Ma l'Imperadore, reputando mal convenire ad una sì gran Regina sposarsi Filippo, che non era ancora Re, mandò Figurino Reggente di Napoli in Inghilterra a portargli la cessione del Regno di Napoli e di Sicilia e dello Stato di Milano. Così Filippo, reso più augusto con questi titoli Regj, accrebbe l'allegrezza ed il giubilo delle nozze. I nuovi Sposi trattenutisi molti giorni in Vincestre in giuochi e tornei, ai 19 d'agosto si partirono, e con doppia Corte, e quasi con tutta la nobiltà di Spagna e d'Inghilterra, con pompe e ricchi apparati fecero la loro trionfale entrata nella Real città di Londra, dove i mal contenti Baroni, sperimentata la dolcezza e mansuetudine di Filippo, rimasero soddisfatti.
Filippo, avuta la cessione dal padre del Regno di Napoli, mandò subito il Marchese di Pescara a prenderne in suo nome il possesso, che con pubblica celebrità, e grandi applausi dal Cardinal Pacecco Vicerè, a' 25 di novembre del medesimo anno, gli fu data: nel medesimo tempo che l'Imperadore Carlo V, o fastidito dalle cose mondane, o per iscansare i colpi della fortuna, ch'egli credeva cominciare a mostrarsegli avversa, meditava abbandonare i tedj del secolo.
Era allora egli in Fiandra afflitto da continue e fastidiose podagre, e stanco ormai di sostener più il peso dell'Imperio, onde deliberò ritirarsi dalle cure mondane. Chiamò per tanto a se da Inghilterra il Re Filippo suo figliuolo, e giunto in Brusselles ove dimorava, prima d'ogni altro lo fece Capo dell'Ordine de' Cavalieri del Toson d'oro: poi in una gran sala, al cospetto di tutti i Consiglieri di Stato, di tutti i Cavalieri degli Ordini e Nobiltà, a' 25 ottobre del nuovo anno 1555, fece il gran rifiuto, rinunziando al Re suo figliuolo tutti i Paesi Bassi, con gli Stati, Titoli e Ragioni di Fiandra e di Borgogna. Gli rinunziò li Regni di Spagna, di Sardegna, di Majorica e Minorica, e tutti i nuovi Paesi scoverti nell'Indie, con tutte l'altre Isole e Stati appartenenti e dependenti dalla Corona di Spagna.
Rinunziò colla medesima solennità il governo dell'Imperio a Ferdinando suo fratello, eletto già Re de' Romani, e tre anni da poi, pochi mesi prima di morire, mandò la rinunzia dell'Imperio al Collegio Elettorale, il quale, il dì 14 marzo del 1558, elesse in suo luogo il medesimo Ferdinando.
Ritiratosi poi nella città di Gant sua patria, licenziò tutti gli Ambasciadori de' Principi, ch'erano appresso di lui, e tutti i Capitani d'armate; ed imbarcatosi nel seguente anno 1556 a' 17 settembre navigò per Ispagna, e si ritirò in Estremadura, dove dimorò il rimanente de' suoi giorni in un Convento abitato da' Monaci di S. Girolamo, chiamato San Giusto. Menò quivi vita solitaria, e morivvi il dì 21 di settembre dell'anno 1558 l'anno 59 di sua età.
CAPITOLO VIII. Stato della nostra Giurisprudenza, durante l'Imperio di Carlo V, e de' più rinomati Giureconsulti, che fiorirono a' suoi tempi.
L'imperador Carlo V, e più i suoi Vicerè, che durante il Regno suo governarono questo Reame, ci lasciarono molte leggi, delle quali per essersene, secondo la distinzione de' tempi, ne' quali furono stabilite, tessuta nell'ultima edizione delle nostre Prammatiche un'esatta Cronologia, non accade qui, per non gravar maggiormente quest'Opera, ripeterle.
La Giurisprudenza nel Regno suo, per essere stati i nostri Tribunali cotanto favoriti dal Vicerè Toledo, e ridotti in una più ampia e magnifica forma, si vide se non più culta, almeno in maggior splendore e lustro per lo gran numero de' Professori, e per la loro dottrina e scienza legale.
Per le cagioni, di sopra dette, non potè ricevere appo noi in questo secolo quella nettezza e candore, che i Franzesi l'aveano posta in Francia. Era agli Spagnuoli sospetta ogni erudizione, e si guardavano molto di non far introdurre novità nelle scienze, o nel modo d'Insegnarle e professarle. Fu continuato per ciò lo stile degli antichi; ma non per questo, se mancava l'erudizione e la notizia dell'Istoria Romana, onde poteva ricevere quel lume, che le fu data in Francia, mancarono Giureconsulti eccellenti non inferiori a quelli delle altre Nazioni.
Sembrava veramente cosa molto impropria, che avendo la Giurisprudenza per la prima volta in Italia cominciato a ricevere maggior lustro da Andrea Alciati Milanese, il quale fu il primo, che insegnò la legge con erudizione ed eleganza, questo studio si fosse poi abbandonato in Italia, ed avesse avuto costui in Francia, non già in Italia, tanti che l'imitassero e lo superassero, onde potesse perciò la Francia vantarsi di tanti famosi Giureconsulti, che fiorirono in questi tempi, e non l'Italia. Ella vantava in questi tempi il famoso Guglielmo Budeo di Parigi, Francesco Duareno suo discepolo, Professore di legge in Bourges, che morì nell'anno 1559 in età di 50 anni; il famoso Carlo Molineo, morto l'anno 1568. Il non mai a bastanza celebrato Jacopo Cujacio nativo di Tolosa, che fu Professore in Bourges, in Tolosa, in Caors, in Valenza, ed in Torino, e che fu un prodigio in questa scienza, denominato per ciò con ragione dal Tuano il primo, e l'ultimo fra' più eccellenti interpreti della legge. Antonio Conzio nativo di Nojon contemporaneo di Duareno e di Cujacio, che professò parimente legge in Bourges, e morì l'anno 1586. Francesco Ottomano, Pietro Piteo e tanti altri, dei quali il Presidente Tuano in tutto il corso della sua Istoria non tralasciò farne distinta ed onorata memoria.