Tutti questi Seggi, ed in cotal maniera disposti, trovò Carlo, quando si rese padrone di Napoli e del Regno; onde non è punto vero ciò, che alcuni Scrittori sognarono, che Carlo I d'Angiò istituisse i Seggi in Napoli, come ben a lungo, e coll'autorità di pubblici ed antichi monumenti dimostrò il Tutini[339]. Non è punto ancora vero, che questo Re di 29 ch'erano, gli avesse ridotti ne' soli cinque, che sono al presente; poichè dalle scritture rapportate dal medesimo, si vede chiaro, che anche a' tempi del Re Carlo II suo figliuolo, e di Roberto suo nipote non s'erano ancora uniti. Siccome non deve riputarsi Carlo autor della divisione tra la Nobiltà ed il Popolo, quasi che egli fosse stato il primo a separare in questa città i Nobili da' Popolari; essendo chiarissimo, che in tutti i tempi, così de' Romani, come de' Goti, de' Greci, dei Longobardi, Normanni e Svevi, furon sempre in Napoli divisi i Nobili dal Popolo, come da molti marmi rapportati dal Grutero[340], dall'epistole di Cassiodoro[341], da quelle di S. Gregorio M.[342], d'Innocenzio III e d'altri romani Pontefici[343] si è potuto notare ne' precedenti libri di quest'Istoria.

Nè Carlo ne' Seggi medesimi separò i Popolari dai Nobili, quasi che quelli promiscuamente, e di Nobili e di Popolari si componessero: poichè, siccome ben pruova il Tutini[344], que' Seggi di soli Nobili si componevano, e de' primi della città, ancorchè non si praticasse quel rigore, che s'usa oggi, di non ammettere in essi i Popolani; come spesso si faceva allora, quando o vivessero nobilmente, o imparentati con Nobili, o d'altra prerogativa cospicui ne fossero stati stimati meritevoli.

Carlo solamente gli rese più cospicui e chiari, dando loro marche più notabili di distinzione dal Popolo, e rendendogli più eminenti ed illustri sopra gli altri Seggi delle altre città del Regno; onde la Nobiltà di Napoli si rese similmente più chiara ed illustre sopra la Nobiltà di tutte l'altre città del Regno. E ciò avvenne per più cagioni.

Primieramente per aver Carlo ornato quasi tutti que' Nobili col cingolo militare, facendogli Cavalieri; II essendosi per la di lui residenza renduta questa città capo e metropoli del Regno, concorrevano in essa tutti i Baroni del Regno, ed i maggiori Signori e Feudatari a dimorarvi, i quali per venire ammessi allora con facilità, anzi pregati, a que' Seggi, gli resero più numerosi, e cospicui; III dalla residenza dei maggiori Ufficiali della Corona e della Milizia, i quali illustrarono anch'essi quelle Ragunanze; perchè non volendo essere del Popolo s'arrolavano co' Nobili; IV i tanti Nobili franzesi e provenzali, che portò seco Carlo di Francia e di Provenza, i quali per essere stati premiati da lui con feudi e cariche pubbliche, fermati perciò in Napoli ed arrolati co' Nobili, resero più cospicue le loro Piazze, introducendosi in quelle molte famiglie franzesi: al che Carlo vi cooperava per altro fine, cioè per aver contezza di quanto in quelle si trattava.

E per ultimo, vivendosi in Napoli a' tempi di Carlo per collette, concedè questo Principe molte prerogative a' Nobili intorno a tali pagamenti, perchè volle, che contribuissero co' Popolari, ma che separatamente dal Popolo i Nobili le pagassero; onde i Nobili esigevano per la Nobiltà, ed i popolani per lo Popolo. E per allettare maggiormente la Nobiltà napoletana, nel primo anno del suo Regno confermò il privilegio concesso loro dal Re Manfredi, di dividersi tra essi la sessagesima parte del jus delle mercatanzie, ch'entravano in Napoli, tanto per terra, quanto per mare[345]: ciocchè fu una più distinta marca di divisione tra' Nobili, e que' del Popolo.

Ma tutte queste belle prerogative non poterono far tanto estollere la nobiltà di questi Seggi sopra tutti gli altri Seggi del Regno, e rendergli in quella maniera pregevoli, nella quale si vedono oggi, quanto i rigorosi regolamenti seguiti da poi intorno all'ammettere nuove famiglie, e l'essersi poi tutti questi ridotti a soli cinque.

Prima ne' tempi stessi di Carlo e degli altri Re angioini suoi successori, non vi era tanto rigore nelle aggregazioni: i Popolari e' Forastieri vi erano indifferentemente ammessi. Questo costume da tempi antichissimi traeva la sua origine; poichè Napoli come città greca, seguendo l'esempio de' Tebani, che come dice Aristotele[346], a lungo andare ammettevano alla loro Nobiltà que' del Popolo, ch'erano ascesi a grandi ricchezze e quegli ancora, che per lungo tempo eran nobilmente vivuti, ed aveano lasciato il mercatantare, ed altri simili mestieri; riceveva le famiglie così nazionali, come forastiere, che per lungo tempo avean serbato il decoro della Nobiltà, e che per lungo tempo eran vivute con arme e cavalli. Così ne' tempi, nei quali siamo di Carlo I, Fusco Favilla vivendo nobilmente con armi e cavalli, fece istanza al Re di farlo contribuire co' Nobili, e 'l Re acconsente, dicendo: Eo quod vivit cum armis, et equis, contribuat cum militibus[347]. Il simile leggiamo di Marino di Madio, di Ademaro di Nocera, e di Nicolò Canuto cittadino napoletano[348]. E Carlo II suo figliuolo a M. Dono da Fiorenza commorante in Napoli l'ammise a qualsivoglia Seggio, e di poter contribuire cum militibus illius Plateae, in qua habitaverit, usque ad regium beneplacitum, ex gratia speciali[349]. E moltissimi altri esempi se ne leggono ne' regali registri, ammettendo i Re le famiglie ne' Seggi in tal guisa; poichè questa era la nota, che distingueva i Nobili da' Popolani; cioè che costoro contribuivano le collette col Popolo, e coloro colla Nobiltà.

Ma, tolte via le collette, cessa questo modo d'aggregar ne' Seggi; ed a' Nobili s'appartenne l'aggregare, i quali niente di rigor usando, ammettevano indifferentemente tutti quelli, che per lungo tempo erano nobilmente vivuti in Napoli, sì cittadini, come forastieri, che aveano contratta parentela co' Nobili, ed abitavano nel Quartiere di ciascun Seggio: così la famiglia Sassone vivendo nobilmente in Napoli nel quartiere di Portanova, ed imparentando co' Nobili di Piazza fu aggregata al Seggio di Portanova. E nel libro dei Parlamenti leggesi l'aggregazione fatta nell'anno 1480 di Giulio Scorciato, ch'era uomo nuovo in Napoli, allora venuto dalla Castelluccia, e perch'era Dottore e Consigliere del Re Ferrante, ed avea la casa nello tenimento della Montagna, lo chiamarono alla Congregazione dello detto Seggio. E questo era il consueto stile d'aggregare allora, leggendosi nel processo d'Ettorre d'Anagni con la Piazza di Nido, che così anticamente erano chiamati nelle Piazze quelli, che abitavano nello quartiero, gente ben nate, ricche, dotte, che viveano nobilmente, a dare il loro parere nella Congregazione delli Seggi[350].

Quindi avvenne, che nelle cause di reintegrazioni, l'aver avute le case ne' quartieri a' Seggi vicini, era riputato alto possessivo di Nobiltà in quel Seggio, e così furono reintegrate molte famiglie, come la Pandona, e la Mariconda a Capuana; la Majorana a Montagna, la Mastrogiudice a Nido, e moltissime altre.

Da poi si vennero pian piano a restringersi le aggregazioni; poichè i Nobili delle Piazze infra di loro fecero alcuni stabilimenti, con ricercare altri requisiti, senza i quali non erano ammessi. Così i Nobili della Piazza di Capuana nell'anno 1500 per pubblico istromento conchiusero, che chiunque volesse essere ammesso nella lor Piazza, dovea esser Nobile di quattro quarti di nome e d'arme, senza alcuno ripezzo: che fosse legittimamente nato, e figliuolo di legittima persona: che per lungo tempo avesse praticato con Nobili, e con essi contratta ancora parentela: che non fosse macchiato di alcun vizio, che offender potesse la Nobiltà. La Piazza di Nido fece ancor essa molti altri Capitoli così in detto anno 1500 come negli anni 1507 e 1524. Quella di Montagna nell'anno 1420 pur fece i suoi, che poi nell'anno 1500 accrebbe d'altri, i quali tutti possono vedersi in Tutini. Siccome anche fecero i Nobili di Porto e Portanova, i Capitoli de' quali non si sanno, per essersi gli antichi libri di questi due Seggi perduti.