FOR.
Non lo conosci a tante
Che ti splendono intorno
Lucidissime stelle? A quel che ascolti
Insolito concento
Delle mobili sfere? A quel che vedi
Di lucido zaffiro
Orbe maggior che le rapisce in giro?
SCI.
E chi mai tra le sfere, o Dee, produce
Un concento sì armonico e sonoro?
COS.
L'istessa ch'è fra loro
Di moto e di misura
Proporzionata ineguaglianza. Insieme
Urtansi nel girar: rende ciascuna
Suon dall'altre distinto;
E si forma di tutti un suon concorde.
Varie così le corde
Son d'una cetra; e pur ne tempra in guisa
E l'orecchio e la man l'acuto e il grave,
Che dan percosse un'armonia soave.
Questo mirabil nodo
Che gl'ineguali unisce,
Questa ragione arcana
Che i dissimili accorda,
Proporzion s'appella, ordine e norma
Universal delle create cose.
Questa è quel che nascose,
D'alto saper misterioso raggio,
Entro i numeri suoi di Samo il Saggio.
SCI.
Ma un' armonia sì grande
Perchè non giunge a noi? perchè non l'ode
Chi vive là nella terrestre sede?
COS.
Troppo il poter de' vostri sensi eccede.
Ciglio che al sol si gira,
Non vede il sol che mira,
Confuso in quell'istesso
Eccesso di splender.
Chi là del Nil cadente
Vive alle sponde appresso,
Lo strepito non sente
Del rovinoso umor.
SCI.
E quali abitatori…
FOR.
Assai chiedesti:
Eleggi al fin.
SCI.
Soffri un istante. E quali
Abitatori han queste sedi eterne?