DIA.
Non più, taci, ch'ormai
Per le lucide vie s'avanza in cielo
L'alto Nume di Delo,
E col calido raggio
De' rugiadosi umori
L'erbe rasciuga, e impoverisce i fiori.
Vanne, e pronta al mio cenno
Le compagne risveglia, i veltri aduna
E teco pensa intanto
Che Ninfa a me diletta
Io non vo' che si dica
D'Amor seguace e di Diana amica

NIC.
Io taccio alla tua legge:
Ma poi dall'opra mia
Vedrai se amante o cacciatrice io sia.

Benchè copra al sole il volto
Basso umore in aria accolto,
Men lucente il sol non è.

Tale ancor ne' detti tuoi
Mi condanni e rea mi vuoi;
Ma non perde il suo candore
Il mio core e la mia fè.

[DIANA ed AMORE.]

AMO.
Bella Diva di Cinto,
Non isdegnar che un pastorello umile
Tuo compagno si faccia e tuo seguace.

DIA.
Chi sei tu? Donde vieni? E qual desio
A passeggiar ti tragge
Queste felici piagge?

AMO.
Alceste è il nome mio; di Cipro in seno
Apersi i lumi ai primi rai del giorno,
E fin da' mici natali
Fur mio dolce pensier l'arco e gli strali.
Ma perchè di sue prede
Povero ho fatto il mio natìo paese,
Desioso ne vengo a nuove imprese.

DIA.
E tu fanciullo ancora
Osi aggravare il mal sicuro fianco
Di pesante faretra, e non t'arresta
Delle fere omicide il dente e l'ira?

AMO.
Benchè fanciullo sia,
Questa tenera mano
Un dardo ancor non ha scoccato in vano.
Ben della mia possanza
Darti sicuro pegno
Coll'opre più, che col parlar, mi giova;
Qual io mi sia, te n'avvedrai per prova.