I capitoli di questa pace furono in gran numero, ed i primi, con lunghe ed affettuose espressioni, contenevano in ristretto le solite condizioni di reciproca reintegrazione de' beni, onori, dignità e beneficj a tutti i sudditi dell'una e l'altra parte, così Ecclesiastici come Secolari, che avessero seguitato il partito contrario, includendovi nominatamente i Napoletani, Catalani ed il Principe di Monaco; ed altri parimente se ne accordarono intorno al riaprire il commercio fra le due nazioni. Il più principale fu il matrimonio stabilito con dote di cinquecentomila ducati tra l'Infanta D. Maria Teresa col Re Luigi, rinunziando però l'Infanta nella forma più solenne, anche in considerazion della pace, e perchè queste due Corone per qualunque avvenimento non potessero unirsi insieme in un sol capo, alle ragioni di succedere nella monarchia di Spagna. S'accordò, che delle conquiste restasse alla Francia tutta la provincia d'Artois, eccetto S. Omer ed Aire con le loro dipendenze. In Fiandra continuasse quella Corona nel possesso di Gravelines, Borburg, S. Venant, de' Forti annessi e di tutto ciò che apparteneva a que' luoghi; come nell'Ainaut di Landrecies e Quesnoy, nel Lucemburg di Tionville, Damvillers, Juoy ed altri luoghi occupati di minore momento. Restava pure alla Francia Perpignano con li contadi di Rossiglione e Conflans, quella parte però che giace di qua da' Pirenei; deputandosi reciprocamente Commessarj per assegnare i confini.

La Francia restituiva la Bassee e Vinoxberg, in cambio però di Mariemburg e Filippeville, che la Spagna cedeva; ed in oltre rendeva Ipri, Oudenarde, Dixmude, Furnes, le terre sopra il Fiume Lis, alcuni castelli nella contea di Borgogna; Valenza e Mortara in Italia; Roses e Cadagues in Ispagna, con tutto ciò che si trovava di là de' Pirenei. La Spagna pure rendeva Linchamp, ed in oltre lo Sciatelet e Rocroy dal Principe di Condè possedute. Rinunziava le pretensioni sopra l'Alsazia e sue dipendenze, già dall'Imperadore nel trattato d'Osnabrug a' Franzesi cedute.

Quanto al Lorena, se egli voleva entrar nella pace, si rimetteva il Duca nel possesso degli Stati, demolito Nancy, con restar alla Francia Mortmedy, il Ducato di Bar, Clermont, Stenè, Dun e Jametz, ed il passo aperto alle truppe per andare in Alsazia.

A Savoja rimetteva la Spagna Vercelli; al Principe di Monaco i suoi beni; ed il trattato di Chierasco si confermava.

Modena si comprendeva, ritirando gli Spagnuoli da Coreggio il presidio, e passando tra' predetti Duchi e la Spagna varie pretensioni per doti, assegnamenti, ed usufrutti, si rimettevano queste ad amicabile composizione, come pure le differenze, che per la Valtellina potessero insorgere con li Grigioni.

Il Papa doveva esser sollecitato dai due Re a render ragione alla Casa d'Este per le Valli di Comacchio, ed assegnar tempo congruo al Duca di Parma per la ricuperazione di Castro.

Finalmente non furono ommesse tutte le clausole più solenni e stringenti, per consolidare una pace perpetua, e divertire le discordie nell'avvenire. Ciò stabilito, partirono i Ministri dalla conferenza, e la corte di Francia, ch'era in Tolosa, si trattenne in Linguadoca e Provenza tutto l'inverno, sino che venne non solo la ratificazione di Spagna, ma che la Sposa col padre arrivasse a' confini.

Fu questa pace pubblicata solennemente da per tutto per consolare i Popoli; ed in Napoli ne pervenne l'avviso nell'entrar del nuovo anno 1660 avendo poco da poi il Re Filippo con suo dispaccio de' 10 febbrajo comandato, che quivi si pubblicasse, siccome con solenne cerimonia fu fatto a' 6 d'aprile avanti il regal Palagio. Comandò ancora il Re con suo particolar rescritto, che si pubblicasse il perdono di tutti coloro, che avevano seguito il partito franzese, siccome fu poi dal Vicerè eseguito a' 11 gennajo del seguente anno 1661, e furono reintegrati nel possesso de' loro beni il Principe di Monaco, ed il Duca di Collepietra. Furono ancora celebrate solenni e magnifiche feste per la pace, e per lo matrimonio dell'Infanta col Re Luigi, seguito già ne' 29 del mese di giugno di quest'anno 1660, le quali furono poco da poi replicate per l'altra pace conchiusa tra' Principi del Settentrione. Solo il Regno di Portogallo rimase escluso ne' trattati di questa pace; onde gli Spagnuoli rivoltarono i loro pensieri per riunirlo alla Corona, e s'accinsero ad unire formidabili eserciti per domare i Portoghesi.

CAPITOLO I. Il Conte De Pennaranda manda dal Regno soccorsi per l'impresa di Portogallo: reprime l'insolenze dei banditi; e festeggia la natività del Principe Carlo e le nozze dell'Imperador Leopoldo con Margherita d'Austria figliuola del Re: parte indi dal Regno, essendogli dato successore.

La guerra di Portogallo proseguita dagli Spagnuoli, ma con infelici successi, obbligò il Pennaranda a spedir dal Regno nuovi soccorsi: fece pertanto nel mese di maggio di quest'anno 1660, sopra dodici Vascelli comandati dal Principe di Montesarchio, imbarcar 1000 Alemanni, e 800 Napoletani sotto il comando del Maestro di Campo D. Emmanuele Caraffa. Partirono ancora dal nostro porto sette Galee di Napoli e di Sicilia verso il Finale per imbarcare le soldatesche, che calavano dal Milanese, per traghettarle in Ispagna; e nel seguente anno 1661, si mandarono altri 400 soldati sopra tre galee di Sicilia, ed altrettante della Squadra di Napoli. Nel 1662, vi furono spediti 800 fanti, comandati dal Maestro di Campo D. Camillo di Dura sopra otto galee delle mentovate due squadre; e nel 1663, sopra quattro Vascelli della Squadra del principe di Montesarchio, furon spediti 1800 Napoletani sotto il comando del Maestro di Campo Paolo Galtiero.