Papa Onorio calcando l'orme del suo predecessore, ancorchè italiano, fu tutto inteso a favorire la Casa d'Angiò, e nell'istesso tempo, per mezzo del Legato Girardo fece provvedere a' bisogni del vedovo Regno; e perchè il Conte d'Artois, il quale avendo intesa la morte del Re Pietro, e che per testamento avea lasciati divisi i Regni, era entrato in isperanza di ricovrar la Sicilia di mano del Re Giacomo, onde avea tutti i suoi pensieri a quell'impresa rivolti; volle ancor Onorio profittando dell'occasione intrigarsi nel governo civile del Regno, ed a provvederlo di nuove leggi conformi alli desiderj de' Baroni, ed universalmente di tutti i Regnicoli; ma più d'ogni altro a ristabilire i privilegi ed immunità delle persone ecclesiastiche di quello. A questo fine con una sua particolar Bolla spedita a' 17 settembre di quest'anno 1285 confermò que' Capitoli, che Carlo Principe di Salerno mentr'era Vicario del Regno statuì nel Piano di S. Martino; ma que' soli che riguardavano l'immunità e privilegi degli Ecclesiastici, la qual Bolla, esemplata dal suo originale, che si conserva nell'Archivio della Trinità della Cava, si trova anche inserita da Ferdinando I d'Aragona nelle nostre prammatiche, ed è tutto altra, come si disse, di quella, della quale saremo ora a ragionare.

CAPITOLO I. De' Capitoli di Papa Onorio IV, e qual uso ed autorità ebbero nel Regno.

Chiunque considererà lo stato lagrimevole, nel quale per le avversità del Re Carlo I, e per la prigionia del Principe suo figliuolo, erasi ridotto questo Reame, non si maraviglierà come il Pontefice Onorio abbia potuto innalzar tanto la sua autorità sopra il medesimo, sicchè a suo arbitrio si vegga impor leggi non pure ai nostri Baroni e ad altri Regnicoli, ma a' Regi stessi, trattandogli come suoi sudditi e veri vassalli. Il bisogno che s'avea in questi tempi cotanto a loro avversi, de' Pontefici romani, fece, che il Principe Carlo mentr'era Vicario del Regno si ponesse sotto la protezione del Pontefice Martino, allora vivente, al quale diede ampio potere di regolare il governo di quello, e di rimettere a lui lo stabilimento, ed il modo intorno all'esazion delle collette, e di ridurle conforme a' tempi del buon Re Guglielmo, e di dar sesto alle gravezze de' suoi sudditi. Il Cardinal di Parma fece dal canto suo quanto potè, ma non finì di perfezionare l'opera con Martino, come fece poi col Pontefice Onorio, il quale pose mano non solo a stabilir il modo di quest'esazione, ma diede molti regolamenti intorno ad altre più gravi e rilevanti cose, alla succession feudale, e sopra altri punti non appartenenti, che al supremo imperio del Principe.

L'origine però di tali intraprese deve riportarsi più indietro, cioè a quelle gravi e pesanti condizioni apposte nell'investitura, che Papa Clemente IV fece del Regno a Carlo I. Questo Principe mentre durò la sua prospera fortuna, non si curò molto d'osservarle, ed intorno alle esazioni delle collette e delle altre sovvenzioni continuò, siccome le ritrovò in tempo del Re Manfredi; anzi per essere un Principe assai diligente in conservare le sue ragioni fiscali, mostrò maggior acerbità, che gli altri suoi predecessori. Ma sopravvenute da poi le disgrazie di Sicilia, allora il Principe di Salerno suo figliuolo per acquistar benevolenza da' sudditi, in que' Capitoli stabiliti nel Piano di S. Martino, ordinò che tal esazione dovesse ridursi conforme a' tempi del buon Guglielmo; ma poichè non vi era chi di tal uso e modo potesse render testimonianza, fu rimesso, come si disse, al Pontefice Martino allora vivente, che dovesse stabilirlo con sentire i Sindici delle città e delle terre, che l'informassero dello stato delle loro Comunità.

Il Pontefice Martino per la morte accaduta del Re Carlo, e per la prigionia del Principe di Salerno, rimandò subito il Cardinal di Parma suo Legato in Napoli. Questi appena giunto, pensò prima d'ogni altra cosa vantaggiare l'ordine ecclesiastico; onde fece convocare in Melfi i Prelati del Regno, e nel dì 28 marzo dell'anno 1285 nel quarto anno del Ponteficato di Martino stabilì alcuni Capitoli riguardanti il favore della giurisdizione ed immunità ecclesiastica, che procurò ampliare quanto più potesse[456]. E questi Capitoli nè da Onorio, nè da Martino furono confermati, perchè fatti dal Cardinal Gerardo nel tempo istesso, che morì Martino; ond'è, che allegandosi alle volte da Matteo d'Afflitto[457] si nominano Capitoli di Gerardo, come si vede nella costituzione praesente, ove n'allega uno ex Capitulis Gerardi, che comincia: Capientes Ecclesiarum et locorum, etc.[458]. Questi Capitoli di Gerardo è da credere, che nell'età d'Afflitto si leggessero M. S. poichè non vi è notizia, che si fossero mai impressi, e che poi di loro si fosse perduto ogni vestigio, come inutili: o tanto più fecer quelli sparire i Capitoli di Onorio, per li quali fur dati più accurati e numerosi regolamenti.

Ma essendo da poi sopraggiunto in Napoli il Conte d'Artois mandato dal Re di Francia, perchè come Balio governasse egli la Casa ed il Regno del Principe suo cugino: il Legato seppe far tanto, che non fu escluso affatto dal governo, anzi la sua accortezza e più il bisogno, che s'avea allora del Pontefice, fecero, che insieme colla Principessa Maria ed il Conte lo governasse. Ma questi distratto dalle cose militari, per la guerra che ardea allora per la ricuperazione della Sicilia, non potè badar molto al governo civile e politico; onde morto il Pontefice Martino, e rifatto Onorio in suo luogo, si pose costui colle istruzioni del Legato Gerardo a stabilire nuovi Capitoli, che sono i veri Capitoli di Papa Onorio.

Nel che son da notare i vari errori, che presero i nostri Dottori intorno all'Istoria di questi Capitoli, de' quali non fu nemmeno esente l'istesso Reggente Moles[459], che con più accuratezza di tutti gli altri ne scrisse; poichè e' credette, che il Conte d'Artois fosse stato costituito Balio del Regno da Onorio, affinchè insieme col Cardinal di Parma lo governasse, e che perciò questi Capitoli fossero stati drizzati da Onorio così all'uno, come all'altro. Più gravi furono gli errori del Reggente Gio. Francesco Marciano[460], il quale scrisse, che il Principe di Salerno, mentr'era Vicario, mandasse a supplicare il Pontefice Martino, che gli inviasse un Legato appostolico, perchè riformasse lo stato del Regno, e lo riducesse, siccome era nel tempo del Re Guglielmo, e che perciò gli mandasse il Cardinal di Parma; quando tal riforma dovea farsi dove risedeva il Papa, ove perciò avea il Principe comandato, che si mandassero i Sindici delle terre. Questo Cardinale fu mandato prima in Sicilia per accorrere a quella rivoluzione, e da poi portossi in Napoli. Ma dopo la prigionia del Principe, ed il ritorno di Carlo I da Francia, il Cardinale erasi portato dal Papa; e fu mandato dal Pontefice Martino di nuovo quando intese la morte del Re Carlo, affinchè assumesse il governo del Regno; ed allora avendo intese le querele de' Regnicoli intorno all'esazione delle collette ed i desideri de' Baroni, perchè s'allargassero i gradi della successione feudale; di tutto ciò ne fece con varie istruzioni ed informazioni partecipe il Pontefice Martino, acciocchè vi dasse rimedio, e gli mandò ancora que' Capitoli, che il Principe di Salerno avea stabiliti nel Piano di S. Martino. Ma il Papa sopraggiunto dalla morte, non potè far niente; onde rifatto in suo luogo Onorio, questi trovandosi allora a Tivoli a' 17 di settembre di quest'anno 1285 con una particolar sua Bolla confermò que' Capitoli fatti da Carlo nel Piano di S. Martino, attenenti al favore dell'immunità ecclesiastica, che, come si è detto, sta inserita nelle nostre prammatiche, e nel medesimo dì stabilì questi nuovi Capitoli, li quali mandò al Cardinal di Parma suo Legato, che sono i veri Capitoli di Papa Onorio; perchè quelli confermati da lui nella Bolla, che si legge nelle nostre prammatiche, non sono suoi, ma di Carlo Principe di Salerno.

I Capitoli, che dal Pontefice Onorio furono con tal occasione stabiliti, furono molti, parte riguardanti il modo per l'esazione delle collette, parte in favor dei Baroni, e parte in beneficio universale del Regno; poichè intorno alla libertà e favore dell'Ordine ecclesiastico avea egli provveduto a bastanza colla conferma, che fece de' Capitoli del Principe di Salerno.

Intorno all'esazione delle collette, stabilì, che in quattro soli casi fosse lecito al Re d'imporle a' suoi sudditi: ciò ch'eccedeva il potere, che gli fu dato dal Principe di Salerno, il quale solamente gli commise, che dovesse riformare, non stabilire i casi ove potesse imporgli: i casi erano questi: I. Per difesa del Regno, se accadesse esser quello invaso, ovvero se accaderà ribellione, o guerra civile permanente, e non simulata. II. Se accaderà doversi riscattare la persona del Re da mano de' nemici, ne' quali due casi stabilisce la somma di 50 mila once d'oro. III. Quando accaderà, che il Re voglia armarsi col cingolo militare, ovvero suo fratello, o alcuno de' suoi figliuoli, nel che vuole, che l'esazione non trapassi la somma di 12 mila once. IV. Per maritar sua figliuola, o sorella, o alcuna delle sue nipoti descendenti per linea retta: stabilendo la somma di 15 mila once. Ed in tutti questi casi, che una sola volta l'anno, e non più potessero imporsi, se non quando il bisogno, o altre circostanze da conoscersi da lui, non ricercassero altrimenti.

Stabilì ancora molti altri Capitoli riguardanti la mutazione delle monete, omicidi e furti, che debba il Re astenersi dall'alienazione de' demaniali del Regno. Tolsegli ancora la facoltà contro i feudatarii, che tengono feudi piani: che i matrimonj debbano esser liberi, togliendo l'assenso del Re, che prima si ricercava in quegli de' Baroni. Diede ancora molti altri provvedimenti intorno a' rilevi, adoe, ed altri adiutorii da prestarsi da' Baroni al Re: ampliò la successione feudale a beneficio de' Baroni: che il jus Francorum abbia luogo non meno nella successione de' figliuoli, che de' fratelli. Provvide intorno all'elezione degli Ufficiali, e diede altri regolamenti sopra diversi capi, che oltre di leggersi nella sua Bolla, possono vedersi presso il Vescovo Liparulo[461], e Gio. Francesco Marciano[462].