E quello che prometteva lo ha sempre mantenuto. Sono già cinque anni che suo padre è morto; la vedova è stata sempre malaticcia; ed ora la vecchiaia la fa peggiorare un giorno più dell'altro: la Caterina è affatto inferma, e sono ventotto anni che la sorella la tien viva a forza d'assistenza. La sua complessione pare meno debole di quella dell'Anna: ma la difficoltà del respiro va sempre crescendo, a segno che spesso ha bisogno dell'alito della Luisa per rianimarlo, quasi essa gl'infonda parte della sua vita!... Quel poco di bene che avevano è consumato da lungo tempo; le fatiche della buona figliuola ed il suo coraggio sono il solo patrimonio delle meschine. E il fratello che stenta tanto a campare la sua famiglia? se non fosse la Luisa e' sarebbe ridotto ad accattare: non avrebbe un tetto da ricoverarsi, ma e' l'ha perchè, al bisogno, la sorella, sebbene di nascosto a lui, va dal padrone di casa: «Ecco,» gli dice, «il mio fratello, poverino, forse non potrà pagare la pigione questa volta. L'abbia pazienza, non lo mandi via; intanto prenda questi po' di soldi in acconto.... non gli dica nulla....» E quei danari sono frutto del suo sudore, raccapezzati a forza di lunghe veglie, di lavoro accanto al letto della sorella o della madre, o riscossi per assistenze che va a fare in casa d'altri, quando è sicura che la madre o la sorella non abbiano bisogno di lei. Ma per queste assistenze, per le quali è abilissima (e chi può esserlo più di lei?) non accetta già ricompensa da tutti. Ai poveri, anche non chiesta, quando può si offre da se medesima e poi non vuol nulla. «Ci vorrebbe la Luisa,» dicono essi, «ma come si fa? no' siamo poveri, e lei non vorrà esser pagata; oh non conviene poi abusare della sua carità...» Non sarà finito questo discorso, che la Luisa è lì. «Come va ella?» dice tutta serena: «animo! non vi scoraggite. Confidiamoci in Dio e poi sia fatta la sua volontà. Se volete che io vi dia un po' d'aiuto, eccomi qui.» Figuratevi, a quella povera gente non par vero, se non ch'altro, di vederla per casa. Ne pigliano subito buon augurio; il malato se ne consola tanto, che gli pare già di star meglio. Il medico stesso l'ha caro; perchè la Luisa non è una di quelle donnicciuole che trovano da dire sulle ordinazioni di un medico savio, che si vantano di conoscere rimedi segreti, che prestano più fede alle imposture dei ciarlatani che ai consigli delle persone istruite... Ella raccomanda fiducia e obbedienza al medico, una volta che sia inevitabile di ricorrere a lui. Sa che spesso il buon esito di una cura dipende in gran parte dall'assistenza continua, dalla tranquillità dell'animo del malato, dalla pulitezza scrupolosa intorno a lui, dalla scelta e dalla parsimonia dei cibi. Questo principalmente ho voluto notare, per avvertimento di coloro tra' miei popolani, che a chiusi occhi danno retta ai rimedi delle donnicciuole e dei ciarlatani, che se dopo l'uso di essi rimedj vedono sparire i segni d'una malattia rientrata in dentro, credono al miracolo, ed hanno l'ardire di supporre la mano di Dio nelle opere dell'impostura o della superstizione.
Sento che mi rimangono pochi giorni di vita, aggiunge il buon parroco in una postilla al suo manoscritto (e lo mostra il carattere che par fatto con mano paralitica): ma io muoio contento, perchè lascio tra' miei popolani questo esempio continuo di virtù, il quale vedo che non è senza frutto. Sì, la Luisa è viva e verde: prosegue ad esercitare la sua carità veramente fiorita, e m'imbatto in molti che stimandola e amandola si sforzano d'imitarla; in alcuni, che sebbene traviati, s'inteneriscono ed hanno speranza di ravvedersi all'aspetto del bene che ella fa ai loro parenti e a loro stessi, quando sono travagliati dalle conseguenze di qualche stravizio. Perocchè la sua è quella virtù vera, umile e tollerante, che non isdegna nessuno, non presume di sè, e pare, come dovrebbe essere, facile ad imitarsi. L'ho rivista oggi accanto al letto d'una povera malata. Lavorava, e intanto assisteva l'inferma, e insegnava far la treccia ad una sua nipotina. Le ho domandato come se la passava. Mi ha risposto secondo il solito, sorridendo: «la Provvidenza non manca mai.» — «Brava figliuola!» le dicevo. «Seguita ad obbedire alla tua santa vocazione. Vedrai un giorno che ricompensa ti sarà serbata nel cielo!» — «Ricompensa?» mi risponde maravigliata. «Io non fo altro che il mio dovere. Sarei ricompensata abbastanza se vedessi di riuscirvi... Po' poi se ho la sanità è dovere ch'io l'adoperi, è naturale che aiuti i più deboli di me. E se lo fo per gli altri, tanto più debbo farlo per chi m'ha dato la vita.» — «Hai ragione, ma questi sentimenti tutti i figliuoli non gli hanno!...»
Qui trovo nel manoscritto molti versi cancellati scrupolosamente; e mi pare che su questa pagina sieno cadute alcune lacrime... Oh! forse il buon parroco le spargeva deplorando gli umani traviamenti!... Ma riconsolato col pensiero della Luisa, e' finisce, al solito, scrivendo: «E tutto questo a conforto dei buoni: Laus Deo.»
Seguitai ad esaminare le altre carte; e vidi (com'io già me l'era aspettato) ch'ei non aveva potuto lasciar nulla agli eredi, perchè tutto il suo lo dispensava a' poveri. Ma io presi per eredità più preziosa d'ogni altra la conoscenza ch'egli mi ha fatto fare di questa Luisa. Essa avrà ora intorno i quarantasei anni. Non era bella, ma ebbe e conserva piacevole aspetto, come dice il parroco, ed ha il colorito bruno e gli occhi vivaci; tiene i capelli tirati dietro gli orecchi, e mostra una faccia serena con atto d'ingenua sicurezza di sè, con un sorriso che si travede agli angoli della bocca; il naso è affilato e un po' volto alle labbra; parla poco, ma assennata e gioviale, e con una voce che scende al cuore; le vesti sono dimesse, ma linde; ha il passo lesto, ma senza darsi aria d'affaccendata. Se incontra un tapino si addolora, e lo compiange non di sterile compassione, chè le si vede brillare negli occhi la brama di sollevarlo. Di faccia al fasto e alle apparenze nella felicità, non si pèrita, nè mostra maraviglia od invidia; e ritorce lo sguardo con aria di commiserazione dalla superba vanità dell'orgoglio. Ma, in tutto, e sempre, si vede che il bene operare in lei viene da naturalezza, spontaneo come il retto pensare; e d'essere virtuosa, o non sa, o non crede.
Se tutto questo a taluno paresse superfluo, non voglio obbligarlo a sapermene grado; chi poi non n'è appagato abbastanza, e voglia vedere da sè, m'interroghi: dirò volentieri la patria e il cognome della Luisa[11].
V. Il buon esempio.
Nel dormentorio dei ragazzi di un ospizio dei poveri in Madrid, non era suonata ancora la campanella che dà il cenno d'andare a letto. Quella sera faceva un gran freddo, ed era stato concesso lo scaldarsi. Intorno ad ogni caldano era un crocchio, dove più dove meno animato da vari colloqui.
Tutti questi ragazzi, per la maggior parte garzoni d'artigiani e di mestieranti, si raccontavano i fatti loro: parlavano delle loro speranze ed erano generalmente ilari, perchè il riposo dopo una giornata di lavoro mette allegria ed ispira buoni sentimenti. In una sola di quelle conversazioni, separata dalle altre con un tramezzo di tela, v'era meno contentezza, quantunque vi fosse maggiore strepito.
La componevano cinque o sei sciagurati giovinetti di nascita benestanti, rinchiusi nell'ospizio perchè pei loro mali portamenti s'erano resi indegni d'abitare nelle proprie case; e venivano quivi custoditi come in luogo di correzione. Ma o che non volessero pigliare esempio da quei miserelli operosi, docili e rassegnati alla loro condizione, o che non fossevi nell'ospizio chi si curasse di loro, se non una specie di bestiale aguzzino per tenerli a dovere; essi invece di ravvedersi pel gastigo, persistevano nel mal pensare e nel peggio operare. Non ci tratteniamo da loro; poichè vi sarebbe il rischio di udire stolti o disonesti ragionamenti. Ritorniamo tra i buoni ragazzetti, e facciamo conoscenza con uno di essi.