PARTE PRIMA

[DIANA e NICE.]

DIA.
Nice, Nice, che fai? Non odi come
Garriscon tra le frondi
De' floridi arboscelli
I mattutini augelli,
Che al rosseggiar del Gange
Escono a consolar l'Alba che piange?
E tu mentre fiammeggia
Su l'Indico orizzonte
Co' primi rai la rinascente aurora,
Placida dormi, e non ti desti ancora,
E poi dirai: son io
Della casta Diana
La fortunata Nice
Compagna cacciatrice?
Lascia, lascia le piume,
Neghittosa che sei; sorgi e raguna
Per la futura caccia
Dai lor soggiorni fuori
Silvia, Aglauro, Nerina, Irene e Clori.

NIC.
Tu mi condanni a torto,
Bella Dea delle selve. E quando mai
O per scosceso monte,
O per erta pendice
A seguir l'orme tue fu lenta Nice?
Fra quante a te compagne
Gli strali e l'arco d'or trattaron mai,
Seguace più fedel di me non hai.
Ed or, perchè un momento
Forse più dell'usato
Al sonno m'abbandono,
Neghittosa mi chiami, e pigra io sono?

DIA.
Ah Nice, tu non sei
Quale un tempo ti vidi. Or presso al fonte
Ricomponi ed adorni
Fuor del tuo stil con troppa cura il crine;
Erri per le montagne
Solitaria e divisa
Dall'amate compagne;
Più le fere non curi,
Sempre pensi e sospiri, e porti impressi
I nuovi affetti tuoi nel tuo sembiante:
O Diana non sono, o Nice è amante.

NIC.
Amante!

DIA.
Il tuo rossore
Più sincero del labbro accusa il core.

Non ti celar con me;
Un certo non so che
Nel tuo rossor mi dice
Che Nice arde d'amor.

Sei rea, se amante sei;
Ma nel celar lo strale
Fai con delitto eguale
Oltraggio al tuo candor.

NIC.
Dunque fallace ancora
Tu mi credi…