Ma fra quelli, che ammirarono gli antichi, il più ordinario difetto era la cattiva imitazione. Si credette, che per iscrivere com'essi facevano, bisognava scrivere nella lor lingua, senza considerare, che i Romani scriveano in Latino, non già in Greco; e che i Greci scrivevano in Greco, non già in Egiziaco, o in Siriaco, Quindi avvenne, che la lingua toscana, che dal Petrarca, Boccaccio, e da alcuni altri del decimoquarto secolo si era rilevata tanto, cadesse in questo decimoquinto secolo, perchè tutti i Letterati d'Italia la disprezzarono come lingua del volgo; tanto che se nel seguente secolo Pietro Bembo e gli altri Letterati, che lo seguirono, non v'avessero fatto argine, e coll'esempio e colla ragione non avessero mostrato, che si poteva, così bene ed in ogni materia, scrivere nell'una, che nell'altra, sarebbe affatto rovinata[93]; ma a questi tempi i dotti la disprezzavano, e s'appigliavano al Latino ed alcuni anche al Greco, dettando le loro composizioni in verso, o in prosa in questa lingua, con pericolo di non essere intesi da alcuno.

Cominciarono adunque in questo secolo presso noi a risorgere le lettere, le quali accolte da' favori del Re Ferdinando, Principe ancor egli letterato, fecero nel suo Regno non piccioli progressi. Alfonso suo padre avea accolti, come si è detto, nella sua Corte alcuni Letterati di que' tempi, Lorenzo Valla, Antonio Panormita ed alquanti altri, i quali invogliarono questo Principe a proteggerle; gli scoprirono le bellezze, la gravità e la prudenza dell'istoria romana; gli posero tanto a cuore i libri di Livio, che divennero perpetua sua lezione; e fecero educare il suo figliuolo Ferdinando, ch'egli avea destinato per successore del Regno di Napoli, non meno nell'esercizio delle armi, che delle lettere. Lo provide perciò Alfonso di buoni Maestri, oltre al Vescovo di Valenza Borgia, Cardinale e poi Papa, detto Calisto III, al Valla, e Panormita celebri al Mondo, ebbe anche Ferdinando per Maestro Paris de Puteo e Gabriele Altilio famoso Poeta di que' tempi e versatissimo nella lingua latina, che poi fu creato Vescovo di Policastro, de' quali appresso ragioneremo[94].

Allevato questo Principe tra' Letterati, divenne ancor egli non pur amante de' Letterati, ma letteratissimo. Di Ferdinando ancor si leggono alcune Epistole ed Orazioni elegantissime, donde si scorge il buon gusto, ch'egli avea delle buone lettere: di lui ancora non men che del Re Roberto potea dirsi, che

Fur le Muse nutrite a un tempo istesso,

Ed anco esercitate.

Furono queste sue Epistole ed Orazioni impresse nel 1586, e porta il libro questo titolo: Regis Ferdinandi, et aliorum Epistolae, ac Orationes utriusque militiae, etc.[95].

Non men che suo padre avea di lui fatto, fece egli de' suoi figliuoli: toltone Alfonso Duca di Calabria, che nato e cresciuto in mezzo alle armi, di genio feroce e guerriero, non ebbe alcuna inclinazione agli studi; Federigo secondogenito e gli altri suoi figliuoli furono dati alle discipline; Federigo fu letteratissimo, e D. Giovanni quartogenito vi fu parimente, tanto che dal padre fu destinato per la Chiesa, e dal Pontefice Sisto IV fu creato Cardinale, detto il Cardinal d'Aragona.

I suoi Segretarj e gli Ufficiali della sua Cancellaria non erano se non letterati: Antonio Petrucci suo primo Segretario fu discepolo di Lorenzo Valla, da cui apprese la purità della lingua latina e le lettere umane, e divenne uom dotto e versato in molte scienze. Giovanni Pontano suo secondo Segretario, che dopo la morte del Panormita occupò il suo luogo, niun è che non sappia quanto fosse celebre e rinomato in tutte le scienze e nella perizia della lingua latina. Quindi osserviamo, che le Prammatiche e gli Editti, che leggiamo del Re Ferdinando I, particolarmente quelli che si stabilirono nell'anno 1477 di cui più innanzi farem parola, poichè dettati da questi due politissimi Scrittori, siano i più culti e scritti in buon latino, ciò che non si vede negli altri de' nostri Re. Quindi ancora si vede, che non valendosi la Cancellaria de' nostri Re aragonesi d'altra lingua, che della latina ed italiana, i diplomi e l'altre scritture, che n'uscivano, quegli dettati in latino fossero tanto più culti, quanto quelli in italiano (per essere questa lingua disprezzata) rozzi e plebei.

Oltre della sua Cancellaria, si è di sopra veduto, che invitò all'Università degli Studj di Napoli i migliori Professori di que' tempi; ed è notabile per conferma di tutto ciò, quel che si legge in un suo diploma impresso dal Toppi[96], drizzato nel 1465 a Costantino Lascari di Bizanzio, dove mosso dalla fama d'un sì celebre Letterato, l'invita con grosso stipendio a leggere lingua greca nell'Università degli Studj di Napoli: Decrevimus vos ad lecturam graecorum Auctorum, Poëtatum scilicet, et Oratorum in hac Urbe Neapolis ad pubblice legendum praeficere, freti moribus vestris, et literis etiam confisi, per vos graecarum litterarum doctrina, ad frugem aliquam nostrorum dilectissimorum studentium ingenia perventura.

CAPITOLO III. Degli Uomini letterati, che fiorirono a tempo di Ferdinando I e degli altri Re aragonesi suoi successori.