Del Seggio di Capuana, il Cardinal Girolamo Seripando, se bene altri dicono aver questa famiglia goduto nel Seggio di Nido: Girolamo Carbone e Tristano Caracciolo.

Del Seggio di Montagna Francesco Puderico. Del Seggio di Porto, Pietro Jacopo Gianuario ed Alfonso Gianuario suo figliuolo. Del Seggio di Portanova, Alessandro d'Alessandro ed il Sannazaro.

Fuori de' Seggi, i Napoletani furono Antonio Carlone Signor di Alife: Giovanni Elia ovvero Elio Marchese: Giuniano Maggio, ovvero Majo, precettore del Sannazaro: Luca Grasso: Giovanni Aniso: il Cariteo (di cui non si sa il nome): Pietro Compare: Pietro Summonte: Tommaso Fusco: Rutilio Zenone: Girolamo Angeriano: Antonio Tebaldo: Girolamo Borgia e Massimo Corvino, poi Vescovi di Massa e di Isernia.

De' Regnicoli: vi furono Gabriele Altilio della Lucania Vescovo di Policastro: Antonio Galateo di Lecce e Giovanni Eliseo, d'Anfratta in Puglia.

De' Forastieri vi furono, Lodovico Montalto di Siracusa, Segretario di Carlo V: Pietro Gravina di Catania, Canonico Napoletano: M. Antonio Flaminio di Sicilia: Egidio Cardinal di Viterbo: Bartolommeo Scala di Firenze: Basilio Zanchi di Lucca: Jacopo Cardinal Sadoleto di Modena: Giovanni Cotta di Verona: Matteo Albino: Pietro Cardinal Bembo, e M. Antonio Michieli Vinegiani: Giovan Pietro Valeriano di Bellun di Francia: Niccolò Grudio di Roano: Giacomo Latomo della Fiandra: Giovanni Pardo, filosofo Aragonese. Michele Marcello di Costantinopoli e molti altri chiarissimi Letterati, de' quali il Pontano, come Principe dell'Accademia era capo. Secondo l'uso dell'Accademia di Roma di mutarsi il nome (onde il Poggio e Bartolommeo Platina patì tanto) se lo cambiavano ancor essi; onde il Pontano mutossi in Jovianus, Sannazaro in Actius Sincerus e così gli altri.

Morì il Pontano già vecchio in Napoli nel 1503 ne' primi anni del Regno di Ferdinando il Cattolico, e giace sepolto nella cappella di S. Giovanni, ch'egli vivendo s'avea costrutta presso la chiesa di S. Maria Maggiore ove si legge il suo tumulo, ch'egli stesso s'avea in vita composto.

Fiorirono ancora negli ultimi anni del Re Ferdinando, di Alfonso e di Federico, molti altri insigni Letterati che toccarono il decimosesto secolo. Fiorì il famoso Michele Riccio nostro non men insigne Giureconsulto che istorico[109]. Questi ancorchè originario di Castel a Mare di Stabia fu gentiluomo Napoletano del Seggio di Nido, e rilusse non meno nel Foro che nella Cattedra, essendo stato un gravissimo Giureconsulto ed eminente Avvocato ne' nostri supremi Tribunali. Il Re Ferdinando lo fece Lettor primario di legge ne' pubblici studj di Napoli e suo Consigliere. Quando poi Carlo VIII venne in Napoli, e s'impadronì del Regno, aderì a costui, il quale nel 1495 lo fece Avvocato fiscale del regal Patrimonio. Ma fugati i Franzesi, tornando il Regno sotto il Re Ferdinando II, rimase il Riccio molto depresso, insino che passando di nuovo a' Franzesi sotto Lodovico XII Re di Francia, non fosse stato da questo Re innalzato a primi onori[110]. Fu egli nel 1501 da Lodovico creato Vice-protonotario del Regno, presidente del S. C. ed aggregato colla sua posterità nel Seggio di Nido. Lo fece poi Consigliere del suo gran Consiglio e del Parlamento di Borgogna, Senator di Milano e Presidente di Provenza. Entrò in tanto favore presso questo Principe che era adoperato negli affari più rilevanti dello Stato; poich'essendo nata contesa fra il Re Cattolico ed il Re Ludovico intorno alla divisione del Regno per la provincia di Capitanata, diede egli fuori molte allegazioni a favor di Lodovico[111], difendendo con tanto vigore e fortezza le sue ragioni, che dal Zurita[112] fu notato di soverchia arroganza. Ma finalmente essendo stati pure discacciati i Franzesi dal Regno da Ferdinando il Cattolico, Michele volle seguire le parti di Lodovico, ed abbandonando tutti i suoi beni e la famiglia, andò in Francia a dimorare dove dal Re fu caramente accolto, onorandolo de' primi posti. Lo mandò nel 1503 per Ambasciadore in Roma a congratularsi in nome di quel Re con Giulio II ch'era stato allora assunto al pontificato, dove si trattenne per alcuni anni, nei quali trattò con Giulio della recuperazione del Regno di Napoli per Lodovico; ma lo stato e la condizione di que' tempi avendo fatto riuscire inutili tutti i suoi negoziati, con tutto ciò lo fece il Re trattenere in Roma, dove avendo maggior ozio compose la sua Istoria. Ritornò poi in Francia, da dove nel 1506 fu mandato dal Re Ambasciadore in Genova, e poi nel 1508 in Firenze[113]. ✠ In fine dopo essere stato adoperato dal medesimo ne' più rilevanti affari della sua Corona, morì a Parigi nel 1515, non senza sospetto di veleno. Accoppiò alle lettere umane una profonda cognizione di dottrina, e sopra tutto di Giurisprudenza nella quale fu così eminente, che Giano Parrasio non fece difficoltà d'uguagliarlo a' Sulpicj, a' Pomponj, Paoli ed agli Scevoli. Fu eloquentissimo, e scrisse la sua Istoria con non minor gravità che prudenza: il suo stile, secondo il giudizio del Parrasio fu candido, puro e faticato, nè la sua brevità partorisce oscurezza. Egli scrisse: De Regibus Francorum lib. III. De Regibus Hispaniae lib. III. De Regibus Hierusalem lib. I. De Regibus Neap. et Siciliae lib. IV. Se ne veggono di questi libri molte edizioni fatte in diversi tempi, rapportate dal Toppi[114]. Fu celebrato da' più illustri Scrittori di que' tempi; e Giano Parrasio gli dedicò un libro, ch'egli fece imprimere a Milano nel 1501 che conteneva il Carme Pascale di Sedulio Poeta cristiano da lui fra' M. S. antichi trovato, ed i Poemi di Aurelio Prudente, dove nell'epistola dedicatoria con grandi encomj celebra la costui virtù e dottrina. Scrisse a' tempi de' nostri avoli la Vita di sì insigne letterato Carlo de Lellis, che la premise al volume de' suddetti libri d'Istoria, impresso in Napoli nel 1645.

Non men celebre fu in questi medesimi tempi il famoso Poeta Giacomo Sannazaro, il quale non altrimenti che il Riccio, volle seguire in Francia la fortuna del suo Signore. Non bisogna che di lui facciam molte parole, come di uomo pur troppo noto ed illustre, di cui e delle sue opere è stato tanto scritto e tanto ammirato. Egli nacque in Napoli, come di se medesimo dice nell'Arcadia, negli estremi anni del Re Alfonso I, intorno l'anno 1458, e fu Cavaliere del Seggio di Portanova, di costumi cotanto gentili e politi che Federigo, secondogenito del Re Ferdinando, l'ebbe sommamente caro, tanto che il Sannazaro così nella prospera che nell'avversa fortuna, non volle mai abbandonarlo: lo seguì in Francia, ove dimorò molto tempo: ritornò poi in Italia, e dopo essersi fermato alcuni anni in Roma, tornò in Napoli, dove alcuni scrissero che morisse l'anno 1532. Ma vi è gran contesa fra' Scrittori intorno al luogo ed all'anno della sua morte.

Giovan-Battista Crispo che scrisse la sua vita con molta esattezza, per la testimonianza che egli rapporta di Ranerio Gualano e del Costanzo, lo fa morire in Napoli, siccome anche scrisse l'Eugenio[115]. Ma l'autorità di costoro deve cedere a quella di Gregorio Rosso scrittor contemporaneo, il quale ne' suoi Giornali rapportando in due luoghi[116] la morte di questo insigne Poeta, accaduta nel tempo ch'egli andava stendendo que' suoi Componimenti, dice che morì nel mese di agosto in Roma, senza veder più Napoli, poco da poi della morte del Principe d'Oranges, della quale si compiacque tanto che nell'estremo di sua vita non tralasciò di dire che Marte avea fatto vendetta delle Muse, alludendo alla sua Torre di Mergoglino diroccata per ordine del Principe: e che li suo corpo fu trasferito a Napoli, e seppellito nella sua chiesa di Mergoglino nel seguente mese di settembre di quell'anno, che fu il 1530.

L'anno parimente viene chiarito da questo Scrittore, al quale concorda l'Iscrizione del suo sepolcro, nella quale non vi è errore alcuno, come credettero il Crispo e l'Engenio: poich'essendo nato nel 1458, e concordando quasi tutti col Giovio, che morì di 72 anni, viene a cadere la sua morte appunto nel suddetto anno 1530. La morte, accaduta del Principe di Oranges, a 3 agosto del detto anno, conferma lo stesso, essendo poco innanzi preceduta a quella del Sannazaro[117].