§. V. Capitoli di Carlo Duca di Calabria Vicario del Regno.

Re Roberto, convenendogli di portarsi ora in Provenza, ora in Fiorenza o Genova, e sovente all'impresa di Sicilia, vedendo in Carlo suo figliuolo risplendere molte virtù, e sopra tutto la religione, la giustizia e la prudenza, quasi dall'adolescenza gli pose il governo di tutto il Regno in mano, creandolo suo General Vicario; ed egli adempì così bene, e con tanta lode e prudenza le sue parti, che il Re suo padre ne vivea sommamente soddisfatto. Egli pose in maggiore splendore e floridezza il Tribunale della Vicaria, creandovi per M. Giustiziere Filippo Sanguineto con provvisione di 150 once d'oro l'anno, assegnando ancora 90 once l'anno per istipendio di dieci uomini a cavallo e sedici a piedi per guardia e per maggior decoro di questo Tribunale[450]. Ebbe in costume ogni anno cavalcare per lo Regno per riconoscere le gravezze che facevano i Baroni ed i Ministri del Re a' popoli. E per mezzo di varii editti, che abbiamo inseriti tra' Capitoli del Re Roberto suo padre, diede savio provvedimento a molte cose riguardanti il buon governo del Regno e retta amministrazione della giustizia, della quale fu egli amantissimo.

Il primo de' suoi Capitoli si legge contro i Baroni ed altri recettatori di sbanditi e d'altri uomini facinorosi, che turbavano la pace del Regno, imponendo loro pena di morte e della perdita de' loro beni: fu questo drizzato al Giustiziere di Terra d'Otranto, ed istromentato per Bartolommeo di Capua, di cui, sopra il medesimo, abbiamo ancora alcune note, e porta la data, apud Hospitale Montis Virginis, Santuario allora reso assai celebre in Terra di Lavoro per la magnificenza e pietà de' Re angioini, dove sovente facevan dimora.

Il secondo, pure istromentato per Bartolommeo di Capua, è il celebre Cap. Ex praesumptuosae, che leggiamo sotto la rubrica: Quod Feudatario decedente absque legitima prole, possessio Feudi usque ad anni circulum in modum sequestri stet penes Fiscum. L'Autore di questo Capitolo fu Carlo II suo avo; ma poichè insino ad ora non era stato pubblicato, Carlo suo nipote per mezzo di questo suo editto ordinò, che quello si divulgasse, e che tenacemente si osservasse.

Sieguono tre altre sue Costituzioni dettate anche per Bartolommeo di Capua riguardanti il tempo ed il modo di darsi il Sindacato degli Ufficiali, che si leggono sotto la rubrica: Quod tempus syndicationis non labatur, donec acta sint compilata et assignata.

Ne sieguono appresso quattro altre, la prima comincia: Legem veterem Digestorum; la seconda: Voluntas libera; la terza: In forma sigilli; e la quarta: Accusatorum temeritas; tutte istromentate per Bartolommeo di Capua; e portano questa data: Dat. Neap. per Bar. de Capua. etc. A. D. 1324 die 8 febr. 7 indict. Regnorum Domini patris nostri anno 15.

Abbiamo un altro Capitolo di questo Duca tra quelli della Regina Giovanna, stabilito per lo Vescovo di Chieti in una lite che tenea con Roberto Morello, che comincia: Carolus illustris, etc. Ne personarum casu, etc. Fu parimente dettato da Bartolommeo di Capua nel mese di settembre dell'anno 1322.

Tra' riti della G. Corte della Vicaria si legge eziandio un altro Capitolo di Carlo, che comincia: Detestantes, sotto la rubrica, De supplendis defectibus causarum, drizzato a Giovanni de Aja, Reggente della G. Corte, e porta questa data: Dat. Neap. A. D. 1320 die 28 Decembris 3 indict. Regnorum dicti Domini patris nostri, anno 11.

Pure fra' Capitoli del medesimo se ne legge uno istromentato per li Maestri Razionali: si tratta in quello di cose fiscali attinenti al regal patrimonio, come di falsa moneta, fu fatto contro coloro che falsificavano i gigliati ed i carlini, e per questa ragione nella data non si legge il nome del Protonotario o Viceprotonotario, ma solo: Data per Magistros Rationales. Comincia: Carolus illustris, etc. Jam saepe, ed è sotto il titolo: De demolientibus et falsantibus Liliatos, Carolenos et incidentibus.

(Questi Gigliati, de' quali il Boccaccio, come moneta d'argento del Regno a' suoi tempi usitatissima, fa memoria, furono così chiamati da' gigli ivi impressi, siccome vedesi nel libro delle Monete del Regno di Napoli del Vergara Tavola 10, n. 7, e Tavola 11, n. 5, e ragguagliava il lor valore a quello del carlino).