Ma niuno altro de' nostri Principi usò tanta magnificenza e profusione in armar Cavalieri in Napoli e nel Regno, quanto Carlo I d'Angiò. Non vi occorreva pubblica solennità, che Carlo con sontuose feste non volesse crearne. Nell'anno 1272 nel dì di Pentecoste ne cinse in Napoli moltissimi tutti nobili Napoletani, fra' quali Bartolommeo dell'Isola, Landolfo Protonobilissimo, Marino Tortello, Liguoro Olopesce, Filippo Falconaro, Bartolommeo d'Angelo, Marino del Doce, Marino Pignatello, Tommaso Pignatello, Gualtieri Falconaro, Lorenzo Caputo, Bartolommeo Gaetano, Gualtieri Caputo, tutti nobili Napoletani. De' Nobili poi del Regno, armati da Carlo Cavalieri, ne sono pieni i Registri, siccome in quello dell'anno 1269 ove ne sono notati infiniti, e fra gli altri Pietro di Ruggiero da Salerno, Bernardo di Malamorte, Raimondo di Brachia, e Pietro di Penna d'Abbruzzo: creò ancora Cavaliere il Giudice Sparano da Bari, che poi innalzò ad esser G. Protonotario del Regno, ed altri infiniti sotto questo Re se ne trovano. Nè la munificenza di questo Re si restrinse a' soli Nobili, ma ammise anche a quest'onoranza que' del Popolo di Napoli e del Regno, che s'erano distinti, o per il loro valore o per altra prerogativa: così nel suddetto Registro dell'anno 1269 se ne leggono moltissimi[310], tanto che adornò questo Principe Napoli ed il Regno di tanti Cavalieri, che la disciplina militare e l'esercizio dell'arme si rese di gran lunga mano superiore a quello delle lettere; e siccome a' tempi nostri il presidio delle Case, ed il loro istituto è di applicar i figliuoli alle lettere ed alle discipline, e sopra tutto alla legale; così allora per quest'Ordine di Cavalleria cotanto da Carlo pregiato, non vi era famiglia, non istruisse i figliuoli all'esercizio della guerra e delle armi.

Ad esempio di Carlo, fecero lo stesso tutti gli altri Re angioini suoi successori, come Carlo II suo figliuolo, che nell'anno 1290 coll'occasione dell'incoronazione di Carlo Martello in Re d'Ungheria, armò in Napoli più di 300 Cavalieri[311], e negli anni 1291, 1292, 1296 e 1300 altri moltissimi[312]. Così Roberto suo nipote, dopo la sua coronazione diede il cingolo a molti Napoletani e del Regno ancora, siccome nell'anno 1309 ad alcuni d'Aversa, nell'anno 1310 a molti di Salerno, di Capua e d'Isernia; e circa il 1312 trovandosi egli nell'Aquila fece molti Cavalieri di quella città. E così fecero gli altri Re della seconda stirpe d'Angiò, come Carlo III, Luigi III, Ladislao ed altri, avendo tutti calcate le vestigie di Carlo il Vecchio. Quindi si fece poi, che fosse tanto cresciuto nel Regno il numero de' Cavalieri, che per cagione della moltitudine, e del poco merito d'alcuni, che n'erano ammessi, cominciava già l'Ordine della Cavalleria a cadere in disprezzo, e di non esser molto stimato.

Nè ciò avvenne presso noi solamente, ma anche in Francia, e negli Reami degli altri Principi, pure a cagion della moltitudine ch'essi ne facevano: poich'era la facilità di fare Cavalieri giunta a tanto, che i Re tanti ne facevano, quanti in qualche pubblica festività se ne presentavano avanti. E negli Annali di Francia si legge, che il Re Carlo V all'assedio di Burges in un giorno solo ne fece cinquecento[313]. E di Carlo V Imperadore pur si legge, che quando fu incoronato Imperadore in Bologna da Clemente VII fece Cavalieri tutti quelli, che trovò ragunati avanti la Chiesa di S. Giovanni, toccandogli, senz'altra solennità, leggiermente con la sua spada su gli omeri.

§. II. Particolari Ordini di Cavalleria.

Da questa facilità e dal disprezzo, che poi ne avvenne, nacque l'origine de' particolari Ordini di Cavalleria; poichè da tanta moltitudine se ne sottrassero i più principali, e segnalati Cavalieri, e si ridussero ad una piccola banda, o truppa; per la qual cosa si inventarono certi nuovi Ordini o Milizie di Cavalieri, ne' quali si ritennero solamente quelli di più merito, o per valore o per legnaggio, non ricevendosi coloro che non avevano altra prerogativa o titolo, che di semplici Cavalieri.

E per rendere questi nuovi Ordini più augusti, e venerabili, s'astrinsero a certe cerimonie di religione, riducendogli in forma di Confrateria; ed ancora, affin di rendergli rimarchevoli e distinti sopra li semplici Cavalieri, loro si fa portare un collare d'oro, o altra insegna, che il Re dà loro, e pone in conferendogli l'Ordine nel luogo della collana degli antichi Cavalieri. Ed erano questi Ordini diversi e distinti da que' di S. Giovanni di Gerusalemme, de' Teutonici, de' Templari, de' Cavalieri di Portaspada, di Gesù Cristo, de' Commendatori di S. Antonio, di S. Lazaro, ed altri rapportati da Polidoro Virgilio: perchè questi erano dell'Ordine ecclesiastico, compreso sotto i Regolari; e per ciò erano chiamati Fratelli Cavalieri, i quali anche s'astringevano a certi voti, come di castità ed ubbidienza, ed a certe regole mescolate di vita monastica e secolaresca.

In Francia il primo Ordine, ch'è stato di durata (poichè quello della Gennetta istituito da Carlo Martello, non accade annoverarlo, perchè non durò guari) fu quello de' Cavalieri della Vergine Maria istituito nell'anno 1351 dal Re Giovanni; e poichè essi portavano una Stella nel loro cappuccio, e poi nel mantello dopo essersi abolito l'uso de' cappucci, si chiamarono perciò Cavalieri della Stella. Di questa compagnia furono presso di noi molti Cavalieri napoletani, e siccome rapporta l'Engenio[314] fuvvi Giacomo Bozzuto, ed alcuni della famiglia Zurla ed Aprana, siccome si vede ne' loro sepolcri.

Il secondo, fu l'Ordine di S. Michele, istituito in onore dell'Angelo tutelare della Francia dal Re Luigi XI il quale per annientare il primo Ordine, ed innalzare il suo, diede l'insegna della Stella a' Cavalieri della sentinella di Parigi, ed a' suoi Arcieri. I nostri Cavalieri pure ne furon decorati da' Re di Francia, siccome Troiano Caracciolo Principe di Melfi; Berardino Sanseverino Principe di Bisignano, Andrea Matteo Acquaviva Duca d'Atri, e Gio. Antonio Carafa Duca di Maddaloni, li quali da poi (come si è di sopra rapportato) ricaduto il Regno al Re Cattolico, resero la collana al Re di Francia.

Finalmente Errico III grande inventore ed amatore di nuove cerimonie, oltre aver istituito l'Ordine militare della Vergine del Monte Carmelo, al quale Paolo V concedè molte prerogative[315], istituì l'Ordine e Milizia di San Spirito, in memoria, che nel dì della Pentecoste era nato e stato fatto Re. E questi Cavalieri oltre l'insegne del loro Ordine, che portano sopra i loro mantelli, ne portano un altro ad una fascia di color turchino.

Ad esempio de' Re di Francia hanno per l'istessa cagione altri Principi istituiti nuovi Ordini di Cavalleria, ed i nostri Re Angioini ne furono i più pronti imitatori. Odoardo III Re d'Inghilterra, essendo caduta ad una Dama, la quale egli amava, una becca della gamba, che gl'Inglesi in lor lingua chiamano Garter, egli alzolla, ed alla Dama cortesemente la rendè: di che si levò romore tra la Corte, che il Re con quella avesse amorosa pratica; onde il Re in sua scusa, e per onorar quell'accidente, istituì l'Ordine, detto tra noi volgarmente della Giarrettiera; aggiungendo alla becca quelle parole franzesi: Honni soit, qui mal y pense, che in nostra lingua vuol dire, mal abbia, chi mal pensa[316]. I Re di Castiglia ne istituirono un consimile detto della Banda, ovvero Fascia. I Duchi di Borgogna l'altro del Toson d'oro. I Duchi di Savoja quello dell'Annunziata. I Duchi di Toscana l'altro di S. Stefano. I Duchi di Orleans quello dell'Istrice; e sotto gli ultimi Re di Spagna, e Portogallo quelli d'Alcantara, di S. Giacomo, di Calatrava, di S. Benedetto de Avis, ed altri.