Rimanevano ancora in Puglia le reliquie della guerra; poichè i Vineziani non compresi nella pace, ostinatamente attendevano a guardarsi quelle Terre e quei Porti dell'Adriatico, che tenevano occupati. E quantunque fosse stato dato il carico al Marchese del Vasto di discacciarli, questi però essendo stato richiamato in Fiorenza dal Principe d'Oranges, che avea trovata l'impresa assai più lunga e difficile di quello si credeva; fu dato il carico all'Alarcone, già fatto Marchese della Valle Siciliana, per ricuperar quelle Terre[360].
Ma giunto che fu l'Imperadore in Bologna a' 5 del mese di novembre, ove secondo concertarono, si fece parimente trovar il Papa, abboccatisi insieme, la prima cosa che fra di loro si trattò, fu la restituzione dello Stato al Duca di Milano, e la pace con gli Vineziani e con gli altri Principi Cristiani: per agevolar la quale molto vi cooperò Alonzo Sances Ambasciadore di Cesare alla Signoria di Venezia. Giovò ancora a Francesco Sforza l'essersi presentato, subito che arrivò in Bologna, al cospetto di Cesare: onde trattatesi circa un mese le difficoltà dell'accordo suo e di quello de' Vineziani, finalmente a' 23. decembre di quest'anno, essendosene molto affaticato il Pontefice, si conchiuse l'uno e l'altro. Fu convenuto che al Duca si restituisse lo Stato con pagare a Cesare in un anno ducati 400 mila, ed altri cinquecentomila poi in diece anni, restando in tanto, fin che non fossero fatti i pagamenti del primo anno, in mano di Cesare Como ed il Castel di Milano; e gli diede l'investitura, ovvero confermò quella, che prima gli era stata data[361].
Che i Vineziani restituissero al Pontefice Ravenna e Cervia co' suoi Territorj, salve le loro ragioni.
Che restituissero a Cesare per tutto gennajo prossimo tutto quello che possedevano nel Regno di Napoli.
Che se alcun Principe Cristiano, eziandio di suprema dignità, assaltasse il Regno di Napoli, siano tenuti i Vineziani ad ajutarlo con quindici Galee sottili ben armate.
E per ultimo, tralasciando gli altri, fu convenuto, che se il Duca di Ferrara si concorderà col Pontefice e con Cesare, s'intendesse incluso in questa confederazione.
Nel primo di gennajo del nuovo anno 1530 fu nella Cattedral Chiesa di Bologna solennemente pubblicata questa pace, nella quale solamente i Fiorentini ne furono esclusi. In esecuzione della quale Cesare restituì a Francesco Sforza Milano e tutto il Ducato, e ne rimosse tutti i soldati, ritenendosi solamente quelli, ch'erano necessari per la guardia del Castello e di Como, li quali restituì poi al tempo convenuto; e poichè per questa pace i Capitani dell'Imperadore erano rimasi mal contenti, particolarmente il Marchese del Vasto, ed Antonio di Leva: l'Imperadore, per mantenerli soddisfatti, persuase al Duca di Milano, che avesse per bene, che quelli nel suo Ducato possedessero alcune Terre.
I Vineziani restituirono al Pontefice le Terre di Romagna, e nello stesso mese furono da essi restituite a Cesare Trani, Molfetta, Pulignano, Monopoli, Brindisi e tutte l'altre Terre, che tenevano nelle marine della Puglia.
Così liberato il Regno da straniere invasioni, e restituito in pace, avea bisogno di tranquillità e maggior riposo per ristorarsi de' passati danni.