I nostri Re normanni ed angioini, che punto non si discostarono dall'usanze de' Re di Francia, solevano praticar il medesimo. Così leggiamo di Adelasia Contessa di Calabria e di Sicilia, la quale prima che Ruggiero suo figliuolo fosse Conte, e poi primo Re di Sicilia, volle che s'armasse Cavaliere; onde è, che prima questo Principe ne' diplomi si nominasse Cavaliere, e poi Conte, come si osserva in più carte rapportate da Pirro[296], in una delle quali si legge così: Ego Adelais Comitissa, et Rogerius filius meus Dei gratia jam Miles, jam Comes Siciliae et Calabria, etc. Ruggiero istesso, narra l'Abate Telesino[297] che fatto Re, duos liberos suos ad militiam promovit, Rogerium Ducem, et Tancredum Bagensem Principem, ad quorum videlicet laudem et honorem quadraginta Equites cum eisdem ipsis militari cingulo decoravit; e Paolo Pansa nella vita d'Innocenzio IV[298] rapporta ancora, che l'Imperador Federico II essendo nell'anno 1245 passato a Cremona, creò Cavaliere Federico suo figliuolo Principe d'Antiochia, che quivi era, e cinsegli di sua mano la spada al lato.
Ciò che fu da poi imitato da' Re angioini, ed infra gli altri da Carlo II il quale, innanzi di dar altri titoli a' suoi figliuoli, gli volle prima crear Cavalieri: così nell'anno 1289 dopo un general parlamento volle, prima di crearlo Re d'Ungheria, ornar Cavaliere, insieme con molti altri, Carlo Martello suo primogenito. Il simile fece a Filippo Principe di Taranto suo quartogenito, il quale fu da lui ornato del cingolo militare prima d'esser creato Principe di Taranto. A Roberto suo terzogenito, che poi gli successe nel Regno fece il medesimo; poichè trovandosi egli nell'anno 1296 in Foggia scrisse a Filippo suo figliuolo, che pubblicasse per mezzo de' soliti editti, come a' 2 Febbrajo giorno della Purificazione, voleva cinger Cavaliere Roberto; e tutti que' gentiluomini, che desideravano armarsi, comparissero in Foggia, ove insieme con Roberto avrebbero ricevuto il cingolo militare.
Il mentovato Re Roberto volle anch'egli nella città di Napoli cinger Cavaliere nel dì della Purificazione Carlo Duca di Calabria suo unigenito, e di ciò nell'anno 1316 ne diede parte a tutto il Regno, scrivendone a' Giustizieri delle province, come dal diploma, che rapporta il Tutini[299] insieme con gli altri esempi sopra riferiti.
Da questo costume, che tenevano i Re d'armare Cavalieri i loro figliuoli, che dovevano succedere nei loro Reami, nacque il dubbio, se essendosi ciò tralasciato di farsi, coloro che succedevano al Regno essendo Re, fossero Cavalieri, ancorchè non avessero ricevuto l'Ordine. E da quello ch'essi praticavano si scorge, che pare non s'avessero per tali, già che essendo Re volevan esser cinti Cavalieri. Così osserviamo nel libro dell'epistole di Pietro delle Vigne[300] dove si legge una lettera, che scrisse il Re Corrado figliuolo di Federico II agli abitanti di Palermo, nella quale loro scrivea aver voluto cingersi Cavaliere: Licet, dic'egli, ex generositate sanguinis qua nos natura dotavit, et ex dignitatis officio una duorum Regnorum nos in solio gratia divina praefecit, nobis militaris honoris auspicia non deessent; quia tamen militiae cingulum, quod reverenda sancivit antiquitas, nondum serenitas nostra susceperat, prima die praesentis Mensis Augusti cum solemnitate tyrocinii latus nostrum eligimus decorandum, etc.
Parimente leggiamo in Sigeberto, che Malcolmo Re di Scozia volle esser fatto Cavaliere dal Re di Francia Errico I. E narra Ottone Frisingense, Guglielmo Rufo Re d'Inghilterra essersi fatto cingere Cavaliere da Lanfranco Arcivescovo; poichè in que' tempi ancor durava il costume, che non pure i Principi, ma anche i Vescovi e Prelati armavano Cavalieri: ciò che fu poi lor proibito nel Sinodo Westmonasteriense celebrato nel 1102[301]. Così ancora Errico II si fece armare dal Maresciallo Bisense[302]: ed Odoardo IV Re d'Inghilterra ricevè l'onoranza di Cavaliere dal Conte di Devonia. Errico VII ricevè il cingolo dal Conte d'Evadolia: ed Odoardo VI dal Duca di Somersette. Giovanni Villani[303] ancor rapporta, che Luigi di Taranto secondo sposo della Regina Giovanna I ricevè il cingolo militare dalle mani d'un Capitano tedesco; e negli annali di Francia si legge, che dopo la giornata di Marignano il Re Francesco I fu fatto Cavaliere da Capitan Bajart, che gli cinse la spada[304]; e Luigi XI si fece ancora armar Cavaliere dal Duca Filippo di Borgogna[305].
Ma quantunque l'istorie abbondino di questi e di molti altri esempi, dove si vede, che non avendo preso il cingolo nella loro adolescenza, fatti Re, se n'han voluto ornare; non è però, come saviamente notò Loyseau[306], che ne avessero avuto bisogno, e non fossero senza quello Cavalieri: essi lo facevano per maggiormente onorare l'Ordine de' Cavalieri, e per metterlo in maggior lustro e splendore. I Re come Oceano d'ogni dignità e d'ogni onore, e come Sole onde deriva ogni splendore, contengono in se medesimi tutte le dignità e tutte le più alte prerogative e preminenze.
Quest'Ordine reso sì illustre da' Franzesi e da' nostri Re angioini in maggior numero ristabilito in Napoli, ed in queste nostre province, per li molti Cavalieri, che creavano, pose in tanta riputazione l'esercizio militare, che non vi era gentiluomo, che non proccurasse quest'onoranza e s'esercitasse perciò nella milizia; onde venne il Regno a fornirsi di bravi e valorosi Capitani.
Non è, che Carlo I d'Angiò fosse stato il primo ad introdurgli in Napoli e nel Regno; cominciarono sin da' tempi di Ruggiero I Re di Sicilia; ma egli fu che esaltò quivi tal Ordine, e specialmente a Napoli, in maggior elevatezza, e lo rese più numeroso e florido.
Ruggiero I Re di Sicilia fu il primo ad introdurlo a Napoli, e fu allora, quando entrato pien di trionfo, e vittorioso in questa città, si narra, che nel primo ingresso che vi fece nell'anno 1140 armò 150 Cavalieri[307]. E quando diede il cingolo al Duca Ruggiero, ed a Tancredi Principe di Bari suoi figliuoli, ne creò quaranta altri[308]. Il di cui esempio imitò poi Tancredi, il quale essendo stato nell'anno 1189 coronato in Palermo Re di questi Regni insieme con Ruggiero suo figliuolo, in questa solennità cinse molti Cavalieri, dell'uno e l'altro Reame.
Il Re Manfredi, narra Matteo Spinello da Giovenazzo[309], coronato che fu Re in Palermo, essendosene passato in Calabria, creò per quelle città molti Cavalieri, e poscia venendo in Napoli, nell'ingresso solenne, che vi fece, armò trentatrè Cavalieri, tra' quali vi furono Anselmo e Riccardo Caracciolo Rossi. E portatosi poi nell'anno 1253 in Civita di Cheti, nelle feste di Natale cinse molti Cavalieri di varie città di Abbruzzo.