Re Giacomo vedendosi, oltre l'obbligo della Capitolazione, obbligato al Papa, ordinò ne' Regni suoi, che si facesse grand'apparato d'armata, e venne in Roma ad iscolparsi e giurare innanzi al Papa, che non era nè consapevole, nè partecipe in modo alcuno della contumacia e della colpa del fratello, e che l'avrebbe mostrato con l'armi in mano a tutto il Mondo; e per allora mandò in Sicilia Pietro Comaglies Frate dell'Ordine de' Predicatori per trattare col fratello, e persuaderlo che ubbidisse al Papa. Frate Pietro non potendo ottenere la restituzione di Sicilia, come Religioso consigliava al Re D. Federico che almeno lasciasse le terre di Calabria, sopra le quali non avea titolo niuno, nè giusto, nè colorato; perchè se bene egli si voleva ritenere il Regno di Sicilia per l'elezione, che aveano fatta di lui li Siciliani, o per lo testamento di Re Alfonso suo fratello primogenito; nel Regno di Puglia, del quale sebbene era stato di Re Pietro il titolo sotto la medesima ragione, che era Sicilia per l'eredità di Re Manfredi, nientedimeno per la cessione fatta da Re Giacomo nella pace, era stata trasferita ogni ragione nella persona di Re Carlo, quando eziandio non gli avessero da valere l'investiture e confermazioni di tanti Papi. Ottenne con questo, che avantichè partisse di Sicilia, il Re Federico mandò a richiamare Ruggiero di Loria, e promise di richiamare tutti li presidii delle terre. Il Frate tornato al Papa ed al Re Giacomo, disse quanto avea fatto, e non restando contenti nè l'uno, nè l'altro, Giacomo mandò appresso il Vescovo di Valenza a pregare Re Federico, che avesse voluto venire a parlamento con lui nell'isola di Procida, o d'Ischia, ove si sarebbe preso alcun buon ordine alle cose loro: Re Federico rispose a questo, che non poteva moversi senza consiglio de' suoi Baroni; ed avendo dimandato ad alcuni quel che era da farsi, Ruggiero di Loria il consigliò, che s'umiliasse al fratello, e che andasse a parlargli; ma entrato il Re, per insinuazione degli emoli di Ruggiero, in diffidenza del medesimo, questi di ciò accortosi, parlò con tanta ira, che il Re gli comandò che non uscisse di Palazzo; ma supplicato il Re, che lo lasciasse andare, egli subito si partì: onde si trattò poi il modo per farlo entrare a' servigi del Re Carlo.
A questo tempo vennero nuovi Ambasciadori del Re Giacomo in Sicilia, con ordine, che se il Vescovo di Valenza non avesse ottenuto, che Re Federico fosse venuto a parlamento con lui, gli conducessero la Regina Costanza e l'infante Donna Violante a Roma, dove il Re Giacomo l'aspettava. Federico non volle sopra ciò mostrare di dispiacere al fratello, e disse alla madre, ch'era in potestà sua l'andare, come il fermarsi in Sicilia, e così ancora il menarne la sorella: quella Regina come savia ed amatrice dell'uno e l'altro figlio, elesse d'andare, ancorchè sapesse d'incontrarsi col Re Carlo, figliuolo di colui, che avea ucciso il fratello, e fatta morire la Regina Sibilla sua madre ed un fratello unico in carcere, perchè dall'altra parte sperava di mitigare l'animo del Re Giacomo verso Federico; e così postasi in mare con la figlia, navigò verso Roma. Fu certo raro esempio della varietà delle cose umane vedere quella Regina accompagnata da Giovanni di Procida e da Ruggiero di Loria, che con le sue galee l'avea aspettata in mare, che s'imbarcasse ed andassero tutti insieme in cospetto di Re Carlo, al quale aveano fatti tanti notabilissimi danni. Re Giacomo accolse la madre e la sorella con grandissima reverenza, e le disse, come per mezzo del Papa avea promessa la sorella per moglie a Roberto Duca di Calabria, il quale s'aspettava il dì seguente. La madre ne restò quieta, sperando che, quanto più si legassero in parentado, più fosse col tempo agevole a conchiuder pace tra loro. Venne fra due dì Re Carlo col Duca di Calabria, e con tre altri figli con tanta pompa che fu a Roma cosa mirabile e nuova, perchè oltre il numero de' Conti, di tanti Ufficiali e Consiglieri del Re, era cosa molto bella a vedere presso ciascuno de' figli un numero quasi infinito di Cavalieri benissimo in ordine, di Paggi e di Scudieri, vestiti di ricchissime divise, ed il Papa, che ancora avea animo regale, per quel che toccava a lui con grandissima magnificenza e liberalità volle, che innanzi a lui si facesse lo sponsalizio, e che i Nepoti suoi celebrassero sontuosissimi conviti all'uno ed all'altro Re, ed a' figliuoli; ma finite le feste volle, che si trattasse delle spedizioni, che s'aveano da fare contro Re Federico per la ricovrazione di Sicilia; e per lo primo e più importante apparato, trattò che Ruggiero di Loria entrasse a servire Re Carlo con titolo d'Ammiraglio dell'uno e dell'altro Regno, e Re Giacomo ritornasse in Catalogna, e Re Carlo in Napoli, a ponere in ordine le loro armate; ma avanti che Carlo partisse, per mostrarsi grato verso il Papa, essendo rimasta Giovanna dell'Aquila erede del padre nel Contado di Fondi ed in sei altri castelli in Campagna di Roma, la diede per moglie a Giordano Gaetano figlio del fratello del Pontefice; ed in questi dì medesimi morì in Roma Giovanni di Procida, uomo di quel valore e di quell'ingegno, che tutto il Mondo sa.
Ma tornando al Re Carlo, subito che e' giunse a Napoli fece grandissimi privilegi ed onori a Ruggiero di Loria, al quale restituì non solo tutte le terre antiche sue in Calabria, in Basilicata ed in Principato; ma glie ne donò molte altre, ed ordinò ancora a tutti i Governadori di province ed altri Ufficiali, che ubbidissero agli ordini di Ruggiero per l'apparecchio dell'armata.
Dall'altra parte il Re Federico, ch'era avvisato di quanto si trattava ed apparecchiava contro di lui, s'accinse anch'egli a sostener l'impeto di tanta procella, che se gli minacciava. Fece citar Ruggiero di Loria, e lo condannò per ribelle, e mandò subito a togliergli le terre che avea in Sicilia. Re Giacomo dopo aver richiamati tutti gli Aragonesi e Catalani, che erano in Sicilia ed in Calabria, avea già posto in ordine una buona armata, con intenzione di venire ad unirsi con quella di Re Carlo; non solo per costringere il fratello a lasciare la Sicilia, ma anche per acquistare il Regno di Sardegna, del quale n'avea ricevuta l'investitura da Papa Bonifacio. Partito da Barcellona, venne a Civitavecchia, e poi a Roma, ove trovò il Papa, che l'accolse con molti segni di stima e di allegrezza.
Non fu Pontefice al Mondo, che tenesse sì alti e fantastici concetti del Papato quanto Bonifacio VIII. Era egli persuaso, che non meno dello spirituale, che del temporale fosse assoluto Monarca dell'Universo. Per maggiormente ciò dimostrare, avendo nell'anno 1300 pubblicato il Giubileo, con ordinare che lo stesso fosse rinovato ogni cento anni, traendo con ciò gran concorso di gente in Roma, egli per far maggior pompa di se, comparve nelle Cerimonie colle duplicate Corone sopra il Camauro, e vestito del Manto Imperiale, prendendo per divisa: Ecce duo gladii hic. Egli perciò credea di poter togliere e dare i Regni a sua posta; investì perciò il Re d'Aragona del Regno di Sardegna, al Re Federico avea promesso l'Imperio di Costantinopoli, ed a Ruggiero di Loria, che col suo valore si trovava nelle coste dell'Affrica aver acquistate in que' mari alcune isole, che furono Gerba e Karkim, non appartenenti all'Isola di Sicilia, ma al Regno di Tunisi, egli fattosi promettere per censo ogni anno cinquanta once d'oro al peso di Sicilia, ne gli diede investitura per lui e suoi eredi, commettendo a Fr. Bonifacio Calamendrano G. Maestro de' Cavalieri Gerosolimitani, che ne ricevesse il solito giuramento di fedeltà e d'omaggio. L'investitura fatta a Ruggiero di quelle isole a' 11 agosto del 1285 primo anno del suo Pontificato, si legge presso il Tutini[485], che la cavò dall'Archivio Vaticano. Così ora giunto il Re Giacomo in Roma, con grandissima solennità lo fa Gonfaloniere e Capitan Generale per tutto l'Universo contra gl'infedeli, e gli consignò lo stendardo.
Partì Giacomo accompagnato dal Cardinal Marramaldo Legato appostolico, col quale in brevi dì giunse a Napoli, ove trovò Roberto Duca di Calabria suo cognato con 36 galee, e con maggior numero di navi da combattere e da carico; e congiunta quest'armata insieme con l'armata catalana, facevano il numero di 80 galee grosse e più di 90 navi; oltre a' navili minori, che usavano a quel tempo, parte chiamati Uscieri e parte Trite. Con questa grande armata a' 24 agosto del 1298 il Re, il Duca Ruggiero di Loria ed il Legato appostolico partirono da Napoli, ed invasero da più parti la Sicilia. La spedizione in su 'l principio parve felice, poichè si resero Patti, Melazzo, Nucara, Monteforte ed il castello di S. Pietro e molti altri luoghi di quella Valle.
Dall'altra parte Re Federico con Corrado Doria genovese, che avea creato Capitan generale dell'armata di mare, si misero con ogni studio a fortificare i luoghi più importanti, ed a vietare le vettovaglie al campo nemico; onde Re Giacomo vedendo le cose andar in lungo, ed essere già la stagione avanzata, per non avventurare così grande armata in quella marina mal sicura allo spirare di Tramontana, passò il Faro, ed andò a Siragosa città con porto più capace: ma giunto quivi alla fine d'ottobre, trovò che vi era dentro con presidio Giovanni di Chiaramonte, il quale non fece segno alcuno di volersi rendere; onde cominciò a darvi il guasto, ed a mandare parte di sue genti ad occupare le terre convicine di Val di Noto: ed avendo alcuni Preti, ch'erano dentro la città, per far cosa grata al Legato appostolico, ch'era al campo, ordita una congiura di dare a Ruggiero di Loria una torre delta città, la trattarono così scioccamente, che si discoverse, e Giovanni di Chiaramonte punì molto bene i colpevoli.
Intanto portandosi a lungo quest'assedio, Re Federico ragunato tutto il corpo della cavalleria siciliana con spesse scorrerie infestava tutte quelle terre, che s'erano rendute a Re Giacomo, e che mandavano vittovaglie al campo del medesimo e vedutosi, che mantenendosi gagliardamente Siragosa, l'esercito del Re Giacomo perdeva di giorno in giorno di riputazione, i cittadini di Patti alzarono le bandiere di Re Federico, e posero l'assedio al castello di quella città, ove s'erano ritirate le genti, che Re Giacomo v'avea lasciate per presidio. Per la difesa di questo castello accaddero più fatti d'armi, ne' quali restando perditori le genti del Re Giacomo, lo posero in somma costernazione, tanto, che vedendosi sopra l'inverno, ed il suo esercito in gran parte infermo per incomodità sofferte nell'assedio; e dubitando, che l'audacia crescesse tanto a' nemici, che venissero ad accamparsi all'incontro di lui, levò l'assedio di Siragosa, e navigò verso Napoli con molto più sdegno che onore, e con animo di ritornare, quanto prima potea, a far guerra maggiore; ma sopraggiunto da una crudelissima tempesta sopra l'isola di Lipari, che disperse la maggior parte di sue galee e navi, a gran fatica si ridusse salvo col resto a Napoli. E quivi giunto fu subito assalito da una gravissima infermità di corpo e d'animo contratta non meno per l'incomodità sofferte nella guerra e nel naufragio, che per dispiacere d'impresa così infelice, e dopo essere stato gran tempo in pericolo della vita, finalmente confortato dall'allegrezza, perchè la Regina Bianca sua moglie avea in Napoli partorito un figliuolo, il quale fu poi suo successore in que' Regni, sul finire dell'estate di questo anno 1299 navigò con lei verso Spagna; ed in pochi dì giunse salvo al Porto di Roses, e consumò tutto quel verno nel preparare le cose necessarie per rinovare al principio del nuovo anno con maggior forza la guerra, e per poter essere più presto ad assaltare l'isola. E veramente questo Re mostrò bene la bontà dell'animo suo regale, avidissimo d'attendere quel che avea promesso al Papa ed al Re Carlo suo suocero. Dall'altra parte Re Carlo in Napoli, come che di natura pacifico e avverso agli esercizi dell'arme, era sollecitato e spinto da' suoi figliuoli giovani arditi e bellicosi, onde con simile attenzione pose in ordine la parte dell'armata che toccava a lui; tal che ritornato il Re Giacomo a Napoli con lo sforzo dell'armata sua all'ultimo d'aprile del nuovo anno 1300 a' 24 del seguente mese di Maggio partiron le Galee e le navi, e quel dì medesimo fecero vela per Sicilia Roberto Duca di Calabria e Filippo Principe di Taranto, figliuoli del Re Carlo, e di comun voto col Re Giacomo fecero Generale dell'una e l'altra armata Ruggiero di Loria.
CAPITOLO IV. Guerra rinovata in Sicilia. Morte di Carlo Martello Re d'Ungheria; e pace conchiusa col Re Federico.
Fu l'ultimo anno di questo decimoterzo secolo assai memorabile non meno per le tante battaglie accadute in Sicilia, che per l'audacia del Re Federico e per le molte gloriose azioni di tanti valorosi Principi ed eccellenti Capitani, e sopra ogni altro del famoso Ruggiero di Loria, descritte così a minuto e con tanta vivezza dal celebre Costanzo[486], che serbando il nostro istituto, saremo sol contenti in accorcio qui notarle, con rimettere coloro, che forse volessero a pieno soddisfare i loro desiderj, a quel gravissimo Istorico.