SCI.
Ma in cenere disciolto
Tra le funebri faci,
Gran tempo è già, Roma ti pianse.

PUB.
Ah taci:
Poco sei noto a te. Dunque tu credi
Che quella man, quel volto,
Quelle fragili membra, onde vai cinto,
Siano Scipione? Ah non è ver. Son queste
Solo una veste tua. Quel che le avviva
Puro raggio immortal, che non ha parti
E scioglier non si può; che vuol, che intende,
Che rammento, che pensa,
Che non perde con gli anni il suo vigore,
Quello, quello è Scipione; e quel non muore.
Troppo iniquo il destino
Saria della virtù s'oltre la tomba
Nulla di noi restasse, e s'altri beni
Non vi fosser di quei
Che in terra per lo più toccano a' rei.
No, Scipio: la perfetta
D'ogni cagion prima Cagione ingiusta
Esser così non può. V'è dopo il rogo,
V'è mercè da sperar. Quelle che vedi
Lucide eterne sedi
Serbansi al merto; e la più bella è questa,
In cui vive con me qualunque in terra
La patria amò, qualunque offrì pietoso
Al pubblico riposo i giorni sui,
Chi sparse il sangue a benefizio altrui.

Se vuoi che le raccolgano
Questi soggiorni un dì,
Degli avi tuoi rammentati,
Non ti scordar di me.

Mai non cessò di vivere
Chi come noi morì:
Non meritò di nascere
Chi vive sol per sè.

SCI.
Se qui vivon gli eroi…

FOR.
Se paga ancora
La tua brama non è, Scipio è già stanca
La tolleranza mia. Decidi…

COS.
Eh lascia
Ch'ei chieda a voglia sua. Ciò ch'egli apprende,
Atto lo rende a giudicar fra noi.

SCI.
Se qui vivon gli eroi
Che alla patria giovar, tra queste sedi
Perché non miro il genitor guerriero?

PUB.
L'hai su gli occhi e nol vedi?

SCI.
È vero, è vero:
Perdona, errai, gran genitor: ma colpa
Delle attonite ciglia
È il mio tardo veder, non della mente
Che l'immagine tua sempre ha presente.
Ah sei tu! Già ritrovo
L'antica in quella fronte
Paterna maestà. Già nel mirarti
Risento i moti al core
Di rispetto e d'amore. Oh fausti Numi!
Oh caro padre! Oh lieto dì! Ma come
Sì tranquillo m'accogli? Il tuo sembiante
Sereno è ben, ma non commosso. Ah dunque
Non provi in rivedermi
Contento eguale al mio!