Ma i grandi avvenimenti, che occorsero a' suoi tempi, resero questo governo assai segnalato e memorando: mentr'egli reggeva il Regno accadde la spedizione di Portogallo, nella quale vi ebbe ancor egli qualche parte per lo denaro e gente, che per la sua diligenza ed opera fu mandata dal Regno per quella impresa. L'istoria della guerra di Portogallo, che mosse il Re Filippo II come uno de' pretensori di quel Reame, fu cotanto ben scritta dal Presidente Tuano[328] da Bacone di Verulamio[329], e da altri insigni Autori, che oltre di non appartenere al nostro istituto, sarebbe abbondar d'ozio se, trascrivendola da que' Scrittori, volessi io qui distesamente narrarla. Solo di qualche successo si terrà conto, nel quale v'ebbero alcuna parte i nostri o il Zunica, che ci reggeva.

Morto il Re Emmanuele nel 1521 avendo lasciati quattro figliuoli maschi, Giovanni, Lodovico, Errico ed Odoardo e due femmine, Isabella e Beatrice, succedè nel Regno il primogenito, che Giovanni III fu detto: da costui nacque il Re Sebastiano, il quale, morto il Re Giovanni suo padre, succedè al Reame. Lodovico non ebbe moglie, ma da una sua concubina procreò Antonio, detto il Priore di Crato. Errico prese il Sacerdozio, e fu fatto Cardinale. Odoardo lasciò due figliuole, Maria moglie d'Alessandro Farnese Duca di Parma, e Caterina madre del Duca di Braganza. Delle due femmine, da Isabella nacque il Re Filippo II, e da Beatrice Emmanuele Filiberto Duca di Savoja. Il Re Sebastiano nella battaglia d'Arzilla restò estinto, e non ben ravvisandosi il suo cadavere, diessi poi occasione a quella celebre impostura, della quale narreremo appresso il successo. Morto il Re Sebastiano senza lasciare di sè prole alcuna, successe nel Regno il Cardinal Errico suo zio, che solo tra fratelli di Giovanni si trovò vivente; il quale essendo Sacerdote, cagionevole della persona e vecchio, pensò stabilire in vita il successore; ma riuscendogli moleste le dimande di tanti pretensori, avendo convocato un generale Parlamento, furono destinati quindici Giudici, a' quali diede Errico potestà, intesi i pretensori, di determinare la lite della successione, dando loro ancora facoltà di poter decidere eziandio dopo sua morte, se quella fosse intanto innanzi della sentenza accaduta: stabilì in questo caso Governadori, che dovessero intanto aver l'amministrazione del Regno, e fece giurare a tutti di dover riconoscere per Re colui, che per tale avessero i Giudici eletti pronunziato.

I pretensori erano Ranuccio Farnese figliuolo d'Alessandro e il Duca di Braganza marito di Caterina; Filippo II figliuolo d'Isabella; ed il Duca di Savoja figlio di Beatrice. Eravi anche Antonio figliuol naturale di Lodovico, il quale più per l'affezione, che aveasi acquistata de' naturali del paese, che per altra ragione, aspirava non meno degli altri al Reame; ed in ultimo li Re di Francia per interessarsi ancora in questo affare e per opporsi a Filippo, volevan far valere alcune ragioni antiche ereditate da Caterina del Medici loro madre.

Per lo concorso di tanti pretensori, e per lo genio avverso, che non meno il Re, che la plebe mostrava avere al Re Filippo II, uno de' più potenti fra coloro, prevedendosi maggiori disordini, fu proposto un altro trattato di ricorrere al Papa, che dispensasse al Re, ancorchè Sacerdote, di poter prender moglie, e fu a questo fine mandato in Roma Odoardo Castelbianco. Per ciò erano tenute dal Re spesse consulte di Medici, richiedendo da essi se lo riputassero, essendo di si grave età, abile a procreare, poichè, ancorchè in tutto il tempo di sua vita avesse professata castità, nulladimanco per escludere del Regno un erede estraneo, erasi già disposto d'ammogliarsi[330].

Il Re Filippo, avvisato dell'avversione del Re, e degli ordini del Regno, e del trattato del matrimonio, per distorlo, scrisse immantenente al suo Ambasciadore in Roma, con molta premura incaricandogli, che impiegasse con vigore ogni opera col Pontefice Gregorio, affinchè la dispensazione non si concedesse, e nel medesimo tempo con molta secretezza mandò al Re Errico suo zio Ferdinando Castelli Frate Domenicano per distorlo da questo proponimento, insinuandogli fra l'altre, una ragione per se stessa inettissima, ma che credeva poter giovare col Cardinale, uomo per altro superstiziosissimo, cioè di fargli comprendere, che ciò sarebbe stato d'un pessimo esempio, e non da praticarsi in que' tempi senza pericolo; poichè spandendosi in Europa vie più che mai gli errori de' Settarj, i quali volevano, che i Sacerdoti potessero prender moglie, gli uomini perniziosi, se ciò vedessero nella persona sua, con facilità potrebbero persuadere agli altri di poterlo fare. La Missione riuscì inutile, poichè il Frate contra l'espettazione di Filippo, non fu ricevuto da Errico, e fu costretto con poco suo onore ritornarsene.

Intanto non si tralasciava l'altro trattato intrapreso. Furono da' Giudici citati i pretensori i quali per mezzo dei loro Ambasciadori proposero le ragioni de' loro Sovrani. Per Filippo comparve D. Pietro Girona Duca di Ossuna; per Emanuele Filiberto Duca di Savoja, Carlo Roberto; e per Ranuccio Farnese figliuolo d'Alessandro Duca di Parma e di Maria, vi fu mandato Ferdinando Farnese Vescovo di quella città, il quale avendo fatto consultare il caso in Padoa da' Giureconsulti di quella celebre Università, avea pubblicata una consultazione firmata da loro, nella quale con argomenti validissimi, come egli credeva, si sostenevan le ragioni di Ranuccio.

Il Duca di Savoja non contendeva al Re Filippo la maggioranza delle sue ragioni, essendo quegli procreato da Isabella maggiore, e prima nata di Beatrice; dimandava solamente, che se accadesse di morir Filippo prima d'Errico comune zio, in tal caso si avesse ragione del suo diritto. Erano per ciò uniti ad escludere le pretensioni del Duca di Braganza e di Ranuccio Farnese: sostenevano, che non potendo questi giovarsi dei beneficio della rappresentazione, che proccuravano abbatter con molti argomenti, doveano essi come maschi, ed in grado più prossimi essere a tutti preferiti. Il Duca di Braganza e Ranuccio all'incontro facevan tutta la forza nella rappresentazione da lor sostenuta; ma quest'istessa ragione veniva poi da Ranuccio rivoltata contra il Duca, poich'essendo egli figlio nato da Maria maggiore, e prima nata di Caterina, dovea al Duca essere preferito. Ma l'Accademia di Coimbra, informata anche dell'inclinazione del Re Errico, occultamente favoriva il Duca di Braganza, diede fuori una consultazione a suo favore, per la quale con molti argomenti si sforzarono que' Giureconsulti, rifiutate prima le ragioni di Filippo e del Duca di Savoja, e poi quelle di Ranuccio. Tutti però convennero in escludere dalla successione Antonio Prior di Grato (ancor egli citato) come spurio e nato si bene da Lodovico fratello d'Errico, ma di concubinato, non già di legittimo matrimonio, siccome poi con espresso decreto fu dal Re dichiarato.

Il Re di Francia, ancorchè non citato, volle pure avervi in ciò la sua parte, e mandò Urbano Sangelasio Vescovo di Cominges, perchè fossero anche intese le sue ragioni, al quale dopo molte difficoltà, fu alla perfine dal Re permesso, che per mezzo del suo Proccuratore potesse intervenire in quella causa a provare il suo diritto. Il Re Errico per favorire il Duca di Braganza avrebbe voluto escluder tutti, ma dall'altra parte per escludere il Re Filippo ammetteva promiscuamente le dimande di ciascuno. Le pretensioni di Francia, ch'erano pontate in quell'Assemblea in nome di Caterina de' Medici, eran derivate da un'origine troppo antica, e se mai fossero state reputate valevoli avrebbero mandate a terra, non solo le pretensioni degli oppositori, ma avrebbero posto in dubbio la successione di quel Regno nella persona del Re Errico istesso e de' suoi prossimi predecessori: laonde sarebbe stata una somma imprudenza in quel Consesso valersene, dove non pur grazia e favore, ma indignazione e rifiuto avrebbero riportato; per la qual cosa narra il Tuano[331], che l'Ambasciadore di Francia proccurò dal suo Re altre lettere dirette alla Camera di Lisbona, per le quali offeriva il Re ogni ajuto ai Portughesi, perchè rifiutando la dominazione di Filippo, non volessero a patto veruno soffrire il giogo di un Re così potente.

Gli Spagnuoli, il Papa e gli altri Principi Cristiani si dolevano di ciò, e declamavano, che il Re di Francia per emulazione ed odio cercava framettersi in quest'affare per interrompere i loro disegni: per la qual cosa il Re Filippo cominciò seriamente a pensare di dovere più nelle armi, che in quelle discussioni, fondare la sua pretensione. Erasi ancora reso certo, che non meno i Franzesi, che gl'Inglesi gelosi per un tanto acquisto ed ingrandimento, che si farebbe alla sua Monarchia d'un si vasto Regno, si sarebbero opposti alla sua impresa. Vedea chiara la avversione non meno del Re Errico, che di que' Popoli per lui; ed all'incontro l'inclinazione del Re per Braganza e dei Popoli per Antonio: gli Ordini del Regno erano pure entrati in pretensione, che stante la dubbiezza delle ragioni, che i Pretensori allegavano, dovesse spettare ad essi la ragione d'eleggere il successore. Per la qual cosa rivolse Filippo i suoi pensieri ad unire da tutti i suoi Regni un potentissimo esercito per venir a capo dell'impresa, e stabilì sostenere più coll'armi le sue ragioni, che colle allegazioni e sentenze de' Giureconsulti: non trascurava però, per rendere giusta e plausibile al Mondo la guerra, ch'e' apparecchiava, di consultare i più celebri Giureconsulti e le Accademie più insigni d'Europa; onde si videro uscire più famose consultazioni sopra questo soggetto: nè si tralasciò il famoso Giacomo Cujacio insigne Giureconsulto di questi tempi, il quale per Filippo compilò quella consultazione, che leggiamo ancora tra le sue opere. Quasi tutte le Accademie della sua vasta Monarchia furono impegnate a far lo stesso; ed i nostri Giureconsulti Napoletani pure richiesti contribuirono le loro fatiche sopra questo soggetto[332]. Risoluto per tanto il Re Filippo colle armi far valere le sue ragioni, fece prima dal Duca d'Ossuna insinuare al Re Errico, che non bisognavano più tanti scrutinj: essere le sue ragioni chiarissime, le quali egli avea fatte esaminare dalle Accademie più famose d'Europa e da' più insigni Giureconsulti di quella età; che considerando ancora il pubblico bene, che ne sarebbe seguito in quel Regno, dovea egli dichiarare la successione appartenersi a lui dopo la sua morte. Questo medesimo glie lo faceva insinuare dal P. Lione Enriquez Gesuita suo Confessore, il quale regolando la coscienza di quel timido e scrupoloso vecchio, tanto fece che pose il Re in angustia, e lo fece divenir dubbioso di quello che dovea fare.

Ma gli apparecchi che si facevano per la guerra erano assai più considerabili: da tutte le parti, non men di Spagna che d'Italia, s'univano truppe ed armate da Milano, da Sicilia e dal nostro Regno di Napoli ancora, e per non insospettire il Papa e gli altri Principi si dava colore e pretesto, che tanto apparecchio si faceva per la guerra d'Africa. Fu comandato perciò al nostro Vicerè, che quelle provvisioni, che il Marchese di Mondejar avea apparecchiate contra gli Infedeli, le tenesse per questa nuova impresa. Ma il Papa sospettando di quel ch'era, cercò frapporsi col Re Filippo per distogliernelo; e propose un trattato, che se gli fosse riuscito sarebbe ridondato in grande stima dell'autorità della sua Sede[333]. Proccurava con efficaci dimande, che seguitando gli esempj di molti Principi che non ebbero riparo, particolarmente nel felice secolo d'Innocenzio III di portare alla decisione della Sede Appostolica simili contese di Principati e Reami, volesse ancor egli imitarli, perchè avrebbe egli composta tal controversia. Ma il Re Filippo simulando di ricever a favore il suo ufficio e la sua interposizione, tirando secondo la solita tardità spagnuola la cosa in lungo, proseguiva con maggior calore gli apparecchi militari: e già si mandavano esploratori in Portogallo per deliberare, in qual parte di quel Regno convenisse cominciar la guerra, nell'istesso tempo che dagli Ordini di quel Regno, essendosi presentiti tanti apparecchi, e che la fazione del Duca di Braganza, e quella più numerosa del Prior di Grato vie più crescevano, si davano le provvidenze per prevenire le revoluzioni ed i disordini.