Ridotto per questi nuovi Capitoli l'esser nobile di Seggio in più alta stima, così per lo rigore, che praticavasi nell'aggregazioni, come anche per passare i negozi più importanti per le mani de' Nobili, e perchè i Signori Vicerè nel trattare gli affari regi avean sovente bisogno di essi, onde quando prima non molto si curavano queste aggregazioni, si fece da poi così desiderabile esser di Piazza, che non vi era famiglia, nè Signore o Ministro regio, che non movesse ogni impegno per aggregarvisi; sicchè infastidite le Piazze per le tante dimande, si tolsero per sè medesime l'autorità di aggregare, risegnandola in mano del Re; di modo che ordinò Filippo II, che senza sua saputa e licenza non si potesse trattare aggregazione o reintegrazione alcuna nelle Piazze di Napoli; e volendosi di ciò trattare, s'ottenesse prima licenza di Sua Maestà, e poi congregati tutti i Nobili di quel Seggio, e propostasi la dimanda, non essendovi discrepanza, fosse ammesso colui, che dimandava l'aggregazione, altrimenti, discrepando uno d'essi Nobili, il trattato fosse nullo: ciò che riusciva molto difficile, ed era esporsi ad un cimento molto pericoloso. Per la qual cosa molti impresero più tosto per via di giustizia pretender reintegrazione, portando, che alcuni de' loro maggiori avessero goduto in quelle Piazze, che esporsi al cimento difficile dell'aggregazione. Sicchè al presente il Re tien deputati cinque Consiglieri, ed un Fiscale nel S. C. a sentenziare sopra le loro istanze, ottenuta prima licenza dal Re di potersi trattare la reintegrazione. Al cui esempio le città minori delle province, alcune delle quali hanno Seggi chiusi, ottennero parimente dal Re, che senza sua licenza non potessero trattarsi reintegrazioni, ovvero aggregazioni.

L'altra cagione, onde questi Seggi si fossero resi cotanto pregevoli, si fu di 29 ch'erano in prima, essersi ultimamente ridotti a soli cinque, di Capuana, Nido, Montagna, Porto e Portanova. Quando si fosse fatta tal restrizione, non è di tutti conforme il sentimento, poichè non vi sono scritture che ci possano accertare del tempo preciso; ma poichè quest'unione non si fece tutta in un tratto, egli è verisimile, che negli ultimi anni del Regno di Roberto quella si perfezionasse. Ed il modo come tutti que' Seggi minori s'unissero a questi cinque, fu così naturale e proprio, che sarebbe maraviglia se s'osservasse il contrario; poichè quasi tutti questi Seggi si componevano di sei o otto famiglie, quante forse n'erano in quelle minori contrade, ed essendo dipendenti dal Seggio maggiore, in decorso di tempo sovente accadeva, che spenta la maggior parte d'esse, e poche famiglie rimaste, queste se ne passavano al suo principale Seggio, e restavano estinti i minori; onde si vede, che poi i Nobili del principal Seggio vendevano il luogo, ove era il Teatro o portico[351]; così vedesi il Seggio de' Melazi, appartenente al Seggio di Capuana, ne' tempi di Roberto, intorno l'anno 1325 essere stato venduto dalla Piazza di Capuana, per essere spente le famiglie, che quello componevano. Così ancora nell'anno 1331 per comandamento della Regina moglie di Roberto fu abbattuto il Seggio delli Griffi. Ed il Seggio di Somma Piazza, altrimente detto il Seggio de' Rocchi, essendo mancate le famiglie, che lo componevano, e rimasto per ricettacolo de' malfattori, la Reina Giovanna II lo donò ad Antonello Centonze da Tiano. Parimente i Nobili di Montagna venderono il Seggio de' Cimbri, come cosa lor propria, a D. Fabio Rosso. Ed in questa maniera tratto tratto si ridussero tutti a' loro Seggi maggiori.

Ma come, ed in qual tempo si facesse l'unione d'un Seggio maggiore ad un altro parimente maggiore, come fu quello di Forcella a quello di Montagna, è d'uopo che si narri. Alcuni portarono opinione, ch'essendo mancate ne' tempi di Carlo I nella Piazza di Forcella molte famiglie, si fosse fatta da poi nel Regno di Carlo II suo figliuolo questa unione. Ma siccome notò prima il Summonte[352], e da poi il Tutini[353], ciò è falso; poichè tra' Collettori dell'anno 1300 nel Regno di Carlo II destinati all'esazione delle collette, si legge Niccolò Saduccio Collettor di Forcella, e ne' Capitoli del Re Roberto, si vede convenire Giacomo Chianula per la Piazza di Forcella, insieme con gli altri deputati nobili dell'altre Piazze[354].

Non è da rifiutarsi perciò l'opinione del Tutini, che credette quest'unione essersi fatta negli ultimi anni del Regno di Roberto, con l'occasione della discordia nata fra' Nobili delle due Piazze, Capuana, e Nido, co' Nobili dell'altre Piazze, intorno alla quale Roberto avendo ordinati alcuni stabilimenti, rapportati dal Summonte[355] e dal medesimo Tutini, e facendo in quelli solamente menzione di sei Eletti, comprendendo in essi quello del Popolo, si ricava, che in questi tempi la Piazza di Forcella era già unita a quella di Montagna. Ciò che maggiormente si conferma da una carta della Regina Giovanna I. rapportata dall'istesso Tutini, nella quale, avendo ne' primi anni del suo Regno ordinato, che si facesse inquisizione di tutti i Feudatari del Regno, si notano i Feudatari de' Seggi di Napoli Piazza per Piazza, e non si fa in essa altra menzione, se non de' soli cinque.

Nella quale unione è da notarsi, che per essere il Seggio di Forcella Seggio maggiore, che s'unì ad un altro maggiore, perciò la Piazza di Montagna fa due Eletti, uno per se, e l'altro rappresentando quel di Forcella. Ciò che non avvenne nell'unione degli altri Seggi minori uniti alle principali loro Piazze, perchè essendo questi dipendenti da quelli, bastava un Eletto per tutti. Solo per conservar la loro memoria è rimasta l'elezione degli Ufficiali, che ciascuno di questi cinque Seggi crea con nome di sei, e cinque Capitani de' Nobili, i quali uniti tutti insieme, fanno il numero de' 29 rappresentanti ciascuno d'essi uno di quegli antichi Seggi[356]. Questi hanno prerogativa di far convocar i Nobili per trattar i pubblici affari, propongono i punti, che devono risolversi, ricevono i voti ed hanno grand'autorità nell'assemblee, e sono da' Nobili creati ogni anno, ed oggi tengon titolo di Deputati.

Ridotti adunque ed incorporati tutti questi Seggi a' soli cinque, e disfatti tutti gli altri, cominciarono in varii e diversi tempi ad ampliare con magnifici edifici i loro teatri, e ridursi i portici in quella magnificenza, che oggi si vede; ed essendo poi di tempo in tempo con nuovi edifici ampliata la città, e venuta a quella portentosa grandezza, che oggi s'ammira, crebbero a proporzione i loro quartieri e si resero più spaziosi. Sono tutti cinque uguali, e non hanno maggioranza infra di loro, ancorchè que' di Capuana e Nido, per lo splendore de' loro Nobili, per cagion degli ampii Stati e ricchezze che possedono, vantino sopra gli altri maggiore preminenza.

Hanno molte prerogative, non solo di creare gli Eletti, i quali con quello del Popolo governano la città, convenendo insieme nel loro Tribunale a trattare i negozi del Pubblico, ma esercitano ancora molte giurisdizioni, e fra l'altre di dichiarar i Popolani nobili del Popolo napoletano, e conceder lettere di cittadinanza. Hanno parimente i Nobili di queste Piazze autorità di creare il Sindico, che ne' Parlamenti generali ed in altre pubbliche funzioni, appresso il Vicerè rappresenta non meno la città, che tutto il Regno. Comunicano insieme i Nobili di Capuana e Nido, quando s'uniscono per trattare i negozi del pubblico, potendo l'uno andare al Seggio dell'altro, con dar i voti; ma non perciò possono ricevere uffici, se non ognuno nel suo proprio Seggio. Hanno ancora una legge fra loro circa il contrarre i matrimoni, detta la nuova maniera di Capuana e Nido. Ed i Nobili di Montagna aveano anch'essi anticamente nuovo modo circa il dar delle doti alle Gentildonne della loro Piazza. Ed in Napoli ancora nell'età vetusta v'era un altro modo di contratto dotale all'usanza delle Contesse e Baronesse del Regno.

Non riconoscendosi nella città di Napoli se non che due Ordini, di Nobiltà e di Popolo, poichè lo Stato ecclesiastico, che in Francia fa ordine a parte, presso di noi non è riputato Ordine separato; ma (siccome l'Ordine de' Magistrati) è rimasto mescolato tra la Nobiltà e Popolo, perciò nel governo della medesima, non si ammettono se non Nobili e del Popolo. Quindi è, che appartenendosi il governo della medesima non meno a' Nobili che al Popolo, siccome fu sempre, come ben pruova il Tutini[357], perciò oltre le cinque soprannomate Piazze, evvene un'altra del Popolo, la quale non altrimenti che quelle de' Nobili, elegge il suo Eletto, crea i suoi Ufficiali, tiene le sue regioni minori, che chiamano Ottine, ed è partecipe insieme co' Nobili del governo delle città, e di tutti gli altri onori e preminenze[358].

Ma all'incontro, dimorando in questa città molte nobili ed illustri famiglie, le quali non comunicano nè con la Nobiltà, nè col Popolo: perciò queste si riputano come fuori del Corpo della cittadinanza, traendo esse la maggior parte l'origine da altre città di dentro e fuori del Regno. Nè tal Nobiltà ha sede o luogo; perchè altrimente dovrebbe ancor ella aver parte nei paesi, e negli onori insieme con gli altri Nobili de' cinque Seggi.

Per questa cagione a' tempi di D. Pietro di Toledo, allora Vicerè, cadde in pensiero a molte famiglie, che non erano aggregate a' Seggi, nè comunicavano col Popolo, di supplicar Carlo V, che traendo esse origine da famiglie illustri, nobilitate con feudi, per lunghi anni signore di vassalli, ed imparentate con Nobili di Piazze, che dovessero ammettersi a' Seggi ovvero di conceder loro licenza, che potessero edificare un nuovo Seggio, e goder degli onori e pesi, che godono i Nobili della loro città. Ma trovandosi allora implicato l'Imperadore alla guerra di Siena, non potè darvi alcun provvedimento; ed intanto perchè molte di quelle famiglie furono poi ammesse a' Seggi, non vi si fece altro. Ma da poi correndo l'anno 1558 si rinovò la dimanda da quelle Case, che non furono aggregate, e da molte famiglie spagnuole, le quali ne supplicarono il Re Filippo II ma rimesso dal Re l'affare a giustizia, s'impose a quello perpetuo silenzio. Ultimamente nell'anno 1637 molte illustri famiglie, come gli Aquini, Eboli, Filangieri, Gambacorti, Ajerbi d'Aragona, Concobletti, Orsini, Marchesi, Franchi, Leiva, Mendozza ed altre, posero di nuovo in tratto d'ergere un nuovo Seggio, e ne ricorsero al Re Filippo IV; ma dopo un lungo aspettare, secondo la solita tardità e lunghezza di quella Corte, stancati finalmente i pretendenti, non ne fecero più parola, tanto che proccuraron da poi d'essere aggregati negli antichi Seggi, dove sono stati ammessi.