I Re angioini vi aggiunsero altri requisiti, ricercando non solo: Quod nullus possit accipere militare cingulum, nisi ex parte patris saltem sit miles, come si legge nel Registro di Carlo II dell'anno 1294 rapportato dal Tutini[278]: ma che esso, ed i suoi maggiori avessero contribuite le collette, e sovvenzioni coi Nobili e Cavalieri. Ma da una postilla di Bartolommeo di Capua nella riferita Costituzione di Ruggiero, par, che a' tempi del Re Roberto, ne' quali egli scrisse, non si ricercasse più la pruova della discendenza da Cavaliere, e che solo in Francia era ciò richiesto, come sono le sue parole: Non potest quis militare qui non est de genere militum ex parte patris. Hoc in Regno Siciliae non servatur, sed bene audivi servari in Regno Franciae. Ed in effetto leggiamo essersi dato il cingolo a molti del minor Popolo, che non potevano mostrare essere stati i loro maggiori Cavalieri, e molti del Popolo, così di Napoli come del Regno, armò Carlo II suo figliuolo, e Roberto, che possono vedersi presso Tutini[279], ch'e' chiama per ciò Cavalieri di grazia, perchè ebbero tal onoranza senza le suddette condizioni.

Ricercavasi ancora, che il candidato fosse di età adulta. I Romani secondo riferisce Dione[280], armavano Cavalieri da' diciotto anni in su, e l'Abate Telesimo[281] ne' fatti del Re Ruggiero, descrivendoci l'avvenenza, e l'età de' figliuoli di quel Re, dice, che ambedue erano capaci di prendere il cingolo, essendo già adulti: Habebat autem Rex Rogerius et alios duos liberos adolescentiores, forma speciosissimos, morumque honestate praeclarissimos; nec non ad suscipiendum militiae cingulum jam utrosque adultos.

A questo fine coloro, che volevano armarsi Cavalieri, dimandavano, che si prendesse informazione dei loro requisiti, ed il Re commetteva, o al Capitano di Napoli, se eran Napoletani, ovvero a' Giustizieri delle province, se Regnicoli, che ne formassero il processo: e presa l'informazione, costando de' requisiti, erano nel giorno destinato ammessi ad armarsi: e costoro prima di ricevere il cingolo erano chiamati in linguaggio franzese Valletti, che nel nostro suona Paggi. Comparivano essi nel giorno della celebrità tutti adorni di vaghi e ricchi abiti e nella maggior chiesa della città, ove dovea farsi la cerimonia, s'alzava un gran palco ben adorno, dove s'ergeva un altare, ne' cui lati si ponevano la sedia del Re e 'l faldistorio del Vescovo, e quivi vicino un'altra sedia inargentata coverta di drappo di seta. Sopra l'altare, come narra Giovanni Sarisberiense[282], si ponevano le spade, che doveano cingersi a' fianchi de' nuovi Cavalieri.

Venuto il Re e la Regina con tutta la lor Corte, Cavalieri, ed altri Nobili in chiesa, s'introducevano coloro, che doveano armarsi, e si facevan sedere nella sedia d'argento. Da poi, da alcuni Cavalieri vecchi erano esaminati se fossero sani, e ben disposti di corpo a poter adoperarsi nelle battaglie, e ricevuto il loro esame, erano poscia condotti in presenza del Vescovo, il quale sedendo nel suo faldistorio vestito da Diacono, teneva il libro de' Vangeli aperto, ed avanti di esso inginocchioni, chiamandogli per nome diceva loro[283]: Già che volete ricevere il cingolo militare, e farvi Cavalieri, avete da giurare sopra questi Santi Vangeli, che in verun conto non verrete mai contra la Maestà del vostro Re qui presente, e de' suoi successori, e volendo voi partirvi dalla fedeltà del vostro Re (che Iddio non permetta) il quale vi dovrà crear Cavalieri, dovrete prima restituirgli il cingolo, del quale or ora sarete ornati, e da poi potrete far guerra contro di esso, e niuno vi potrà riprendere di fellonia; altramente sarete riputati infami, e degni di morte. Avrete ancora da esser fedeli della Chiesa cattolica, riverenti a' Sacerdoti, difensori della Patria, dell'Onor delle donzelle, vedove, orfani, ed altre miserabili persone[284].

Rispondevan quelli, che confidati nella divina grazia sarebbero stati fedeli e leali al loro Re, e avrebbero osservato quanto promettevano, e toccando con le mani il libro de' Santi Evangeli, così giuravano. Poscia da due Cavalieri veterani venivan condotti alla presenza del Re, ed ivi inginocchiati, il Re prendeva la sua spada, e con quella toccando leggiermente a ciascuno il capo diceva: Iddio ti faccia buon Cavaliere. Altri, come il Mennio[285], dicono, che il Re percuoteva colla sua spada gli omeri, non il capo. Allora, senza che i valletti si movessero davanti il Re, comparivano sette donzelle della Regina vestite a bianco, le quali portando i cingoli nelle loro mani, offertigli prima al Re, gli cingevano ne lombi de' Cavalieri. Si prendevano poi da su l'altare le spade, come narra Pietro di Blois[286], e dalle medesime donzelle erano attaccate a' lati de' nuovi Cavalieri. Venivano appresso alcuni Cavalieri, e lor calzavano gli sproni, e poscia ponevano loro una sopravvesta di panno di lana verde foderata di pelle di vajo. La Regina poi dalla sua sedia lor porgea la mano, ed alzatisi, s'andavano a sedere nella lor sedia. Venivan allora tutti i Cavalieri e Nobili quivi presenti a rallegrarsi con loro della dignità ricevuta, e datasi una colazione di cose inzuccherate, si finiva la festa.

D'allora in poi non più valletti, ma Messeri, o Militi erano appellati, e come gente di guerra godevano de' militari privilegi, e di quelli ancora, che hanno i semplici Gentiluomini, cioè d'essere esenti dalle tasse: di portar la spada sino al gabinetto del Re: goder il privilegio della caccia: essere esenti dalle pene degli ignobili; e non esser tenuti battersi in duello con gli ignobili. Ne' loro tumuli perciò si scolpivano vestiti d'arme, col cingolo, con la spada e con gli sproni ai piedi, sotto i quali erano due cani per simbolo della fedeltà, ciò ch'era l'impresa de' Cavalieri; e di ciò infiniti marmi si veggono in varie chiese di Napoli; nè era permesso ad altri, che non fosse Cavaliere, farsi scolpire in cotal modo nelle sepolture; poichè i Dottori ne' loro tumuli si scolpivano con la toga lunga, e col cappuccio su 'l capo, come si vede nella chiesa di S. Domenico Maggiore di Napoli nel sepolcro di Niccolò Spinelli da Giovenazzo, detto di Napoli ed in altre chiese ancora; e que' del minor popolo, come i mercatanti e gli artefici, si facevano scolpire con una vesta a mezza gamba, con maniche larghe, e con uno involto di tela su 'l capo, siccome si veggono i loro tumuli in varie chiese di questa città[287]. Per questo era necessario, che si ritornasse il cingolo, quando si voleva far guerra al Principe, da cui erano stati armati Cavalieri, perchè altrimenti sarebbero stati reputati felloni ed infami, siccome de' Principi di Bisignano e di Melfi, del Duca d'Atri e del Conte di Maddaloni rapportano l'Engenio ed il Tutini[288], i quali essendo stati onorati da Luigi XII Re di Francia della collana di S. Michele, quando occupò il Regno, essendo quello poi ricaduto a Ferdinando il Cattolico, restituirono la collana a Luigi.

Queste cerimonie per essersi rese le più segnalate e rimarchevoli, si facevano con tale magnificenza e dispendio, che si vede così in più Costumanze di Francia, come nelle nostre leggi del Regno, che i Baroni aveano dritto d'imporre dazi su i loro vassalli, e dimandar sovvenzioni da essi per le spese, che si avean da fare in tal funzione, quando essi o i loro figliuoli primogeniti dovean armarsi Cavalieri, non altrimente che quando maritavano le loro figliuole primogenite[289]. Noi ne abbiamo una Costituzione di Guglielmo sotto il titolo de adjutoriis exigendis[290], che parla de' figliuoli, pro faciendo filio Milite. Federico II l'ampliò poi al fratello, come si legge nella Costituzione Comitibus sotto il titolo de adjutoriis pro militia fratris. E tra l'epistole di Pietro delle Vigne[291] ne leggiamo una di quell'Imperadore dirizzata ad un Giustiziero, affinchè faccia esigere il solito adjutorio da' vassalli d'un certo Barone, il cui figliuolo dovea prender l'onoranza di Cavaliere: Idem Justitiarius a Vaxallis praefati Baronis juxta Constitutionem Regni nostri subventionem fieri faciat congruentem.

Così ancora nel Regno di Carlo di Angiò e del suo figliuolo leggiamo ne' regali Archivi molti di questi ordini; e nel Registro dell'anno 1268[292], se ne vede uno spedito a favore di Filippo Brancaccio: Scriptum est Justitiario Terrae Laboris, ec. Quod Philippo Brancaccio, qui nuper se fecit militari cingulo decorari, subventionem per hoc congruam a Vaxallis suis faciat exhiberi. E nel Registro dell'anno 1294[293] un altro a beneficio di Lionardo S. Framondo: Quod Vaxalli Leonardi de S. Framundo, praestent eidem congruam subventionem juxta Regni consuetudinem, pro militari cingulo accipiendo. Simil ordine ottenne Adinolfo d'Aquino per Cristoforo suo fratello, quando da Carlo primogenito del Re, mentr'era in Francia, fu cinto Cavaliere: Adenulphus de Aquino petit subventionem a vaxallis pro Christophoro ejus fratre militari cingulo decorato a Carolo primogenito in partibus Franciae[294]. E poichè per la celebrità e magnificenza, che si usavano nella creazione de' Cavalieri, s'introdusse, che non solamente i semplici Gentiluomini, ma anche i Principi, i fratelli e sino i figliuoli del Re volevano avere quella dignità di Cavaliere, perciò nella creazione de' figliuoli, o fratelli del Re, poteva questi dimandar la sovvenzione da' suoi vassalli per tutto il Regno; ed Andrea d'Isernia rapporta, che tra' Capitoli di Papa Onorio venga anche ciò dichiarato, che possa il Re imponere una taglia nel Regno, quando, o volesse egli armarsi Cavaliere, o suo figliuolo, o fratello, pur che però non eccedesse la somma di dodici mila once[295].

Tante belle e sì magnifiche cerimonie, che si facevano nella creazione de' Cavalieri, furono cagione, che non solamente i semplici Gentiluomini, e que' che non aveano ufficio o carica pubblica, ma ancora i Signori, i Principi e fino i figliuoli de' Re vollero armarsi Cavalieri, riputando, che questo fosse non solamente un onore, ma ancora un buon presagio, e parimente un impegnamento al valore ed alla generosità il ricevere la spada dalle mani del loro Principe. Ciò che frequentemente, ed in Francia, e presso noi da' nostri Re costumavasi.

Negli Annali di Francia vediamo, che il Re Carlo M. cinse la spada a Luigi il Buono suo figliuolo, essendo in procinto d'andare alla guerra. E Luigi medesimo fece il simile a Carlo il Calvo suo figliuolo. Il Santo Re Luigi armò Cavaliere il suo figliuolo primogenito Filippo III, e Filippo tre altri suoi figliuoli. E l'Istoria nota, che in queste funzioni, il Re avea la sua corona in capo, la Corte era piena, ed in quel giorno era tavola aperta per tutti.