Noi all'incontro, se per le Cattedre, per la riferita cagione e per altre, che s'intenderanno ne' libri seguenti di quest'Istoria, non possiamo oppore a' Franzesi Giureconsulti di tanta vaglia, per coloro però che nel Foro e ne' Magistrati impiegarono i loro talenti, non abbiamo che invidiargli, li quali nè per dottrina legale, nè per numero furono a quelli inferiori
Fiorirono a questi tempi ne' nostri Tribunali molti insigni e rinomati Giureconsulti. Antonio Capece del Sedile di Nido si rese prima illustre nel Foro col patrocinio delle cause, e da poi dal Re Ferdinando il Cattolico nel 1509 fu creato Consigliere, non tralasciando intanto nell'Università de' nostri Studi di leggere Giurisprudenza, dove occupò la prima Cattedra vespertina del Jus Civile, e nel 1519 insegnò anche ivi il Jus feudale, dalla cui scuola uscirono Bartolommeo Camerario, Sigismondo Loffredo, e tanti altri famosi Giureconsulti. Per li moti della Sicilia insorti sotto il governo d'Ettore Pignatelli Conte di Montelione, andò egli per comandamento del Re in quell'Isola, e della di lui opera il Conte si valse per reprimere gli autori di que' tumulti, dove compose alcune sue decisioni. Ritornò poi in Napoli, e con tutto che la sua carica di Consigliere non gli concedesse molto ozio, pure distese una Repetizione sopra il Cap. Imperialem, de prohib. feud. alien. per Feder. ed avea posta mano ad un'altra opera insigne intitolata: Investitura feudalis, la quale non potè condurre al suo compito fine. Compilò varie decisioni, che ai suoi tempi si fecero nel S. C. di S. Chiara, le quali, unite insieme con quelle che distese in Sicilia, vanno ora per le mani de' nostri Professori. Morì in fine egli in Napoli nel 1545, e giace sepolto nella Cappella della sua famiglia dentro la Chiesa di S. Domenico maggiore di questa città[85].
Bartolommeo Camerario di Benevento si distinse sopra gli altri nello studio delle leggi, e nel 1521 diede in Napoli alla luce una Repetizione sopra il § Æque de Actionibus; ma sopra ogni altro si rese costui eminente per la grande applicazione, ch'ebbe nelle materie feudali. Egli si pose ad emendare i Commentarj de' Feudi d'Andrea d'Isernia, li quali, per difetto de' Copisti, s'erano dati alle stampe scorrettissimi, e gli ridusse a perfetta lezione; e vi si affaticò tanto nello spazio di tre anni continui, applicandovisi sedici ore il giorno, che come e' dice[86], vi perdè un occhio. Lesse nell'Università de' Nostri Studi ventiquattro anni i libri feudali; da poi dalla Cattedra, nell'anno 1529, passò ad esser Presidente di Camera, rifatto in luogo di Giannangelo Pisanello. Indi nell'anno 1541 fu, dall'Imperador Carlo V, creato Luogotenente della medesima. Ma venuto in odio a D. Pietro di Toledo per le cagioni altrove rapportate, e per l'inclinazione, ch'ebbe sempre a' Franzesi, diede di se gravi sospetti; onde al Toledo gli s'aprì la strada di farlo cadere anche dalla grazia di Cesare: di che egli accortosi, ricevè l'onore offertogli dal Re di Francia, che l'avea creato suo Consigliere, e se n'andò in Francia, ricovrandosi sotto la protezione di quel Re. Il Vicerè Toledo, datogli tosto il successore, che fu Francesco Revertero, fece trattar subito la sua causa: fu dichiarato rubelle, e nel 1552 gli furono confiscati tutti i suoi beni. Nel tempo che dimorò in Francia, stando quivi in gran moto le cose della Religione, e le opere di Lutero e di Calvino facendo in quel Regno danni notabilissimi, poichè egli si era ancora applicato alla Teologia, si pose a confutarle; onde nel 1556 stampò in Parigi un trattato, De Jejunio, Oratione, et Eleemosina; e nell'istesso anno diede anche alla luce un'altra opera scritta in forma di Dialogo, introducendo sè e Calvino per interlocutori, alla quale diede il titolo: De Praedestinatione, ac de Gratia, et Libero arbitrio, cum Johanne Calvino disputatio; e nel seguente anno 1557, ritiratosi in Roma, diede quivi alla luce un altro trattato: De Purgatorio igne.
Vedendo, che in Francia i suoi meriti non erano ricompensati secondo le concepute speranze, si ritirò in Roma, dove dal Pontefice Paolo IV, fiero nemico non men di Cesare, che del Re Filippo suo figliuolo, fu ricevuto con onore; e l'ammise a' suoi Consiglj, attribuendosi a Camerario, come diremo più innanzi, che Paolo non pubblicasse la sentenza contro al Re Filippo profferita della privazione del Regno: ed avendo nella guerra, che allora ardeva tra il Pontefice, ed il Re Filippo, il Duca d'Alba assediata Roma, il Papa lo creò Commessario Generale del suo esercito, e lo fece di più Prefetto dell'Annona di Roma; onde per mostrar al Pontefice la gratitudine del suo animo, stampò allora in Roma nell'anno 1558 il suo Commentario ad l. Imperialem, de prohib. feud. alien. per Feder. e lo dedicò a lui, promettendogli nell'epistola dedicatoria, che se egli avrà ozio, gli avrebbe ancora dedicati sette altri libri feudali, da lui composti. Finì il rimanente della sua vita in Roma, dove morì nel 1564, e fu sepolto nella Chiesa de' SS. Appostoli dei PP. Conventuali di S. Francesco, dove si vede la sua tomba con iscrizione. Oltre delle riferite sue opere, si leggono di lui alcuni Dialoghi, in materia feudale, li quali mancando di quella grazia e venustà, ch'è propria di quel modo di scrivere, sono riusciti insipidi e freddissimi.
Sigismondo Loffredo discepolo d'Antonio Capece del Sedile di Capuana, si diede agli studi legali, dappoi che nelle lettere umane avea fatti maravigliosi progressi, e per la sua dottrina fu nell'anno 1512 dal Re Ferdinando il Cattolico creato Presidente della Regia Camera, ed appena furono passati cinque anni, che si vide innalzato al supremo grado di Reggente di Cancelleria, chiamato poi in Ispagna ad assistere nel supremo Consiglio d'Aragona, come Reggente di Napoli. Morì nel 1589 lasciando di se chiara memoria ne' suoi dotti Consiglj e ne' suoi Commentarj alla l. Jurisconsultus de gradibus, che furono dati in istampa in Venezia nell'anno 1572[87].
Rilusse a par di lui il famoso Cicco Loffredo, già rinomato Avvocato, e poi nell'anno 1512 creato Regio Consigliere. Per la sua grande abilità fu inviato Oratore in Fiandra al Re Carlo dalla città a prestargli in suo nome ubbidienza ed a cercargli la conferma de' suoi privilegi. Fu da poi nel 1522 innalzato al supremo onore di Presidente del S. C. che l'esercitò insino all'anno 1539, nel qual anno passò nel Consiglio Collaterale, dove fu fatto Reggente. Morì in Napoli nel 1547 e fu prima seppellito nel Duomo di questa città nella sua Cappella gentilizia; ma da poi Ferdinando Loffredo Marchese di Trivico suo figliuolo trasferì le sue ossa nella Chiesa di S. Spirito da lui fondata, dove si vede la sua tomba con iscrizione; e da questo famoso Giureconsulto discendono i presenti Marchesi di Trivico[88].
Fiorirono ancora, intorno a questi medesimi tempi, Girolamo Severino: Tommaso Salernitano: Giannandrea de Curte: Scipion Capece: Marino Freccia: ancor essi celebratissimi Giureconsulti.
Girolamo Severino del Sedile di Porto, essendo ancor giovane, fu nel 1516 creato Avvocato de' Poveri, indi dal Vicerè Lanoja nel 1517 fu fatto Giudice di Vicario. Per la sua dottrina ed eloquenza, nella venuta di Carlo V in Napoli, fu eletto dalla città per suo Oratore a riceverlo, e nel 1536 lo crearon Sindico; essendosi nel Parlamento generale degli 8 di gennaio di quell'anno conchiuso per sua industria un grosso donativo da farsi a Cesare, fu dall'Imperadore in ricompensa de' suoi segnalati servigi, creato Reggente di Cancelleria, e del Supremo Consiglio d'Italia, onde gli convenne partir con Cesare per Ispagna; ma da poi nel 1541 fu innalzato al supremo onore di Presidente del S. C., ed indi nel 1549 fu fatto anche Viceprotonotario del Regno: ed avendo esercitato il carico di Presidente per quindici anni, non valendo per la sua vecchiaia a sostener più tanto peso, tornò nell'anno 1555 nel Consiglio Collaterale; da dove pure per l'età sua decrepita si licenziò, ritenendosi solo l'ufficio del Viceprotonotario, che da lui, per non obbligarlo a molta fatica, fin che visse fu esercitato. Morì finalmente in Napoli nell anno 1559 e fu sepolto in S. Maria della Nuova, nella Cappella de' suoi maggiori, dove si vede il suo tumulto con iscrizione[89].
Tommaso Salernitano appena giunto all'età di 18 anni diede saggi così maravigliosi di quanto intendesse nella scienza delle leggi, che fu ammesso in quell'età ad interpetrarle ne' pubblici Studi di Napoli: si diede poi ad avvocar cause, e riuscì così eccellente, che non guari da poi fu creato Presidente della Regia Camera. Nel Regno di Filippo II fu adoperato nei più gravi affari di Stato, e mandato in Germania per la famosa causa del Ducato di Bari; onde da poi nel 1567 fu creato Presidente del S. C. e da poi nel 1570 Reggente di Cancelleria. Ci lasciò di se illustre memoria per le dotte decisioni da lui compilate, le quali impresse vanno ora per le mani de' nostri Professori. Morì egli in Napoli nel 1584, e fu sepolto nella Chiesa di S. Maria delle Grazie nella Cappella sua gentilizia, ove si vede il suo tumulo con iscrizione. Paolo Regio Vescovo di Vico Equense e famoso Predicatore di que' tempi, gli compose un'orazion funebre, dove cotanto estolse le sue virtù e le famose sue gesta[90]; ed il nostro rinomato Poeta Bernardino Rota non mancò ne' suoi versi altamente di lodarlo[91].
Giovan Andrea de Curte, di cui Uberto Foglietta[92] tessè grandi encomj, secondo questo Scrittore trasse sua origine da Pavia; ma i nostri[93] vogliono che procedesse dalla Cava. Fu egli figliuolo di Modesto, Giudice della Gran Corte della Vicaria, il quale applicatosi allo studio delle leggi riuscì un chiarissimo Giureconsulto; e dopo avere alquanti anni seduto in Vicaria, l'Imperador Carlo V lo creò Consigliere di S. Chiara. Ne' tumulti accaduti in Napoli nel 1547, per cagion dell'Inquisizione, poco mancò che dalla plebe non fosse stato, insieme co' suoi figliuoli, tagliato a pezzi; poichè vedendo egli la città tutta in arme, deliberò (seguendo le vestigia degli altri uomini pacifici e da bene) colla sua famiglia uscirsene; il che saputosi da' popolani, i quali l'ebbero sempre per partigiano del Vicerè Toledo, gli corsero furiosamente dietro, ed ancorchè si fosse egli ricovrato in un Convento di Frati, ruppero le porte, fecero violenza ai Monaci, affinchè glie lo additassero; ma essi costantemente negando essere presso di loro, e per altra via affermando essersi salvato; dopo avere spiati tutti i nascondigli del Monastero, rabbiosamente corsero insino alla Torre del Greco, dove avean inteso essersi ricovrati i di lui figliuoli, e sarebbero questi innocenti capitati male, se i paesani di quel luogo non fossero accorsi colle armi alle mani a reprimere il lor furore. Uno di questi suoi figliuoli fu Mario cotanto dal Foglietta celebrato, con cui, mentre fu in Napoli, contrasse stretta amicizia, il qual poi riuscì un gran Teologo, ed uno de' famosi Predicatori appresso il Re Filippo II, dal quale fu Giovan-Andrea, in premio della sua dottrina e de' suoi segnalati servigi, innalzato al supremo onore di Presidente del Consiglio. Morì egli nel 1576, e giace sepolto nella Chiesa di S. Severino nella Cappella sua gentilizia, dove si vede il suo tumulo con iscrizione. Di lui ancora altamente cantò Bernardino Rota[94], ed il Presidente de Franchis[95] non tralasciò di farne onorata memoria.