Quassù di voi si ride,
Che dell'età sul fine,
Tutti canuti il crine,
Siete fanciulli ancor.

SCI.
Publio, padre, ah lasciate
Ch'io rimanga con voi. Lieto abbandono
Quel soggiorno laggiù troppo infelice.

FOR.
Ancor non è permesso.

COS.
Ancor non lice.

PUB.
Molto a vìver ti resta.

SCI.
Io vissi assai;
Basta, basta per me.

EMI.
Sì, ma non basta
A' disegni del Fato, al ben di Roma,
Al Mondo, al Ciel.

PUB.
Molto facesti, e molto
Di più si vuol da te. Senza mistero
Non vai, Scipione, altero
E degli aviti e de' paterni allori.
I gloriosi tuoi primi sudori
Per le campagne Ibere
A caso non spargesti, e non a caso
Porti quel nome in fronte
Che all'Affrica è fatale. A me fu dato
Il soggiogar sì gran nemica, e tocca
Il distruggerla a te. Va, ma prepara
Non meno alle sventure
Che a' trionfi il tuo petto. In ogni sorte
L'ìstessa è la Virtù. L'agita, è vero,
Il nemico destin, ma non l'opprime;
E quando è men felice, è più sublime.

Quercia annosa su l'erte pendici
Fra 'l contrasto de' venti nemici
Più secura, più salda si fa.

Che se 'l verno le chiome le sfronda,
Più nel suolo col piè si profonda;
Forza acquista se perde beltà.