Convennero in quel luogo non solamente le due Madame, ma eziandio, per lo Re d'Inghilterra, il Vescovo di Londra, ed il Duca di Suffocle, perchè col consenso e partecipazione di quel Re si tenevano queste pratiche. Il Pontefice vi mandò l'Arcivescovo di Capua e vi erano gli Ambasciadori di tutti i Collegati; ma a costoro riferivano i Franzesi cose diverse dalla verità di quello che si trattava; ed il Re sempre lor prometteva le medesime cose, che non si sarebbe conchiuso niente senza lor consenso e soddisfazione. Sopravvenne intanto a' 28 di luglio l'avviso della capitolazione fatta tra 'l Pontefice e Cesare; ed essendosi per ciò molto stretto l'accordo, fu per isturbarsi per certe difficoltà, che nacquero sopra alcune Terre della Franca Contea; ma per opera del Legato del Pontefice e principalmente dell'Arcivescovo di Capua, fu quello conchiuso.
Si pubblicò questa pace solennemente il quinto dì d'agosto nella Chiesa maggiore di Cambrai, e l'istromento di quella è rapportato da Lionard nella sua Raccolta[357]. I principali articoli, e quelli che riguardarono il nostro Reame furono.
Primieramente, che i figliuoli del Re fossero liberati, pagando il Re a Cesare per taglia loro un milione e ducentomila ducati, e per lui al Re d'Inghilterra ducentomila[358].
Che si restituisse a Cesare tra sei settimane dopo la ratificazione tutto quello possedeva il Re nel Ducato di Milano, con rilasciargli parimente Asti, e cederne le ragioni.
Che lasciasse il Re più presto che potesse Barletta e tutto quello che teneva nel Regno di Napoli. Che protestasse il Re a' Vineziani, che secondo la forma de' Capitoli di Cugnach, restituissero le Terre di Puglia, ed in caso non lo facessero, dichiararsi loro nemico, ed ajutare Cesare per la ricuperazione con 30 mila scudi il mese e con dodici Galee, quattro Navi e quattro Galeoni pagati per sei mesi.
E per tralasciar gli altri, fu parimente convenuto, che il Re dovesse annullare il processo di Borbone e restituire l'onore al morto ed i beni a' successori. Siccome dovesse restituire i beni occupati a ciascuno per conto di guerra, o a' loro successori. Le quali cose dal Re, ricuperati ch'ebbe i figliuoli, non furono attese: perchè tolse i beni a' successori di Borbone, nè restituì i beni occupati al Principe d'Oranges, del che Cesare cotanto si querelava.
Fu compreso in questa pace per principale il Pontefice, e vi fu incluso il Duca di Savoja. Vi fu ancora un capitolo, che nella pace s'intendessero inclusi i Vineziani ed i Fiorentini, in caso che fra quattro mesi fossero delle loro differenze d'accordo con Cesare, che fu come una tacita esclusione; ed il simile fu convenuto per lo Duca di Ferrara. Nè de' Baroni e fuorusciti del Regno di Napoli fu fatta menzione alcuna.
Pubblicata che fu, non si può esprimere quanto se ne dolessero i Vineziani, e più i Fiorentini, che non furono in quella compresi, vedendosi così abbandonati, ed in arbitrio di Cesare e del Pontefice; il quale, giunto che fu il Principe d'Oranges in Roma, destinato da Cesare a ridurre i Fiorentini, l'avea accolto con giubilo grande, e datigli molti ajuti per facilitare quella impresa, che tanto desiderava vederla ridotta a felice fine.
Intanto Cesare dopo aver conchiusa la pace col Pontefice, si era posto subito in cammino per Italia, dove avea deliberato di venire, non già per quella cerimonia di pigliare la corona imperiale di mano del Pontefice, ma fu mosso per cagioni assai più serie; poichè con tal occasione pensava d'abboccarsi col Papa per dar sesto a molte cose d'Italia ancor fluttuanti. E partito da Barcellona con le Galee d'Andrea Doria a' 8 di luglio, arrivato che fu a Genova a' 12 agosto, gli furono presentati gli articoli della pace conchiusa in Cambrai col Re di Francia, li quali di buona voglia ratificò. In esecuzione della quale, dall'altra parte, il Re di Francia chiamò le sue genti, che erano nel nostro Regno, comandando a' suoi Capitani, che restituissero a' Ministri di Cesare, Barletta e tutti gli altri luoghi, che si tenevano nel Regno a nome suo, come fu eseguito[359].
Da questa pace di Cambrai in poi i Re di Francia non fecero altre spedizioni in lor nome sopra il Regno di Napoli, nè mai pretesero per loro le conquiste che furon poi tentate. S'unirono bensì nelle congiunture co' nemici de' Re di Spagna a lor danni, ma per altre cagioni, che si diranno nel progresso di questa Istoria.