EMI.
Figlio, il contento
Fra noi serba nel cielo altro tenore.
Qui non giunge all'affanno, ed è maggiore.
SCI.
Son fuor di me. Tutto quassù m'è nuovo,
Tutto stupir mi fa.
EMI.
Depor non puoi
Le false idee che ti formasti in terra,
E ne stai sì lontano. Abbassa il ciglio:
Vedi laggiù d'impure nebbie avvolto
Quel picciol globo, anzi quel punto?
SCI.
Oh stelle!
È la terra?
EMI.
Il dicesti.
SCI.
E tanti mari,
E tanti fiumi e tante selve, e tante
Vastissime provincie, opposti regni,
Popoli differenti? E il Tebro? e Roma?…
EMI.
Tutto è chiuso in quel punto.
SCI.
Ah padre amato,
Che picciolo, che vano,
Che misero teatro ha il fasto umano!
EMI.
Oh se di quel teatro
Potessi, o figlio, esaminar gli attori,
Se le follie, gli errori,
I sogni lor veder potessi, e quale
Di riso per lo più degna cagione
Gli agita, gli scompone,
Li rallegra, gli affligge o gl'innamora,
Quanto più vil ti sembrerebbe ancora!
Voi colaggiù ridete
D'un fanciullin che piange,
Che la cagion vedete
Del folle suo dolor.