luoghi, i quali o per essi, quando v'intervenivano, o per altri, quando non erano presenti, dovessero denunciare se nella loro provincia vi erano Patareni, o altri infettati d'eretica pravità, affinchè fossero esterminati e severamente da lui puniti. Doveano queste Corti durare otto dì, e quando occorreva di doversi trattar negozio di momento, poteva prorogarsi il tempo per quindici giorni.
I luoghi, ove doveano celebrarsi, erano in Sicilia, Plazza. In Calabria, Cosenza, ove doveano comparire le due province, cioè Terra Jordana e Valle di Grati, oggi dette Calabria ultra, e Calabria citra. Nella città di Gravina convenir doveano le province di Puglia, Capitanata e Basilicata. Nella città di Salerno, ambedue le province Principato, Terra di Lavoro e Contado di Molise, insino a Sora. E nella città di Sulmona convenir doveano le due province d'Abruzzo.