Che gli omaggi e le recognizioni de' Baroni si facessero respettivamente alle convenzioni sopraddette, e nell'istesso modo si cercasse l'investitura dal Pontefice.

Che morendo la Regina Germana in matrimonio senza figliuoli, la parte sua dotale s'intendesse acquistata a Ferdinando, ma sopravvivendo a lui ritornasse alla corona di Francia.

Che fosse obbligato il Re Ferdinando ad aiutare Gastone Conte di Fois fratello della nuova moglie, al conquisto del Regno di Navarra che pretendeva appartenersegli, posseduto con titolo regio da Catterina di Fois e da Giovanni figliuolo d'Albret suo marito.

Che il Re di Francia costringesse la moglie vedova del Re Federico ad andare con i due figliuoli che erano appresso a se in Ispagna, dove le sarebbe assegnato onesto modo di vivere; e non volendo andare la licenziasse dal Regno di Francia, non dando più nè a lei nè a figliuoli provvisione, o intrattenimento alcuno.

Che all'una parte ed all'altra fosse proibito di fare contra ciò, che i nominati da ciascuno di loro stabilissero: i quali nominarono amendue in Italia il Pontefice ed il Re di Francia nominò anche i Fiorentini.

Per ultimo, che in corroborazione della pace, tra i due Re s'intendesse essere perpetua confederazione a difesa degli Stati, essendo tenuti a soccorrersi vicendevolmente, il Re di Francia con mille lancie e con seimila fanti, e Ferdinando con trecento lancie, duemila giannettarj e seimila fanti.

Conchiusa in cotal maniera questa pace, della quale il Re d'Inghilterra promise per l'una parte e per l'altra l'osservanza, i Baroni angioini ch'erano in Francia, licenziatisi dal Re andarono quasi tutti con la Regina Germana in Ispagna: ed Isabella stata moglie di Federico, licenziata dal Regno dal Re di Francia, perchè ricusò di mettere i figliuoli in potestà del Re Cattolico, se n'andò a Ferrara.

Questa pace, che fu ratificata dal Re Cattolico in Segovia a' 16 ottobre del medesimo anno 1505 ancorchè avesse lasciata speranza, ch'estinte già le guerre nate per cagione del Regno di Napoli, la quiete d'Italia avesse a continuare; nondimeno apparivano dall'altra parte semi non piccioli di futuri incendj, perchè Filippo, che già s'intitolava Re di Castiglia non contento, che quel Regno fosse governato dal suocero, si preparava a passare contra la volontà sua in Ispagna. Veniva incitato a ciò da' più principali Signori di Castiglia, i quali stimavano con maggior licenza di poter godere della loro grandezza sotto un fioritissimo Re giovane, che sotto un austero, e com'essi dicevano, poco liberal vecchio Catalano[240]. Pretendeva ancor Filippo, non essere in potestà della Regina morta prescrivere leggi al governo del Regno finita la sua vita; ed il Re de' Romani preso animo dalla grandezza del figliuolo, trattava di passare in Italia.

Ferdinando veduta la resoluzione di Filippo di passar in Ispagna, nè potendola impedire, pensò (simulando essergli grata) di promover trattati con lui del modo, come doveano convenirsi insieme a governar la Castiglia; e dall'altra parte Filippo, temendo pure che 'l suocero non gli facesse con gli aiuti del Re di Francia resistenza, governandosi con le medesime arti spagnuole accettò la mediazione, e mostrò che si sarebbe nella maggior parte delle cose rapportato al suo governo; onde fra di loro fu convenuto che avessero comune il titolo di Re di Spagna com'era stato comune tra lui e la Regina morta, e che l'entrate si dividessero in certo modo: il perchè Ferdinando, ancorchè non bene sicuro dell'osservanza, gli mandò in Fiandra per levarlo molte navi. Partì per tanto Filippo da Fiandra a' 10 gennajo del nuovo anno 1506, ed imbarcatosi con la moglie e con Ferdinando suo secondogenito prese con venti prosperi il cammino di Spagna, dove appena giunto concorsero a lui quasi tutti i Signori di Castiglia; e Ferdinando non potendo resistergli, rimanendo abbandonato quasi da tutti, nè avendo se non con molto tedio e difficoltà potuto vedere il genero, bisognò, disprezzato il primo accordo fatto tra loro, che accettasse le leggi e le condizioni, che con altro nuovo gli furon date.

Fu pertanto nuovamente convenuto, che Ferdinando cedendo all'amministrazione lasciatagli per testamento dalla moglie, ed a tutto quello che per ciò potesse pretendere, si partisse incontanente di Castiglia, promettendo di più non vi tornare.