Partì per tanto l'Imperadore da Bologna per Germania alla fine di marzo, nell'istesso tempo, che il Papa partì per Roma, e giunto a' 18 giugno in Augusta trovò ivi i Principi di Germania, che l'aspettavano per la Dieta, che dovea tenersi contra l'eresia di Lutero. Ed essendo stato a' 3 agosto di quest'anno ucciso in battaglia il Principe d'Oranges, rimase il Cardinal Pompeo non più Luogotenente, ma assoluto Vicerè del Regno.
Intanto l'Imperador Carlo dimorando in Germania, era tutto inteso a dar sesto a quelle Province, e proccurare l'elezione del Re de' Romani per suo fratello, come felicemente gli riuscì: poichè nel principio del nuovo anno 1531 fu eletto Ferdinando, e coronato in Aquisgrana.
Ma le infelicità di questo Regno bisogna confessare essere state sempre pur troppo grandi e compassionevoli; poichè essendo dominato da piccioli Re, come furono gli Aragonesi di Napoli, non avendo questi altri Dominj, onde potevan ritrarre denaro, era cosa comportabile e degna di compatimento, che nei bisogni della guerra i sudditi contribuissero talora alle spese. Ma chi avrebbe creduto, che Napoli caduta ora sotto un Principe cotanto potente, Signore di due Mondi, a cui, non pur l'oro della Spagna, ma quello delle Nuove Indie veniva a colare, si vedesse sempre in necessità, spesso si sentissero ammutinati i suoi eserciti per mancanza di paghe, e si udissero continuamente richieste di nuovi sussidj e donativi?
L'altra infelicità che sperimentò questo Regno fu, che quando ebbero finito i Franzesi, ricominciarono i Turchi. Fu veduto perciò sempre combattuto, e posto in mezzo a soffrire intollerabili spese, o sia per la guerra degli uni, o per lo timore (ch'era peggiore della guerra) degli altri. Solimano Imperador de' Turchi si preparò in quest'anno con potentissimo esercito per invadere l'Austria, e cingere nuovamente di stretto assedio Vienna; e nell'anno seguente si vide passare con grandi apparati in Ungheria, onde fu obbligato Cesare ad apparecchiarsi ad una valida difesa. Mancavano però denari e gente per resistere a tanto nemico: perciò fu da Cesare insinuato al Cardinal Vicerè, che per li bisogni di questa guerra, proccurasse, che da Napoli si facesse altro più grosso donativo. Il Cardinale a 11 luglio di quest'anno 1531 fece, secondo il costume, convocar un general Parlamento in S. Lorenzo, ove esposti i desiderj di Cesare, proccurò, esagerando il bisogno, persuadere i Baroni, e i Popoli ad assentirvi, e che il donativo fosse almeno di ducati seicentomila. I Deputati all'incontro, ancorchè mostrassero la prontezza del loro animo di farlo, nulladimeno gli posero innanzi gli occhi la loro impotenza: trovarsi il Regno affatto esausto, e per gli preceduti flagelli di guerra, di fame e di peste, quasi del tutto ruinato: ricordassesi, che nell'occasione della sua coronazione s'erano mandati in dono a Cesare per lo Principe di Salerno ducati trecentomila; onde erano in istato cotanto miserabile, che avevano bisogno di maggior compatimento: che con tutto ciò per mostrare al lor Principe la prontezza del loro animo profferivano donargli ducati trecentomila. Ma stando il Cardinale inflessibile, ed ostinato alla prima dimanda, fu forza alla fine d'offrire in donativo li ducati seicentomila da pagarsi però fra quattro anni, per potersi frattanto riscuotere dalle tasse, che a proporzion de' fuochi s'imponevano. Si diede al Principe di Salerno la commessione di portare il donativo; e con tal occasione si domandò nuova conferma de' vecchi Capitoli, e si cercarono a Cesare nuove grazie, le quali nel seguente anno, stando egli in Ratisbona, le concedette, e ne spedì privilegio colla data di Ratisbona, sotto li 28 luglio del 1532, che si leggono fra' privilegi e grazie della Città e Regno di Napoli[370]; ma il denaro di questo donativo fu impiegato la maggior parte a pagare la soldatesca, ch'era in Toscana, ed a soldare, ed in Napoli e nell'altre parti delli Regni dell'Imperadore, più genti, per accrescere i suoi eserciti.
Intorno al medesimo tempo vennero al Cardinale cinque Prammatiche stabilite dall'Imperadore, mentre era in Germania, alcune delle quali riguardavano quest'istesso fine di ricavar denari. Il Cardinale non vi fece altro, che pubblicarle; onde possiamo con verità dire, che il medesimo non promulgasse fra noi legge alcuna.
Per la prima stabilita ad Ispruch a' 5 luglio 1530, e pubblicata dal Cardinal in Napoli a' 3 gennajo del seguente anno 1531,[371] fu dichiarato, che così nelle alienazioni fatte da' privati, come dalla sua Regia Corte, niente pregiudicasse a' venditori, per esercitar il patto di ricomprare, il trascorso del tempo dal primo di marzo dell'anno 1528 per tutto febbrajo del 1530, come quello che fu pieno di rivoluzioni, guerre ed altre calamità: e che per ciò, quello non ostante, potessero i venditori e la Corte esercitarlo.
Per la seconda data in Gante a 4 giugno del 1531, e pubblicata dal Cardinale a' 27 luglio del medesimo anno, si dà a tutti licenza di poter armare navigli contra gl'Infedeli, e scorrere i mari per difesa delle marine del Regno[372].
La terza spedita a Brusselles a' 15 marzo del 1531, e pubblicata dal Cardinale all'ultimo di settembre del medesimo anno, rivoca tutte le concessioni, grazie, mercedi, provvisioni, immunità ed altre esenzioni, che si trovassero concedute da' Vicerè passati, confermando solo quelle fatte dal Principe d'Oranges, ed incarica al Tesoriere, al Gran Camerario e suo Luogotenente l'esazione delle rendite del suo Fisco, prescrivendo loro con premura le leggi, onde l'Erario s'augumenti, e sia bene amministrato[373].
Nella quarta stabilita parimente in Brusselles a' 20 decembre del detto anno 1531, e promulgata in Napoli dal Cardinale a' 17 febbrajo del seguente anno 1532, si prescrivono rigorose leggi a' Questori, ed a tutti gli Ufficiali, che riscuotono e distribuiscono il denaro regio, di tener minuto conto della loro qualità, peso e valore, con darne esattissimo conto a' Ministri del suo Tribunale della Regia Camera[374].
Finalmente nella quinta, data in Colonia a' 28 gennajo del seguente anno 1532, e pubblicata dal Cardinale a' 17 febbrajo del medesimo anno, si dichiara, che i Vicerè non possono conferir ufficj nel Regno, che oltrepassano la rendita di ducati cento, spettando questi alla collazione del Re: e quelli, che essi possono conferire di ducati cento, in questa somma vada compreso, non pure ciò, che agli Ufficiali è stabilito per lor salario, ma quanto esigono d'emolumenti, e d'ogni altro diritto[375].