Da questo costume nacque ancora, che quando il promosso all'Ufficio di Gran Protonotario dovea prendere il possesso della sua carica, poichè i Gran Protonotari nel S. C. facevano le loro maggiori e più solenni funzioni, in questo Tribunale pigliavano il possesso con intervenire nelle sentenze, che dal medesimo si profferivano: e questo era l'atto del loro possesso. Così leggiamo, che Don Ferdinando di Toledo essendo stato creato Gran Protonotario dall'Imperador Carlo V, ne prese il possesso a' 22 maggio del 1537 nel S. C., ed in quella giornata intervenne a tutte le sentenze, che profferì il Tribunale; ed Antonio di Gennaro, che si trovava allora Presidente del Consiglio fece una molto dotta ed elegante orazione in sua commendazione[380]. Parimente Don Ferdinando Spinelli Duca di Castrovillari e Conte di Cariati, quando dall'Imperador Carlo V fu fatto Gran Protonotario nell'ultimo di Giugno del 1526, come rapporta il Passero[381], ovvero a' 26 aprile, come dice il Rosso[382], ne prese il possesso nel S. C. ed intervenne insieme col Presidente e tutti gli altri Consiglieri in tutte le sentenze, che si profferirono quella giornata.
Quindi nacque ancora il costume che ora abbiamo, e che fu introdotto fin da' tempi de' nostri Avoli, che nella persona del Presidente del S. C. siasi ora indissolubilmente unito il posto di Viceprotonotario; poichè i Gran Protonotari, personaggi d'alta gerarchia, non volendo più intervenire di persona a risedere nel S. C. come ad altri affari implicati, e che cominciavan a sdegnarlo, mandavano i loro Viceprotonotari al Tribunale, i quali così bene che il Presidente adempivano le sue veci, tanto che il Consigliere Matteo d'Afflitto[383] in più sue decisioni ci assicura, che il famoso Antonio d'Alessandro, ancorchè allora non fosse Presidente, come Viceprotonotario interveniva nel Consiglio, ed insieme con gli altri Consiglieri votava nelle cause, e reggeva il Tribunale. Michiel Riccio non ancor Presidente, come Viceprotonotario commise varie cause a' Regj Consiglieri[384]. Di Luca Tozzoli pur si legge il medesimo, e così di molti altri. Quindi avvenne, che potendosi da un solo ciò adempire, essendo nel S. C. pari d'autorità, l'ufficio di Viceprotonotario venga ora sempre unito nella persona del Presidente.
Egli è però ancor vero, che prima non era così, poichè portando il posto di Viceprotonotario la creazion de' Notari e Giudici, funzione totalmente distinta ed independente dal S. C. e per conseguenza grandissimi emolumenti, alcuni, ancorchè non Presidenti, se lo proccuravan per essi, e molti Reggenti l'ottennero. Così il Reggente di Cancellaria Girolamo Colle ottenne, non essendo Presidente, nel 1540 questo ufficio, che l'esercitò fin che nel 1549, creato Vicecancelliere in Ispagna, ivi si portasse[385]. E vacato in cotal guisa questo posto, fu poi provveduto nella persona di Girolamo Severino, che allora era Presidente. Ma avendo questi per la sua vecchiaia e continue indisposizioni deposta la carica di Presidente, si ritenne quella di Viceprotonotario, come più utile e men faticosa, la quale ritenne finchè visse nel 1558, dopo la di cui morte fu provveduta in persona d'Alfonso Santillano allora Presidente, che la ritenne finchè morì nel 1567.
Ma morto Santillano, il Duca d'Alcalà allora Vicerè la provide per interim al Reggente Villano; ed essendo stato rifatto Presidente del S. C. in luogo del Santillano Tommaso Salernitano, questi vedendo che l'Ufficio di Viceprotonotario era esercitato dal Reggente Villano, mandò in Ispagna al Re sue allegazioni, colle quali studiossi fondare, ch'essendo il Viceprotonotariato ufficio unito e congiunto a quello di Presidente, non dovesse da quello separarsi, e nella sola persona del Presidente dovesse sempre unirsi. Mentre egli aspettava dal Re la determinazione, venne a morte il Reggente Villano, ed egli ottenne il posto; ma poi da Presidente essendo stato creato Reggente della Cancellaria, si ritenne il Viceprotonotariato, lasciando Gio. Andrea de Curte, che gli succedette nel Presidentato l'anno 1570 senza quello. Il Presidente de Curte ebbe ricorso in Ispagna valendosi dell'allegazioni istesse formate dal Salernitano suo competitore; e dal Re ottenne la riunione, avendo l'allegazioni suddette al Consiglio di Spagna fatta gran forza, sicchè reputò doversi questi due ufficj unire; ond'è, che fin da quel tempo insino ad ora si siano veduti sempre congiunti in una medesima persona. Egli è vero, che il Re nel regal diploma gli concede ambedue al provisto, non bastando, che se gli spedisca il privilegio di Presidente per potersi dire, che vada in quello inchiuso anche il Viceprotonotariato. Sono due ufficj che s'uniscon sì bene insieme in una persona, ma fra di loro sono distinti, avendo diversa natura e varia funzione, almeno per quel che riguarda la creazione dei Notai e Giudici: ond'è, che negli ultimi nostri tempi, essendosi dalla nuova Cancellaria dal Re spedito privilegio di Presidente al Reggente Aguir, senza in quello nominarsi l'ufficio di Viceprotonotario, fu d'uopo al medesimo ricorrere di nuovo al Re, che glie lo concedette.
Abbiamo adunque In questo nuovo Tribunale il Presidente, due Consiglieri militari Assistenti, e sovente ancora il Viceprotonotario: sieguono ora i Consiglieri Dottori, che per la maggior parte lo componevano, dei quali il numero era maggiore. Si trascelsero sempre per Consiglieri di questo Senato i migliori Giureconsulti, che fiorissero in ogni età. Alfonso, Ferdinando suo figliuolo e tutti gli altri Re loro successori in questa elezione vi usavan ogni scrutinio e diligenza. Vollero che fossero i più dotti Giureconsulti: Viri juris insignibus decorati, docti, graves, severi, insontes, mites, justi, faciles, lenique, qui in judicibus exercendis, non precibus, non pretio, non amicitia, non odio, neque denique ulla re corrumpantur, come sono le parole d'Alfonso[386]. Quindi è, che fin dal tempo della sua istituzione leggiamo, che vi sedettero uomini dottissimi e savissimi, un Michiel Riccio, un Francesco Antonio Guindazzo, un Nicol'Antonio de' Monti, un Paris de Puteo, un Antonio d'Alessandro, un Gio. Antonio Caraffa, un Matteo d'Afflitto, un Giacomo d'Ajello, un Antonio Capece, un Loffredo, un Salernitano, un Tappia, un Gamboa, un Miroballo e tanti altri, dei quali presso Toppi[387] si legge numeroso catalogo, e de' quali, secondo che ci ritornerà l'occasione, faremo ne' tempi che fiorirono, onorata memoria.
In questi principj, sino al Regno degli Austriaci, non eran perpetui, ma ad arbitrio del Re[388], il quale fidando nella loro dottrina, integrità e prudenza civile nel medesimo tempo ch'eran Consiglieri, gli creava Presidenti di Camera, adempiendo con molta esattezza ambedue le loro cariche. Severino di Diano, Pietro Marco Gizzio, Bartolommeo di Verico, Andrea e Diomede Mariconda e moltissimi altri, siccome osservò Toppi,[389] nell'istesso tempo ch'erano Consiglieri, furon creati Presidenti di Camera, ed esercitavano amendue queste cariche. Ciò che non deve parere impossibile, poichè in questi tempi solamente tre dì della settimana, cioè il martedì, giovedì e sabbato si reggeva Consiglio[390].
Sovente i pubblici Cattedratici eran creati Consiglieri; ma non perciò lasciavano le loro Cattedre, ed i loro talenti gl'impiegavano non meno nell'Università degli Studj, che nel Senato. Tale fu il Consigliere Matteo d'Afflitto, tale Camerario e moltissimi altri, che possono vedersi presso Toppi[391].
Intorno al lor numero, fu fin dal suo nascimento sempre vario ed incerto, da poi si stabilì certo e determinato. Alfonso I quando istituì questo Tribunale, oltre del Presidente, scelse nove Dottori per Consiglieri[392]. Poi nell'anno 1449 riformandolo in miglior forma, istituì due Titolati per Consiglieri Assistenti, e riformò il numero de' Dottori; ordinando che non fossero più che sei. Poco da poi, rivocando tal proibizione, v'aggiunse il settimo. Ma in decorso di tempo, nel 1483 ed 84 il lor numero era di diece e sovente arrivò a dodici. S'univan tutti in una Sala; onde è, che spesso nelle decisioni del Consigliere Afflitto, leggiamo essersi talora qualche causa concordemente decisa per totum Sacrum Consilium.
Carlo V fu il primo che con suo diploma, spedito in Bologna, sotto li 26 febbrajo dell'anno 1533, ordinò, che si dividesse in due Ruote, in ciascheduna delle quali, oltre il Presidente, dovessero assistere quattro Dottori Consiglieri, determinando in cotal guisa il lor numero ottonario[393]: ciò che nel castel di Capuana fu eseguito dal suo Vicerè D. Pietro Toledo. Ma crescendo tuttavia il numero delle cause, fu dal medesimo a preghiere della città e Regno conceduto a' 2 marzo del 1536, che vi s'aggiungessero due altri Consiglieri, da dovere assistere cinque per ciascheduna Ruota. Ne furon poi aggiunti due altri, i quali dovessero assistere a' Giudici criminali della Vicaria, mutandosi a vicenda in ogni biennio, con rimaner sempre nelle due Ruote del Consiglio cinque per ciascheduna[394].
Da chi da poi fosse stato accresciuto il lor numero, ed aggiunta la terza Ruota, niente può recarsi di certo. È verisimile, che ciò accadesse nel Regno di Filippo II, giacchè egli in sue regali carte, spedite a Madrid li 24 decembre del 1569, fa menzione di questa terza Ruota[395].