Lasciò a Errico per suo figliuolo il Regno di Gerusalemme, o Arelatense ad arbitrio del Re Corrado (non com'altri credettero il Regno di Sicilia, di cui insieme con quello di Puglia ne fu Corrado erede; onde mal fece d'Inveges a dividere da ora questo Regno in due, e quel ch'è peggio, chiamare la Puglia Regno di Napoli) e centomila once d'oro; ed altre centomila ne lasciò da spendersi in sussidio di Terra Santa per la salute della sua anima, secondo che avesse ordinato il medesimo Corrado, ed altri nobili Crocesegnati.
Ordinò che si restituissero tutti i beni tolti a' Templarj, ed a tutte l'altre Chiese e Religiosi, de' quali avessero da godere la solita libertà e franchezza che lor si dovea.
Lasciò ordinato, che i suoi vassalli del Reame di Napoli e di Sicilia fossero liberi ed esenti da tutte le generali Collette, secondo che erano a tempo del buon Re Guglielmo; e che tutti i Conti, Cavalieri, Baroni e Feudatarj de' suoi Regni godessero delle loro giurisdizioni, privilegi e franchezza, come goder soleano al tempo del detto Re Guglielmo.
Ordinò, che si rifacessero i danni fatti da' suoi Ministri alle Chiese di Lucera e di Sora, ed a ciascun'altra, che nell'istessa guisa fosse stata danneggiata.
Ordinò, che si ponessero in libertà tutti i prigioni, fuorchè quelli dell'Imperio e del Reame, ch'eran sostenuti per la congiura fatta contro di lui.
Ordinò parimente, che si soddisfacessero tutti coloro, che doveano aver da lui alcuna somma di moneta, e che si restituisse alla Santa Romana Chiesa tutto ciò che s'apparteneva alle ragioni dell'Imperio.
Ordinò, che il suo corpo si dovesse trasportare in Sicilia, e sepellire nel Duomo di Palermo (siccome da Manfredi suo figliuolo fu eseguito) ove eran parimente sepolti il Padre Errico, e la madre Costanza, alla qual Chiesa lasciò cinquecento once d'oro da spendersi in suo servigio per l'anima del padre, e della madre sua, secondo il parere di Bernardo Arcivescovo di Palermo, con alcune altre cose, che nel suo testamento si leggono, fatte non già come eretico o cattivo uomo, ma come buono e fedel Cristiano: il qual testamento, e per queste e per l'altre cose, che contiene degne di memoria abbiam voluto far qui imprimere, essendo l'istesso, che si vedea gli anni addietro nel regale Archivio, siccome scrive Matteo d'Afflitto nelle Costituzioni del Regno, e se ne fa menzione dal Bzovio negli Annali Ecclesiastici, e da altri Scrittori regnicoli, e che da Capece-Latro fu tolto da un original Cronaca scritta da antichissimo tempo degli avvenimenti dell'Imperador Federico, e di alcuni altri de' seguenti Re, che si conservava in suo potere: e si vede esser lo stesso, del quale han fatta menzione il Costanzo, il Summonte, il Tutini[423], e gli altri Autori, che ne han favellato.
(Questo Testamento di Federico è stato anche impresso da Lunig[424] il qual dice averlo trascritto ex Editione P. Octavii Cajetani in sua Isagoge ad Historiam Sacram Siculam; collatum et suppletum ex vetusto Codice Manuscripto Bibliothecae Marchionis Jurattanae.)
Testamento di Federico II.
In Nomine Dei aeterni, et Salvatoris nostri Jesu Christi. Anno ab Incarnatione ejus millesimo ducentesimo quinquagesimo primo, et primo anno Regni Domini nostri Corradi gloriosissimi Romanorum, Hierusalem, Siciliae, et Italiae Regis, mense Januarii, 9 Indictione. Dum in Archiepiscopali Salernitano Palatio, in praesentia Domini Caesaris, Dei gratia Venerabilis Salernitani Archiepiscopi essemus nos Philippus, Matthaeus, Romoaldus, et Philippus Judices, praesentibus Matthaeo de Vallone Straticoto Salerni Philippo Greco, et Gulielmo Curiali Notariis ad hoc specialiter rogatis: Illustris Vir Dominus Bertoldus Marchio de Hohenburch Dei, et Domini nostri Regis Corradi gratia, Dominus Montis fortis, et Argentii, Castri S. Severini, et honoris ejus, ostendit, et praesentavit praedicto Domino Archiepiscopo testamentum, sive ultimam voluntatem quondam Domini nostri Serenissimi Imperatoris Friderici II cerea, et pendente Bulla ejusdem Domini Imperatoris insignitum, quod vidimus, et legimus, et omni vitio, et suspicione carebat, et erat continentiae talis.