Che Ferdinando avesse per proprio il Regno di Napoli: sopra di che vi fu grande altercazione: poichè se bene Ferdinando pretendesse sopra di ciò non potervi essere alcun dubbio, essendo quel Regno suo proprio, e come Re d'Aragona a lui dovuto, e poi acquistato e con le arme e colle forze d'Aragona; nulladimanco non mancò chi mettesse in considerazione, che più giustamente questo reame s'appartenesse a Filippo, per essere stato ultimamente acquistato con le armi e con la potenza del Regno di Castiglia, poichè le spedizioni furono fatte da Ferdinando ed Elisabetta comunemente, e come Re di Spagna, ed il titolo e le investiture fur comuni non meno all'uno che all'altro, e non particolari a Ferdinando come Re d'Aragona. Comunque si fosse, per facilitare la partita di Ferdinando non pur da Castiglia, ma anche da tutta la Spagna, gli fu accordato, che il Regno di Napoli l'avesse come proprio.
Che i proventi dell'isole dell'India rimanessero riservati a Ferdinando durante la sua vita.
Che i tre Maestralghi di S. Jacopo, Alcantara e Calatrava fossero parimente a lui riservati.
E che dall'entrate del Regno di Castiglia avesse ciascun anno venticinquemila ducati.
Firmata questa capitolazione, Ferdinando, che qui innanzi chiameremo o Re Cattolico o Re d'Aragona, se ne andò subito in Aragona, con intenzione d'andare quanto più prestamente potesse per mare a Napoli.
CAPITOLO I. Venuta del Re Cattolico in Napoli, e suo ritorno in Ispagna per la morte accaduta del Re Filippo. Come lasciasse il Regno sotto il governo de' Vicerè suoi Luogotenenti: sua morte, e pomposi funerali fattigli in Napoli.
Il Re Cattolico ritirato da Castiglia ne' suoi propri Stati d'Aragona, deliberò di passar tosto a Napoli, non tanto per desiderio di vedere questo Regno, siccome i Napoletani ne l'aveano richiesto, ed egli loro promessolo[241], e di riordinarlo, come apparentemente mostrava, ma per cagioni assai più gravi e serie. Mostrava per tanto egli in apparenza di venire per desiderio di vederlo e di riordinarlo con migliori leggi ed istituti, e restituirlo nell'antico splendore e dignità. E dall'altra parte il desiderio e l'espettazione de' Napoletani era molto maggiore, persuadendosi ciascuno, che per mano d'un Re glorioso per tante vittorie avute contra gl'Infedeli e contra i Cristiani, venerabile per opinione di prudenza, risonando chiarissima la fama d'avere con singolar giustizia e tranquillità governato i suoi Reami; dovesse il Regno di Napoli ristorarsi di tanti affanni ed oppressioni, che dalla morte di Ferdinando I per lo spazio poco men di diece anni avea sofferti, e vedutosi ardere per continue guerre e tutto sconvolto per le mutazioni di sette Re, che in sì breve spazio di tempo vi dominarono; dovesse ora per la prudenza d'un tanto Re ridursi in istato quieto e felice; e sopra tutto reintegrarsi de' Porti, dei quali nell'Adriatico i Veneziani per le precedute guerre, soccorrendo i Re d'Aragona di Napoli di denari, si erano impadroniti, e tenevano a titolo di pegno, con dispiacere non piccolo di tutto il Reame.
Ma cagioni assai più gravi mossero il Re Cattolico ad intraprendere questo viaggio. Era egli entrato in sospetti gravissimi del Gran Capitano, del quale, dopo la morte della Regina Elisabetta, temeva che non pensasse in se medesimo trasferire il Regno di Napoli; ovvero fosse più inclinato a darlo al Re Filippo che a lui: di che maggiormente s'era insospettito, perocchè non ostante che, fatto l'accordo, il Re Filippo gli facesse intendere che avea totalmente ad ubbidire al Re d'Aragona, il quale l'avea richiamato in Ispagna; egli tuttavia con varie scuse ed impedimenti differiva l'andata; perciò Ferdinando dubitando, non andandovi in persona, d'avere difficoltà di levargli il governo, deliberò venire; ed imbarcatosi a Barcellona a' 4 settembre di quest'anno 1506 con 50 vele, navigò verso Italia.
Il Gran Capitano avvisato della deliberazione del Re Cattolico, mandò subito, prima che il medesimo partisse da Barcellona, un suo uomo a prestargli ubbidienza, e ad offerirsi pronto a riceverlo. Il Re nascondendo ciò che di lui avea pensato di fare, l'accolse lietamente, e confermò a lui non solo il Ducato di S. Angelo, il quale gli aveva già donato il Re Federico; ma ancora Terranova, e tutti gli altri Stati, che possedeva così in Calabria, come in tutto il Regno, che in que' tempi portavan d'entrata più di ventimila ducati. Gli confermò l'Ufficio di Gran Contestabile del medesimo Regno, e gli promise per cedola di sua mano il Maestralgo di S. Jacopo; perciò Ferdinando imbarcatosi con maggior speranza, ed onoratamente ricevuto per ordine del Re di Francia insieme con la moglie in tutti i Porti di Provenza, fu col medesimo onore ricevuto nel Porto di Genova. Il Gran Capitano andò ad incontrarlo, ciò che diede a tutti ammirazione, perchè non solo negli uomini volgari, ma eziandio nel Pontefice, era stata opinione, ch'egli consapevole della inobbedienza passata, e de' sospetti, i quali il Re forse non vanamente avea avuti di lui, fuggendo per timore il suo cospetto, passerebbe in Ispagna.
Partito da Genova, non volendo con le galee sottili discostarsi da terra, stette più giorni, per non avere i venti prosperi, in Portofino; dove, mentre dimorava, gli sopraggiunse avviso, che il Re Filippo suo genero giovane di 25 anni, e di corpo robustissimo e sanissimo, nel fiore della sua età e costituito in tanta felicità, per febbre duratagli pochi dì, era in Burgos passato all'altra vita a' 25 settembre, lasciando di se e di Giovanna sua moglie, Carlo e Ferdinando, che furon poi Imperadori, e quattro figliuole femmine.