Questi sono i Capitoli, che ci lasciò questo savio e giusto Principe, il quale essendo nell'anno 1328 premorto all'infelice padre; nè tenendo Roberto altro maschio, a chi insieme col titolo di Duca di Calabria avesse potuto conferire la carica di Vicario del Regno, riprese egli il governo del medesimo; e come abbiam veduto, molti altri Capitoli per mano del Viceprotonotario G. Grillo stabilì, insino che nel 1343 essendo morto senza maschi, lasciò il Regno a Giovanna I. sua nipote figliuola di Carlo: origine, che fu di molti disordini e confusioni nel Regno, tanto che così ella, come i suoi successori, regnando in continue agitazioni e sempre in mezzo alle armi, non poterono pensare alle leggi. Per questa cagione della Regina Giovanna non abbiamo se non che pochi suoi Capitoli, rifatti per gli Ufficiali, e buono stato del Regno, non che intendesse per quegli stabilir cose nuove, come ella stessa lo dice: Condita sunt Capitula infrascripta modica, et quasi nulla statuentia nova. Sed solum rememorantia, et reformantia jura antiqua et Capitula, quae per abusum malorum Officialium minime fuerunt observata modernis temporibus[451]. E degli altri Re angioini suoi successori, toltone quel celebre Capitolo di Ladislao, dove proibisce a' Notari vassalli stipulare istromenti de' loro Baroni; ed un altro della Regina Isabella come Vicaria del Regno, lasciata dal Re Renato suo marito, che si legge tra' Riti della G. Corte della Vicaria, non abbiamo legge o costituzione alcuna.

Ecco di quali leggi si compone il volume, che ora noi chiamiamo de' Capitoli del Regno; ecco i loro autori: Carlo I, Carlo II, Roberto, Carlo suo figliuolo, e Giovanna, uno di Ladislao, ed un altro d'Isabella.

Sin da che furono pubblicati, ebbero chi con note, e chi finalmente con pieni commentarii gl'illustrasse. Il primo fu Bartolommeo da Capua, che vi fece alcune picciole note. Giovanni Grillo da Salerno, anche famoso Giureconsulto di que' tempi, che dopo la morte di Bartolommeo fu Viceprotonotario del Regno. Il celebre Andrea d'Isernia pur vi fece alcune note. Nel Regno di Giovanna I. Sebastiano Napodano e Nicolò da Napoli; Sergio Donnorso, che fu M. Razionale della G. Corte e Viceprotonotario[452], e Luca di Penna, anche vi notarono alcune cose. Seguirono da poi a far il medesimo Nicolò Superanzio, Pietro Piccolo da Monforte, Gio. Crispano Vescovo di Chieti, Fabio Giordano, Gio. Angelo Pisanello, Marc'Antonio Polverino, ed il Regio Consigliere Giacopo Anello De Bottis. Finalmente, per tralasciarne alcuni che vi fecero picciolissime note di niun momento, Gio. Antonio De Nigris di Campagna, città posta nel Principato citra, non ignobile Giureconsulto, negli ultimi tempi di Carlo V, e propriamente nell'anno 1546 alle note di Bartolommeo di Capua, di Sebastiano e Nicolò di Napoli, e di Luca di Penna, aggiunse i suoi più diffusi commentarii.

FINE DEL LIBRO VENTESIMO.

STORIA CIVILE
DEL
REGNO DI NAPOLI

LIBRO VENTESIMOPRIMO

La morte del Re Carlo I accaduta in Foggia nel cominciar del nuovo anno 1285 siccome fu opportuna al Re Pietro d'Aragona, non solo per averlo stabilito nel Regno di Sicilia, ma anche per avergli tolto il pericolo dì perdere i suoi paterni Regni, invasi da Filippo Re di Francia, così fu acerba e lagrimevole al Regno di Puglia, ed al Principe Carlo suo figliuolo: poichè rimase il Regno non solo esposto all'invasione di Ruggiero di Loria, il quale avendo preso Cotrone e Catanzaro, ed alcuni altri luoghi di quella provincia, minacciava le altre vicine regioni: ma anche perchè si vide senza Re e senza governo, per la cattività del Principe di Salerno, che dovea succedere al Regno, il quale era ritenuto prigione in Spagna. Essendovi per tanto sol rimasa l'infelice Principessa Maria sua moglie, con Carlo Martello primogenito del Principe, che allora non avea più che tredici anni: il Pontefice Martino per profittare dell'occasione, vi rimandò subito Gerardo Cardinal di Parma Legato appostolico, perchè insieme colla Principessa lo governasse. Ma Filippo Re di Francia dolorosissimo della morte del Re suo zio, dubitando che la compagnia del Legato con una donna, ed un fanciullo, non recasse pregiudizio alle supreme regalie del Principe, vi spedì tosto Roberto Conte di Artois suo figliuolo[453], perchè avesse cura della Casa regale, e prendesse egli il governo del Regno. Contuttociò per lo bisogno, che s'avea allora del Pontefice, e per l'accuratezza del Legato, non ne fu questi escluso; anzi seppe far valer tanto la sua autorità, che fatto convocare in quest'istesso anno un Parlamento in Melfi di molti Prelati e Baroni, stabilì alcuni Capitoli[454] per lo buon governo del medesimo, per dovergli conferire col Pontefice Martino, affinchè confermati da costui, si fossero poi pubblicati, e fatti osservare nel Regno come sue leggi, come diremo.

Intanto Re Pietro, vedendosi per la morte di Carlo, sicuro del Regno di Sicilia andò subito colle forze siciliane ad opporsi in Aragona al vittorioso Re di Francia, il quale avea già preso Perpignano, Girona e molte altre terre di quel Regno, per acquistarlo a Carlo di Valois suo figliuolo secondogenito, che n'avea avuto il titolo e l'investitura dalla Chiesa romana; e benchè si trovasse con forze assai dispari, per lo grandissimo ardir suo naturale, accresciuto dal favor della fortuna sino a quel dì, volle attaccar la battaglia; ma rotto il suo esercito, ed egli rimasto ferito, a gran pena ritirandosi, si salvò a Villafranca, dove di là a pochi giorni, a' 6 ottobre di quest'anno 1285, trapassò. Re certo dignissimo di lode e di memoria eterna: poichè con pochissime forze, coll'arte e con l'industria, solo difese da due Re potentissimi, e da un Papa acerbissimo nemico, due Regni tanto distanti l'uno dall'altro, trovandosi sempre pronto colla persona ove il bisogno richiedeva che fosse. Di lui rimasero quattro figliuoli maschi, Alfonso, Giacomo, Federico e Pietro, e due femmine, Isabella e Violante. Ad Alfonso lasciò il Regno d'Aragona, ed a Giacomo quel di Sicilia, con condizione, che se Alfonso moriva senza figliuoli, Giacomo gli succedesse in quel Regno e nella Sicilia.

Certamente il Regno d'Aragona, per la morte di Re Pietro, sarebbe venuto in mano de' Franzesi se non l'avesse salvato da una parte una gravissima pestilenzia, che venne all'esercito del Re di Francia; e dall'altra, la gran virtù di Ruggiero di Loria, il quale, fin dentro il Porto di Roses, andò a bruciare l'armata franzese, dopo l'incendio della quale fu costretto Re Filippo di ritirarsi a Perpignano, per aver perduta la comodità delle vettovaglie, che gli somministrava l'armata; ed infermato in Perpignano, passò di questa vita quest'anno a' 23 di settembre, e gli succedè Filippo il Bello suo figliuolo.

Fu quest'anno anche lugubre, per la morte di Papa Martino, il quale a' 28 di marzo 1285[455] morì in Perugia, e tosto in suo luogo fu rifatto Onorio IV romano, della nobilissima famiglia Savelli.