Ma chi avesse aggiunta la quarta, è troppo chiaro che fu il Re Filippo II, il quale alle preghiere fattegli ne' Parlamenti dell'anno 1589 e 1591 dalla città, per lo maggior disbrigo delle cause, con sue regali lettere spedite a' dì 7 settembre del 1596, accrebbe il numero de' Consiglieri, ed ordinò che alle tre s'aggiungesse la quarta Ruota, dove parimente dovessero assistere cinque altri Consiglieri. In guisa che restò il numero de' Consiglieri a ventidue, de' quali venti si dovessero distribuire per le quattro Ruote del Consiglio, e due assistere nella Ruota criminale della Vicaria, per raddolcire il rigore di quel Tribunale, come ora tuttavia si osserva. Ve ne sono due altri, che non risiedono in Napoli, uno è preposto al governo di Capua che di biennio in biennio si muta; l'altro, o è destinato in Roma per assistere in quella Corte per affari di giurisdizione, o al governo di qualche provincia, ovvero per altre incombenze, che al Re piacesse di altrove loro commettere. Questo al presente è il numero ordinario de' Consiglieri, due parti de' quali doveano esser Regnicoli, e la terza ad arbitrio del Re[396]. Ma ora per le novelle grazie[397] sei solamente sono riservati al beneplacito Regio. I Re alcune volte gli han tolti e ridottigli al numero ordinario, secondo che han portato le contingenze, il favore o il merito di qualche eminente soggetto.

Questi sono i Ministri, che compongono un tanto Tribunale. Ebbe ancora, siccome ancor ritiene, i suoi Ufficiali minori, un Secretario, un Suggellatore, tredici Mastrodatti, molti Scrivani, sedici Esaminatori, un Primario, nove Tavolarj e quattordici Portieri.

Da questo Tribunale, che fu quasi sempre composto di Giureconsulti assai celebri, nacquero quelle tante decisioni, delle quali ora abbiamo tanti Compilatori. Le sue decisioni, fin dal suo nascimento ebbero tanto applauso ed autorità, che non pur appo i nostri, ma anche presso i Giureconsulti stranieri acquistarono somma stima e venerazione, di che ne può essere buon testimonio infra gli altri, Filippo Decio. Il primo, che le compilasse, fu il famoso Matteo d'Afflitto, il quale per questo solo merita essere sopra tutti celebrato; perchè egli fu il primo in Italia che introducesse questo instituto di notare le decisioni de' Tribunali, e farne particolari raccolte. Il Cardinal de Luca[398] portò opinione, che questo Giureconsulto avesse in ciò imitato lo stile della Ruota romana, le di cui decisioni prima dell'erezione di questo nuovo Tribunale del S. C. eransi rese già celebri, ed erano allegate da molti Scrittori. Ciò che ne sia, non può dubitarsi ch'egli fu il primo che introducesse questa nuova maniera di scrivere, e queste private collezioni. Il di lui esempio seguiron da poi, non meno gli altri nostri Autori regnicoli, che i Giureconsulti d'altre nazioni. Fra' nostri i più vicini a lui furono, Antonio Capece, due Tommasi, Grammatico e Minadoi, ed il famoso Vincenzo de Franchis. Seguiron poi gli altri, de' quali il Toppi[399] tessè lungo ed acculato catalogo. Onde dopo gli antichi Glossatori, dopo i Commentatori, i Repetenti, gli Addenti, i Trattanti ed i Consulenti, surse fra noi un'altra classe di Scrittori chiamati per ciò Decisionanti: di che altrove ci tornerà occasione di ragionare.

CAPITOLO V. Alfonso riordina il Tribunal della regia Camera; e come si fosse riunito col Tribunale della regia Zecca retto da' M. Razionali.

Fra le molte virtù d'Alfonso non tralasciarono i nostri Scrittori[400] notare un vizio, nel quale la stessa troppa sua liberalità e magnificenza lo fecero cadere. Egli donando profusamente ed innalzando pur troppo alcune famiglie, ridusse il regio Erario in angustie tali, sicchè gli fu duopo per supplire agli eccessivi doni e spese, pensare a nuove imposizioni e ad inventare altri gravosi mezzi per congregar tesori. Volse per tanto i suoi pensieri a riordinare il Tribunale della regia Camera, perchè i suoi Ministri stessero più accorti ed intenti a procacciar danari.

Questo Tribunale, non meno di quello della Gran Corte della Vicaria, lo compongono due Tribunali che prima divisi, poi col correr degli anni s'unirono e ne formarono un solo, dove si tratta del patrimonio del Re, nella maniera che oggi si vede. I M. Razionali, come fu da noi rapportato ne' precedenti libri di questa Istoria, formavan il lor Tribunale che si chiamava il Tribunal della Zecca, ed essi erano anche chiamati Razionali della Gran Corte[401]. Qual fosse la loro autorità ed incombenza fu a bastanza da noi esposto altrove. Era una dignità assai onorevole, e per ciò veniva conferita per lo più a' Nobili, ed a' primi Giureconsulti di que' tempi. Fu alcun tempo, che i M. Razionali reggevano questo lor Tribunale nel castello di S. Salvatore a Mare, che ora diciamo il castello dell'Uovo, come si vide nel Regno di Carlo I d'Angiò; ed il di lor numero fu assai maggiore di quello che ora si vede. Sotto il Re Ladislao se ne contavano sino a sessantacinque; sotto Alfonso il di lor numero fu ridotto a trentasei, e poi nel 1585 non eran più che diciotto[402].

La Regina Giovanna I nel 1350 spedì loro ampissimo privilegio, che vien rapportato dal Reggente Capece Galeota[403]; ma poi i Razionali di quello abusandosi, e volendo stender la loro giurisdizione nelle cause, le quali non eran della loro incombenza, narra il Sargente[404], che l'istessa Regina nell'anno 1370 ristrinse la loro autorità, proibendo loro d'impacciarsi nelle cose altrui, e di stender le mani più di quello che comportava il di lor posto.

Oltre a questo Tribunale, eravi sin da' tempi antichissimi l'altro, in cui parimente trattavasi del patrimonio regale, chiamato regia Camera ovvero regia Audientia, Curia Summaria, e finalmente nomossi la regia Camera della Summaria, nome che anche oggi ritiene[405]. Era amministrato da' Magistrati, i quali prima erano chiamati Auditori (onde fu il Tribunale anche detto regia Audientia) e poi si dissero Presidenti della regia Camera.

Poichè gli Ufficiali di questi due Tribunali, per trattar d'un medesimo soggetto, riconoscevano un sol Capo, qual'era il G. Camerario o suo Luogotenente, e sovente doveansi assembrar insieme, divenne perciò più facile l'unione, e che di due si fosse fatto un sol Tribunale, e che le prerogative degli uni con facilità passassero agli altri.

La maniera colla quale questi Ufficiali trattavano gli affari del regal patrimonio, così nel Regno degli Angioini come degli Aragonesi, ce la descrive l'istesso Re Alfonso in un suo diploma rapportato dal Toppi[406], oltre il Surgente[407] e gli altri Scrittori del Regno che lo seguirono. Tutti coloro che amministravano le ragioni fiscali ed esigevano le rendite regali, eran obbligati portare i conti in particolari quinterni nella Camera regia. Questi conti portati in Camera, doveansi vedere da' Presidenti e Razionali insieme aggiunti, ma sommariamente, cioè separar tosto le partite dubbie dalle liquide, e ciò che rimaneva di debito liquido, mandar subito in esecuzione l'esazione, onde si spedivan dal Gran Camerario e Presidenti lettere significatoriali dirette al Tesoriere ch'esigesse tosto da' debitori le somme in quelle significate. Le partite dubbie si rimettevano a' M. Razionali, affinchè pienamente le rivedessero, le discutessero, riassumessero i dubbj e finalmente le determinassero. Solamente quando occorrevan delle difficoltà intorno al dritto, le comunicavano a' Presidenti, i quali anche sommariamente doveano giudicarle: Hinc evenit (come ben a proposito scrisse il Surgente[408]) ut Camera Summariae sit appellata, cum prius Audientia Rationum appellaretur.