SCI.
Non sfido e non pavento.

FOR.
In van potresti,
Scipio, pentirti un dì. Guardami in viso:
Pensaci, e poi decidi.

SCI.
Ho già deciso.

Di' che sei l'arbitra
Del mondo intero,
Ma non pretendere
Perciò l'impero
D'un'alma intrepida,
D'un nobil cor.

Te vili adorino,
Nume tiranno,
Quei che non prezzano,
Quei che non hanno
Che il basso merito
Del tuo favor.

FOR.
E v'è mortal che ardisca
Negarmi i voti suoi? che il favor mio
Non procuri ottener?

SCI.
Sì, vi son io.

FOR.
E ben, provami avversa. Olà, venite,
Orribili disastri, atre sventure,
Ministre del mio sdegno:
Quell'audace opprimete; io vel consegno.

SCI.
Stelle, che fia! Qual sanguinosa luce!
Che nembi! che tempeste!
Che tenebre son queste! Ah qual rimbomba
Per le sconvolte sfere
Terribile fragor! Cento saette
Mi striscian fra le chiome, e par che tutto
Vada sossopra il ciel. No, non pavento,
Empia Fortuna: invan minacci; in vano,
Perfida, ingiusta Dea… Ma chi mi scuote?
Con chi parlo? Ove son? Di Massinissa
Questo è pur il soggiorno. E Publio? e il padre?
E gli astri? e 'l cielo? Tutto sparì. Fu sogno
Tutto ciò ch'io mirai? No, la Costanza
Sogno non fu: meco rimase. Io sento
Il Nume suo che mi riempie il petto.
V'intendo, amici Dei: l'augurio accetto.

LICENZA.