Se mai in alcun tempo le nuove Religioni portarono nuove ricchezze, onde perciò bisognò unire coi Monaci i beni temporali, in questo secolo ne sursero due, che fecero maggiormente conoscere, che il monachismo non può a verun patto scompagnarsi dall'acquisto de' beni mondani; poichè, non ostante che le leggi fondamentali della istituzione loro li proibissero, nulladimeno, cattivatasi per quest'istesso la divozione de' Popoli, e resigli perciò più facili a donare, fu loro poscia agevole ottenere da Roma (cui molto cale i loro acquisti) dispense, ed interpretazioni per rendersene capaci.
Sursero in questo secolo molte Congregazioni di Cherici Regolari; ma una delle più principali fu quella de' Teatini. Fu così chiamata a cagion di Gianpietro Caraffa Vescovo della città di Chieti, da' Latini detta Theate, che insieme con Marcello Gaetano Tiene Gentiluomo Vicentino e Protonotario Appostolico, la istituì, prima di passare ad altre Chiese ed al Pontificato. Clemente VII, nell'anno 1514 l'approvò, e nei seguenti anni fu confermata da Paolo IV, dall'istesso Fondatore essendo Papa, e da Pio V nel 1567 e dagli altri Pontefici successori. Da Venezia vennero a noi (secondo che narra Gregorio Rosso[106] Scrittor contemporaneo) nel mese di maggio del 1533, nel qual anno da' Napoletani furono ricevuti con molto desiderio, e fra gli altri da Antonio Caracciolo Conte d'Oppido, il quale ebbe il pensiero di riceverli in un suo luogo fuori la Porta di S. Gennaro, ma poco da poi se n'entrarono dentro la città: furono accolti da Maria Francesca Longa (celebre per essere stata ella Fondatrice del famoso Ospedale degl'Incurabili) la quale assegnò loro alcune sue case per abitarvi. Ma mancò poco, che non se ne ritornassero in Venezia, siccome aveano risoluto, per l'angustia della loro abitazione: se non che D. Pietro di Toledo Vicerè per non farli partire, proccurò, che lor si desse per abitazione l'antichissima Parrocchia di San Paolo, dove si trasferirono nel 1538[107].
Ancorchè professassero una stretta povertà, e quantunque il loro istituto fosse di non poter nemmeno cercare limosine, ma totalmente abbandonarsi alla Divina provvidenza, la quale, siccome avea cura de' gigli del campo e degli uccelli dell'aria, così dovea anche prender di lor pensiero; con tutto ciò i Napoletani corsero loro dietro ad arricchirli a lor dispetto, ed a cumularli d'ampie facoltà e ricchezze, donde sursero i tanti magnifici e superbi lor Monasterj, che gareggiano colli più eccelsi edificj del Mondo. Si distinsero costoro sopra gli altri per la vigilanza che tenevano, perchè li novelli errori surti in questi tempi in Germania, non penetrassero in Napoli; onde, come si è detto, furono i più fedeli Ministri degl'Inquisitori Romani. Ed in decorso di tempo la divozione che i Napoletani portarono al B. Gaetano Tiene, uno de' loro Institutori, crebbe tanto, che gli ersero una statua di bronzo nella Piazza di San Lorenzo, e sopra tutte le Porte della Città parimente collocarono una sua statua, in segno del particolar culto, che sopra tutti gli altri suoi Protettori gli portavano.
Ma intorno a' medesimi tempi surse un Ordine, che col correr degli anni si rese assai più famoso e più diffuso di tutti gli altri: questo è quello de' Gesuiti di cui tanto si è parlato, e scritto. Ebbe in Francia i suoi principj dal famoso Ignazio di Lojola spagnuolo, e l'introduzione di questo nascente Ordine in quella Provincia, partorì de' gravi contrasti, de' quali ne sono piene l'istorie del Presidente Tuano[108]. Vi furono finalmente i Gesuiti ammessi, ed ancorchè, sotto il Regno d'Errico IV, fossero stati costretti nell'anno 1594 ad uscirsene, vi ritornarono poi nel 1603. Nell'altre province d'Europa fecero maravigliosi progressi ed acquisti, ed in Roma ed in Italia si distinsero sopra tutti gli altri; e quantunque in Venezia sotto il Pontificato di Paolo V fossero parimente stati costretti da' Vineziani a sgombrare dalla loro Repubblica, con tutto ciò vi tornarono poi nel Pontificato d'Alessandro VII.
(Resi accorti i Gesuiti da ciò che avvenne in Francia ed in Venezia, per essersi dati in quelle brighe dalla parte del Pontefice Romano, ne' tempi posteriori, avendo già poste profonde radici, ed acquistate immense ricchezze, pensarono più saviamente di gettarsi in casi simili a quel partito che potesse loro esser più profittevole, poco curando delle censure, ed interdetti di Roma, siccome si vide poi in Italia nelle brighe insorte tra il Pontefice Urbano VIII con Odoardo Farnese Duca di Parma; il quale solennemente scomunicato dal Papa nell'anno 1643, e minacciandogli interdetto sopra tutti i suoi Stati, i Gesuiti accortamente non vollero esporsi al pericolo d'essere di là scacciati: ma disprezzando le Papali Censure, si mostrarono assai leali e riverenti al Duca, e prestandogli ogni fedeltà s'uniron al di lui partito, scomunicato e maledetto, ch'e' si fosse. Vedasi Le Vassor (Hist. de Louis XIII), che ne rapporta l'istoria; e la Bolla di queste Censure fulminate da Urbano, si legge pure presso Lunig[109]).
Ma nel nostro Reame non ebbero a sostenere opposizione alcuna; anzi venutici nel 1551, sotto la guida del P. Alfonso Salmerone, furono da' Napoletani accolti con non men desiderio che i Teatini. S'acquistarono in breve tempo l'amicizia de' Nobili, e particolarmente d'Ettorre Pignatelli Duca di Montelione, il quale assegnò loro per abitazione una Casa al vicolo del Gigante, dov'era una picciola Cappella: quivi si posero ad istruir i giovani nella dottrina Cristiana, dando norma a' Preti secolari di farlo anch'essi. Tratti i Napoletani da quello loro pietose e caritatevoli opere, nel 1557 diedero ad essi una più comoda abitazione e comprarono la Casa del Conte di Maddaloni presso la Chiesa di Monte Vergine, fabbricandovi una Chiesa sotto il titolo del Nome di Gesù, dove essi incominciarono ad insegnare i fanciulli senza mercede alcuna, a predicarvi, e far altri spirituali esercizj, sicchè tirando molta gente, il gran concorso rendendo incapace quella Chiesa, il Cardinal Alfonso Caraffa Arcivescovo concedè loro la Chiesa de' SS. Pietro e Paolo, la quale nell'anno 1564, da' Gesuiti fu diroccata, e renduta più grande; ma da poi diedero principio ad un magnifico edificio per costruirvi quel famoso lor Collegio, che ora occupa più contrade della città, per la magnificenza del quale sin dal principio del secolo passato tirarono il solo Principe della Rocca a spendervi ventimila ducati[110]. Sono pur troppo noti gli altri immensi e maravigliosi acquisti, che in meno d'un secolo fecero in questa città e Regno; gli altri eccelsi e stupendi loro edifici degli altri loro Collegi e Case Professe ne' luoghi più scelti della città e Regno, per li quali si lasciarono indietro tutti gli altri Ordini più numerosi e più ricchi, che insino a quel tempo v'erano stati.
Nè ponendosi mente al modo tenuto per acquistar tante ricchezze, deve parer ciò cosa strana: essi considerando, che gli Mendicanti avuta ch'ebbero da Roma la facoltà d'acquistare, perderono il credito e la divozione del popolo, onde non fecero poi gran progressi; quelle Religioni, che vollero persistere in una ferma e stabile povertà, si mantennero sì bene il credito e la buona opinione, ma non acquistarono ricchezze; onde bisognava pensar un modo nuovo, che fosse misto di povertà e di abbondanza; colla povertà acquistar il credito e la divozione; e di poter per altra mano ricevere quel che alla Compagnia era offerto e donato. Per ciò istituirono le Case Professe ed i Collegi; le Case Professe non possono a patto veruno acquistare, nè possedere stabili: in queste si professa povertà, ed è la meta dove qualunque lor operazione deve terminare; ma i Collegj possono acquistare e possedere stabili, dove ricevono, ed istruiscono la gioventù per allevarli nella virtù, affinchè si renda poi atta a vivere nella povertà Evangelica. Con che viene la povertà ad essere lo scopo ed il fine loro essenziale, ma accidentalmente ricevono possessioni e ricchezze. Con tutto ciò, da quello che si vide poi negli effetti, e dal gran numero de' Collegj e dalle poche Case Professe, ogni uno ha potuto conchiudere quello, che veramente sia loro l'essenziale, e quale l'accidentale. Sin dal principio del secolo passato si faceva il conto, che i Gesuiti, di Case Professe, non ne aveano più che 21; all'incontro il numero de' Collegj arrivava a 293 S'aggiunga a questo gli altri Collegj e gli altri grandissimi acquisti, che han fatto da poi per un altro secolo sino al presente, e vedrassi non esservi stato Ordine, che in un secolo e mezzo possedesse tanti stabili, ed avesse cumulate tante ricchezze e tesori, come questo.
Si fecero pure a questi tempi molte Riforme degli Ordini antichi, come quella de' Frati Minori Cappuccini, l'altra de' Recolletti, ovvero Zoccolanti, e quella de' Penitenti; per li Carmelitani, la Riforma introdotta da Santa Teresa, che cominciò dalle femmine, e poi si stese anche agli uomini, donde sursero i Teresiani Scalzi; e per gli Agostiniani, la Riforma de' Romiti d'Agostino. Si fecero ancora nuove Fondazioni, come quella de' Fratelli della Carità, che hanno per istitutore S. Giovanni di Dio: l'altra de' Cherici Regolari Sommaschi, istituiti nel 1531 da Girolamo Miano, o Emiliano, Nobile Veneziano, per l'educazione degli Orfani, e nel 1540 approvati da Paolo II, li quali da poi nel 1568 furono, da Pio V, ammessi a' voti Monastici; ed alcune altre: ma tutte queste Riforme, e nuove Fondazioni non s'introdussero nel Regno subito, che furono istituite: vennero a noi più tardi nei seguenti anni, onde, secondo l'opportunità, se ne terrà conto ne' libri seguenti di quest'Istoria.
FINE DEL LIBRO TRENTESIMOSECONDO.
STORIA CIVILE
DEL
REGNO DI NAPOLI